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Si Pace Frui Volumus, Bellum Gerendum Est


19 giugno 2015 ore 14:53   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 409 persone  -  Visualizzazioni: 641

"SE VOGLIAMO GODERE DELLA PACE, BISOGNA FARE LA GUERRA" Marco Tullio Cicerone VII Filippica
Come incipit per questo scritto abbiamo ideato due esempi che ci siamo immaginati su come si possano evitare gli sbarchi di migranti sulle coste Italiane senza mettere a repentaglio le vite della gente in mare. A nostro modesto avviso entrambi gli interventi sono fattibili, magari non nelle zone che abbiamo scelto navigando sul web senza altri input che quelli che noi modesti internauti e vecchi appassionati di "militaria" abbiamo vagheggiato. Le località sono state sceltre a caso, senza alcun riferimento a reali basi di partenza delle imbarcazioni dei migranti che l'Autore dell'Articolo ignora.

Primo intervento
Il sole sta per sorgere, il caldo è già soffocante, il vento che spira dal sud, dal deserto, porta calore, solleva polvere e cartacce e preannuncia una giornata di afa soffocante. Lo stesso vento fa sollevare e svolazzare decine di volantini scritti in inglese, in arabo e in swahili che da alcune settimane piccoli aerei militari scaricano su tutto il litorale libico.
Siamo nel Nord della Libia a pochi chilometri dalla Tunisia. Abu Kammash è un porticciolo protetto dal mare da una larga striscia di sabbia, la Farwa Island. Non può accettare imbarcazioni che peschino più di due metri, ma può andare bene come base per i maxi gommoni che vengono stivati di migranti che aspettano il momento buono per imbarcarsi ed affrontare la morte pur di arrivare là, 200 miglia a Nord, in Italia, in Europa, lontani dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame, dalle epidemie micidiali.


Dall’imbarcadero del porto di Abu Kammash un enorme gommone si stacca, appesantito dalle persone che lo affollano all’inverosimile. Il motore fuoribordo a poppa fa fatica a farlo muovere. Svariate dozzine di uomini e donne stipati, molti in equilibrio instabile, le donne tengono in braccio i bambini più piccoli. Alcuni piangono, altri dormono già cullati dal rollìo del gommone. Tutti sono tesi, spaventati, abituati come sono a vedere aridi entroterra africani o mediorientali, sono intimoriti dalla enormità della massa di acqua. E ancora non hanno doppiato la punta ovest di Farwa Island. Ancora non hanno visto il Mare Mediterraneo nella sua vastità. Fra di loro si sono mescolati sicuramente un paio di quei contrabbandieri di uomini che li hanno pigiati sul gommone, a poppa regge il timone del fuoribordo un africano alto e grosso con la faccia spietata.
L’imbarcazione con il suo carico di varia e disperata umanità si dirige verso la punta dell’Isola, lentamente la doppia e punta decisamente la prua verso il Nord, verso le coste italiane. Il mare è piatto, calmo. La traversata sarà calma.

Si Pace Frui Volumus, Bellum Gerendum Est

All’improvviso un drone a quattro rotori si avvicina di prora al gommone e rimane fermo in hovering alcuni istanti a perpendicolo su di esso. Passato mezzo minuto vola via.

Una sirena squarcia l’aria a tribordo del gommone. Un rumore di motori cresce e si inizia a vedere in lontananza una forma grigia che si avvicina. È un guardiacoste da 35 metri. È Italiano, della Guardia di Finanza.

La sirena si spegne e il guardacoste si avvicina cautamente al gommone, gli taglia la T, mettendosi al traverso della prua. Bloccandolo.

Un marinaio con megafono inizia a parlare in arabo ed in swahili:
"Dovete tornare al porto da cui siete partiti, l’Italia non permette a nessuna nave con immigranti clandestini di avvicinarsi alle proprie acque territoriali!!, se non ritornate indietro subito vi porteremo a riva rimorchiandovi, se resistete apriremo il fuoco!".

