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Problema Rifiuti: Roma Come Napoli?


7 luglio 2011 ore 10:18   di Montalbano  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 370 persone  -  Visualizzazioni: 692

Si parla tanto del problema dei rifiuti di Napoli. Ed è giusto, perché quanto successo nel capoluogo partenopeo ha veramente dell’incredibile e ha portato una delle città più belle del mondo in uno stato di emergenza sanitaria ed ambientale che nessuno si immaginerebbe per un luogo dell’Occidente industrializzato.

Ma quanto succede oggi all’Ombra del Vesuvio, potrebbe verificarsi tra sei mesi anche a Roma, a causa della imminente chiusura (o perlomeno prevista) della discarica di Malagrotta. Cui, potrebbe aggiungersi il fatto che l’obiettivo di portare la raccolta differenziata nel Lazio alla percentuale prevista del 65% entro il 2012, indicato dal Piano Rifiuti predisposto dall’Assessore regionale Di Paolo, ad oggi, è ancora lontano da essere realizzato, tanto che il sindaco di Roma, Alemanno, chiede ufficialmente una deroga. E anche nel Lazio, si affaccia l’ipotesi di un commissariamento della gestione dei rifiuti. Che però, alla luce di quanto successo in Campania, è visto come una iattura da più parti, cominciando da Legambiente Lazio il cui Presidente Lorenzo Parlati afferma: «Per dieci anni la Regione Lazio è già stata inutilmente commissariata, portando solo ad allargamenti di tutte le discariche, poi appena è finita la deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali sono iniziati i primi frutti, gli importanti investimenti sulla differenziata, i primi impianti di compostaggio, i Comuni Ricicloni in costante aumento. Questa è l'unica strada, in audizione alla Commissione Ambiente della Regione Lazio lo diremo con chiarezza».


Come non dare ragione a Parlati? Proprio la deresponsabilizzazione di cui parla, infatti, ha già prodotto una deroga alla chiusura della discarica di Malagrotta che ha avuto come prima conseguenza l’apertura della procedura di infrazione da parte della Comunità Europea. Dato che però Malagrotta non potrà rimanere aperta in eterno, ecco che il problema, messo temporaneamente nel dimenticatoio, potrebbe tornare tra qualche mese, soprattutto a causa delle carenze strutturali del Lazio, ove il ciclo dei rifiuti, manca di interi anelli come quelli rappresentati dagli impianti che dovrebbero trattare i rifiuti, che invece, per l‘85%, vanno in discarica così come sono all’origine. Carenze che, tra l’altro, sono difficili da risolvere a causa dell’opposizione fortissima delle comunità che dovrebbero essere teatro della costruzione di tali impianti.

A ciò, si deve aggiungere il problema rappresentato dai mancati pagamenti della Regione alle imprese che operano nel settore. Già a febbraio, infatti, il Presiedente di Federlazio, Maurizio Flammini, protestava per la mancata corresponsione di 250 milioni di euro da parte delle pubbliche amministrazioni, alle imprese che trattano e smaltiscono i rifiuti, minacciando al contempo la serrata: “Pensate cosa succederebbe se si fermassero. Roma ha quasi 5 milioni di abitanti nell’hinterland, si creerebbe una situazione anche peggiore di Napoli». Un quadro come questo, prefigura una situazione che se non è esplosiva, poco ci manca ed è dovuta ad una serie di carenze da parte della politica, che stanno creando le premesse per una crisi catastrofica. Insomma, viste le condizioni che si stanno creando, non ci sarebbe proprio da stupirsi se, tra qualche mese, anche Roma entrasse in crisi sul fronte dello smaltimento dei rifiuti.

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