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Presidente, La Storia Non Rileverà Macchia Alcuna Sulla Sua Figura


1 gennaio 2012 ore 12:26   di enricocalenda  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 412 persone  -  Visualizzazioni: 675

Una settimana prima delle dimissioni del governo B. avevo avuto l’intenzione di scrivere una sorta di lettera aperta al presidente Napolitano. Di questo tenore: se ora va in default il nostro paese, signor Presidente, su tutto il suo operato, con cui pure si è guadagnato la stima e la fiducia della gran parte dei cittadini, si stende come una macchia. In futuro si dirà che lei non ha fatto tutto, proprio tutto, per salvare il paese dal fallimento. Si parla, si parla, ma il crollo verrà immediatamente pagato dalle classi più deboli. Addio tredicesima, decurtamento insanabile delle pensioni, insolvenza degli stipendi, pesante inflazione, addio alla moneta unica e al suo ombrello, costi energetici alle stelle. E lei sarà stato a vedere, vigile, attento, ma con una qualche corresponsabilità.
Ma non è andata così. Il presidente degli italiani, nell’anno del centocinquantenario, è intervenuto. Ci domandavamo come avrebbe potuto essere il suo intervento. Aveva la possibilità di sciogliere le camere, di fronte a una situazione talmente grave. Non c’è nel mondo fiducia nella capacità del nostro governo di affrontare con decisione le riforme strutturali opportune e necessarie. Il governo pare non capire e non si vuol dimettere. Andiamo ad elezioni.

Evidentemente la preoccupazione di Napolitano era elevatissima. Ma non ha stimato corretto e praticabile lo scioglimento, ritenendo altresì grave il vuoto preelettorale. Sarebbe stata una tragedia politica. Lo avrebbero tacciato di partigianeria e la gravità della situazione non sarebbe stata inconfutabilmente testimoniata da un’Italia a cui si diceva che la crisi non era così grave, che i ristoranti erano pieni, che non si trovava posto in aereo. E siamo arrivati fino sull’orlo del baratro. E chi sapeva tremava. Si pensava: ma Napolitano, se non scioglie, può continuare a usare il potere della sua moral suasion e convincere governo e paese alla svolta. E invece ha fatto molto di più, lui che qualcuno vorrebbe ottantasettenne rimbambito. Ha predisposto, preparato e contribuito a provocare la svolta, persino concedendo a mister B. la possibilità di dire: mi sono dimesso per senso di responsabilità per senso dello stato.


Quel giorno, l’11 novembre 2011, il crollo della Fininvest era stato enorme. Mister B. si era riunito con Confalonieri, la figlia Marina e i suoi collaboratori. I quali ormai insistevano apertamente prospettandogli il crollo, se non fosse intervenuto. E Giorgio Napolitano ha fatto il resto. Ha incaricato della presidenza del consiglio una figura di primissimo piano, prontamente nominata senatore; un governo di esperti ha avuto la fiducia del parlamento. Senza nessuna scorrettezza democratica. Si lasci pure che altri dibattano se tecnici o politici o entrambe le cose.

E il discorso agli italiani di fine anno. Il solito rituale stucchevole, dice qualcuno. Il presidente invece si è tolto la possibile macchia con cui la storia poteva offuscare la limpidezza della sua figura, intervenendo in tempo con una sensibilità politica inaudita, di quelle che gli italiani sanno tirare fuori nei momenti più critici. Nel suo discorso c’è tutto. La crisi in cui ci stiamo dibattendo e la fiducia nella possibilità del cambiamento. La condanna senza mezzi termini della delinquenza evasiva, che contribuisce ad affossare la nostra economia. La necessità solidale che ci può portare fuori dalla tempesta. La fiducia nel nocchiero. E un’orgogliosa testimonianza per chi lo taccia di comunismo. Ebbene sì, c’è stata un’epoca della sua vita in cui è stato vicino, accogliendone le istanze, al mondo della fabbrica, al mondo operaio, ai lavoratori. E ha fatto quell’esperienza viva e profonda nel cuore della nostra società, quella che fatica, che si sobbarca, che paga. E si sente ora vicino alla gente che perde il lavoro, che non ce la fa.

Se l’Italia dovesse salvarsi, sarà stato anche per merito suo. E comunque la macchia del fallimento non potrà più ricadere su di lui. Ha fatto proprio tutto il possibile e l’Italia lo capisce e gliene è grata.

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Commenti

 
  • maddeche
    #1 maddeche

Napolitano è molto semplicemente il peggior presidente della Repubblica della storia d'italia. Un silenzioso Morfeo durante ogni legge-vergogna (e chi dice che non poteva fare niente è semplicemente ignorante) ha poi consegnato il paese alla feccia della feccia del paese: dei (cosiddetti)professori ( in realtà banchieri). Proprio coloro che la crisi l'hanno provocata. Questi professori della domenica, ignoranti in economia come degli scolaretti delle medie, stanno emanando leggi incostituzionali ed assolutamente distruttive. Leggi che nessun governo eletto democraticamente ha mai avuto l'ardore di fare, ci voleva questa casta di banchieri mai eletti e ignoranti ( ma dall'aspetto molto inglese ) per farlo. Se non è dittatura questa, non so cosa si possa definire tale, e tutto con l'appoggio del solito Morfeo Napolitano. mi vergogno di avere un presidente del genere. pessimo.

Inserito 1 gennaio 2012 ore 17:38
 
  • alberta
    #2 alberta

la sua figura è LA MACCHIA

Inserito 1 gennaio 2012 ore 17:42
 

ma percheèè macchia. Macchia c'è l'ha chi aha governato per diciassette anni questo paese facendosi soli i cavoli suoi, ma cosa si vuole ancora ilò berlusca con le sue leggine dad personam, com le sue donnine, con i suoi lacchè. Napoitano ci ha pilotato fuor dalla tragedia, ma che cosa deve fare, deve pagare lui per questi trent'anni in cui pensvavmo di essere diventati chissà che cosa? Siamo noi che dobbiamo ricostrurci una coscienza e finirla con la emtalità da Drive.in con la quale il cavliere ci ha così ben rimbecillito. iantiamola di AVERCELA CON nAPOLITANOe guardiamo la nostra coscienza di Italiani con la morale del "Fransa o Spagna purchè se Magna" evcviva Napolitano perchè senza quello ervamo ancora qui con le letterine di intento a Bruxelles

Inserito 1 gennaio 2012 ore 18:28
 
  • marco
    #4 marco

concordo, il peggiore della storia. Chi ha scritto questo articolo è fuori dal mondo.

Inserito 1 gennaio 2012 ore 18:46
 

Ribadisco: il migliore, ma c'è li ricrdiamo gli Scalfaro i Cossiga i Leone o la nostra memoria e diventata menonata come i nostri cervelli da grande fratello. Ha vauto i coraggio di buttare fuori testa d'asfalto e non è facile... ma noi Italiani abbianmo capito o no chi è Berlusconi? Torniamo a lottare! altro che prendersla con Napolitano.

Inserito 1 gennaio 2012 ore 20:30
 
  • giova
    #6 giova

il dormiente non ha buttato fuori proprio nessuno, anzi è stato zitto con tutte le leggi vergogna, è stata la carlucci a farlo cadere, non il pessimo ed accondiscendente napolitano

Inserito 1 gennaio 2012 ore 20:53
 
  • anna
    #7 anna

un pessimo presidente per un pessimo popolo

Inserito 2 gennaio 2012 ore 09:54
 

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