Una lancia si stacca dal guardacoste con quattro marinai a bordo e quattro soldati armati di fucili d’assalto imbracciati contro il gommone. Dal guardiacoste la torretta di prua con la mitragliatrice da 30 mm. Bofors, con un ronzio elettrico, gira verso babordo e punta la canna verso il gommone, minacciosa.

La lancia si avvicina a babordo del gommone, con un raffio un marinaio aggancia una delle cime laterali del gommone e vi aggancia un’altra cima per iniziare il rimorchio del gommone. Senza por tempo in mezzo la lancia accelera, lentamente ma decisamente, inizia a rimorchiare il gommone verso il porto da cui era partito.

Quando con un’abile manovra di traino il fondo del gommone trainato viene finalmente fatto strusciare sul fondo sabbioso della spiaggia più vicina due dei soldati saltano sul bagnasciuga, si avvicinano al gommone e con le baionette iniziano a squarciare i tubolari laterali, che si afflosciano, costringendo gli occupanti a scendere dal gommone.
Gli altri due si avvicinano al pilota e mentre uno gli punta il fucile al volto l’altro lo ammanetta e lo scaraventa in acqua fuori dal gommone. Con molta durezza i due soldati aiutati dagli altri due trascinano l’ammanettato verso la lancia, lo scaraventano dentro e vi salgono. Uno dei marinai con un megafono ribadisce a tutti i migranti ricacciati prima in arabo, poi in swahili ed infine in inglese che per decisione del governo Italiano nessuna imbarcazione con migranti clandestini per nessun motivo può cercare di raggiungere le coste italiane e che il Governo Italiano ha autorizzato l’uso indiscriminato della forza per impedirlo.

La lancia a tutta forza di dirige verso il guardacoste che la recupera e velocemente ritorna a pattugliare a poche miglia dalla costa libica. Il drone che ha seguito tutta l’azione da alcuni metri di altezza viene recuperato.

Secondo intervento

ORE 05:05 15 Luglio. Sono tre giorni che sugli imbarcaderi del porto di Marsa El Brega nel Nord Est della Libia aerei a turboelica ed elicotteri scaricano migliaia di volantini redatti in Inglese, Arabo e Swahili che dicono:
"ATTENZIONE SI INVITA LA CITTADINANZA DI MARSA EL BREGA A SGOMBERARE TUTTI I MOLI E GLI IMBARCADERI DEL PORTO ENTRO LE 05.00 DEL PROSSIMO 15 LUGLIO. ALLE 05.15 DEL 15 LUGLIO VERRANNO POSTE IN ATTO ATTIVITÀ ARMATE PER DISTRUGGERE TUTTE LE IMBARCAZIONI ORMEGGIATE. OGNI TENTATIVO DI SPOSTARLE PROVOCHERÀ UNA REAZIONE ARMATA VIOLENTA IMMEDIATA."

Ore 05.10: Un drone da ricognizione inizia a volteggiare sopra i moli di Marsa El Brega spingendosi a Est verso l’abitato scendendo fino a 5/6 metri dal suolo.

Dopo cinque minuti di volo prende quota defilato verso l’interno della baia di El Marsa ed inizia un pigro percorso a forma di otto allungato sopra la diga foranea. Dal mare aperto si sente crescere un rumore sordo di reattori che aumenta di volume e due forme volanti a velocità subsonica a bassa quota si avvicinano ai moli dalla parte della diga foranea. Sono due Tornado dell’Aeronautica Militare Italiana. La sezione si divide in due. Un Tornado inizia a volteggiare sopra all’abitato e alla diga foranea, componendo in aria un otto molto allungato, sotto le ali ha una panoplia di bombe e missili aria-suolo. L’altro sorvola avanti ed indietro un paio di volte i moli a cui sono ormeggiati dozzine di barconi, pescherecci senza reti e argani e gommoni pronti per essere stipati di migranti. Sotto la carena ha un dispenser di bombe a saturazione di ambiente, cluster bombs, che sono bandite ufficialmente dagli arsenali di tutto il mondo. Ma si sa, i militari non buttano nulla.

