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Seconda Prova: Seneca Per Il Classico, La Traduzione


23 giugno 2011 ore 09:30   di GGallin  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 371 persone  -  Visualizzazioni: 640

Dopo la prima prova di ieri, comune per tutte le scuole, oggi i maturandi affrontano la seconda prova, specifica per indirizzo di studi.
Al liceo classico quest'anno toccava il latino, ed erano tutti in ansia per i possibili autori con i quali avere incontri ravvicinati.
Quest'anno alla fine è toccato a Seneca, con un estratto della lettera a Lucilio numero 74 intitolato "Il vero bene è la virtù“. Questo è il testo tradotto della versione:

Se uno vuole essere felice, si convinca che l’unico bene è la virtù; se pensa che ce ne sia qualche altro, prima di tutto giudica male la provvidenza, perché agli uomini onesti capitano molte disgrazie e perché tutti i beni che essa ci ha concesso sono insignificanti e di breve durata, se paragonati all’età dell’universo. Conseguenza di questi lamenti è che non manifestiamo gratitudine per i benefici divini: deploriamo che non ci capitino sempre, che siano scarsi, incerti e caduchi.


Ne deriva che non vogliamo vivere, né morire: odiamo la vita, temiamo la morte. Ogni nostro disegno è incerto e non siamo mai pienamente felici. Il motivo? Non siamo arrivati a quel bene immenso e insuperabile dove la nostra volontà necessariamente si arresta: oltre la vetta non c’è niente. Chiedi perché la virtù non provi nessun bisogno? Gode di quello che ha, non desidera quello che le manca; per essa è grande quanto le basta.

Abbandona questo criterio e verranno a cadere il sentimento religioso, la lealtà: chi vuole mantenere l’uno e l’altra deve sopportare molti dei cosiddetti mali, rinunciare a molte cose di cui si compiace come se fossero beni. Scompare la forza d’animo, che deve mettere se stessa alla prova; scompare la magnanimità, che non può emergere se non disprezza come cose di poco conto tutti quei beni che la massa desidera e tiene nella massima considerazione; scompaiono la gratitudine e i rapporti di gratitudine, se temiamo la fatica, se pensiamo che ci sia qualcosa di più prezioso della lealtà, se non miriamo al meglio.

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