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Ponte Sullo Stretto: Costi, Tempi E Timori


2 novembre 2011 ore 19:51   di enzoromeo  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 439 persone  -  Visualizzazioni: 694

Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.

Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.


Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.

Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.

Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.

Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.

Da almeno trent’anni si parla di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Sono ormai un cronista con esperienza, quanto meno per situazione anagrafica ( viaggio verso i 47 anni) , e su questa mega e futuristica infrastruttura fiumi di inchiostro sono stati scritti e migliaia di riunioni, pro e contro ponte, sono state organizzate.
In questo lungo periodo si sono alternati vari governi. Del ponte si parlò e si discusse all’epoca dei penta partiti, si discute oggi, a prima repubblica archiviata e a seconda forse in agonia.
Il primo governo Berlusconi, al pari del secondo esecutivo guidato dal cavaliere e dell’attuale, rispolverò la grande magia progettuale del ponte. Nelle sue temporalmente più brevi presenze a palazzo Chigi, Romano Prodi archiviò la suggestiva idea, evidenziando che l’Italia aveva ben altre priorità. Non entriamo nel merito di chi avesse ragione o torto, ma restiamo alla stringente attualità. La progettualità che è legata inevitabilmente alla realizzazione di una qualsiasi opera, negli ultimi anni è diventata voce rivitalizzata e rivitalizzante per un dibattito che resta, tuttavia, ancora ancorato a due tesi: una a favore, l’altra contraria. In questo contesto sono essenzialmente due le città in gioco: Messina sulla sponda siciliana e Villa San Giovanni su quella calabrese. Già Villa San Giovanni, una realtà territoriale che avrebbe, in ragione della sua invidi abilissima posizione, potuto ottenere successi di ogni tipo, resta ancora legata al sogno del ponte.
Negli anni molte, ma non tutte, posizioni che erano oltranzisticamente contro il ponte hanno fatto rilevare qualche attenuazione: qualcuno, insomma, è diventato possibilista. Ma certamente questo non significa pollice in alto, anzi resta significativa o comunque la cifra di coloro che possiamo collocare tra gli indifferenti. A proposito il sentimento di indifferenza ha per un lungo periodo accompagnato la discussione sul ponte, ma oggi, in ragione di qualche passo in avanti, coloro che tutto sommato non lo vogliono stanno cominciando a fare i conti con una sorta di attività preparatoria che, gioco forza, incoraggia lo spettro ( per chi è contrario) dell’avvio dei lavori e della conseguente esecuzione dell’opera. E’ notizia del presente che è stata avviata la procedura per gli espropri di quell’area che diventerà cantiere per la posa dei piloni su sponda calabrese. Lo stesso sta accadendo dall’altra parte dello Stretto. Accertata la notizia, le richieste di chiarimenti sono vertiginosamente aumentate. L’amministrazione comunale, oggi molto possibilista anzi convinta della bontà dell’opera, ha tranquillizzato i cittadini. L’esproprio non sarà una certezza dell’immediato. Certo, se tutto sarà confermato, non ci saranno solo le cosiddette opere compensative a ripagare del sacrificio la città, ma dovranno esserci ricollocazioni adeguate per quelle migliaia di persone alle quali sarà chiesto di rinunciare alla loro casa di sempre. Questo problema, che è un bell’inghippo, è tuttavia, non senza dolori e tristezze, superabile. Ma da qualche tempo si colgono altre angosce. C’è un consistente numero di persone certo o comunque convinto che alla fine il ponte non si farà, ma che nel frattempo, ogni azione farà pensare che il sogno diventerà realtà e che in forza di ciò le procedure propedeutiche previste saranno definite.
Se così fosse, il guaio ci sarebbe e sarebbe pure consistente. Si rischierebbe di creare disagi enormi, oltre a costi da capogiro ( l’opera, solo tra progetti, consulenze e affitti di immobili,finora è costata centinaia di milioni di euro) con il risultato di ritrovarsi senza niente.
Il presidente dell’Anas Ciucci, nella qualità di Ad della società Stretto di Messina, in recentissime dichiarazioni ufficiali ha detto che il ponte potrà essere realizzato entro il 2019. Dichiarazione in netta controtendenza con i timori che serpeggiano a Villa e dintorni.

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