Dopo un paio di sorvoli di controllo il Tornado inizia a scaricare le sue bombe a grappolo del tipo misto, incendiarie e a frammentazione. A un metro dal suolo si scatena un inferno di esplosioni e fiamme che distrugge letteralmente ogni imbarcazione alla fonda e quanto le circonda.

Si Pace Frui Volumus, Bellum Gerendum Est

Sganciato il suo carico il Tornado vira decisamente verso Nord a filo di onda mentre il suo gemello effettua un lento passaggio sopra l’area bombardata, seguito, ma più lentamente dal drone che ripercorre l’intera diga foranea per verificare a terra i danni inflitti. Che sono per fortuna solo materiali.
Il secondo Tornado ritorna sul sito bombardato e spazza i moli con una serie di mitragliate dei due cannoni Mauser da 27 mm. di bordo in due diversi passaggi per poi virare verso Nord a tutta birra. Sono le 05.27. l’azione è durata in tutto 7 minuti, distruggendo 18 gommoni 8 barconi e 5 pescherecci, un deposito di carburanti e un magazzino di cordami e pezzi di rispetto che il proprietario incredulo agli avvisi non aveva svuotato.

Con una preparazione di quattro giorni ed un’azione militare chirurgicamente effettuata sono stati distrutte oltre trenta imbarcazioni che avrebbero potuto scaricare sulle coste italiane non meno di 2.500 migranti.
Costo in termini di vite umane: zero. Costo per i contrabbandieri di esseri umani: notevolissimo sia in termini di soldi sia in termini perdita di "faccia", di reputazione.
******************************************************************

Ribadiamo sono due esempi destituiti di alcun fondamento, mero parto della nostra fantasia, che descrivono quel che si potrebbe fare per eliminare per un bel po’ di tempo il fenomeno dei migranti, senza [troppe] vittime fra questi, dare respiro al questo nostro Paese e cercare di eliminare il problema.

Perché ormai l’Europa ce l’ha detto chiaro e tondo: i migranti sono un problema nostro e solo nostro. Ci possono aiutare a recuperarli dal mare (parole di Cameron, Premier Inglese), ma prendersene in carico una parte, assolutamente no! ce li dobbiamo tenere, magari chiudendoli in campi. Come fanno i Thailandesi coi profughi birmani e cambogiani, o come facevano i nazisti e gli stessi Inglesi durante e dopo la II Guerra Mondiale con gli Ebrei. Bello vero?
La Francia chiude le frontiere e applica Schengen "cum grano salis", cioè "se sono turisti e portano soldi, benvenuti, se sono profughi e ci costano soldi via via!". Lo stesso fa la Svizzera, ma questo meraviglia di meno, e l’Austria. Tante pacche sulle spalle di congratulazioni, qualche nave, un po’ di soldi, ma siamo stati lasciati soli ad affrontare una grana che proprio chi l’ha provocata nel 2011 ora ce la scarica sul groppone.

Perché tutti si dimenticano che l’Italia di Berlusconi all’epoca aveva stretto un accordo con il dittatore Gheddafi; in cambio di aiuti militari, commerciali e industriali e di una parvenza di riconoscimento nella comunità internazionale il Colonnello si era impegnato a combattere il fenomeno migranti in Libia e ci era riuscito, riducendo drasticamente il flusso dei migranti, ripreso tremendamente subito dopo la sua morte.
Nelle more della cosiddetta primavera araba alcune Nazioni Europee si erano per così dire entusiasmate e colta l’occasione, avevano messo gli occhi sulle risorse petrolifere libiche, controllate dal malvagio dittatore. Che lui fosse feroce e spietato è vero, che lui sia stato per decenni l’addestratore, il mandante ed ispiratore di terroristi contro l’Occidente è acclarato, ma dopo la fine di Saddam e dopo la caduta del suo protettore principe, l’Unione Sovietica, aveva chinato la testa ed aperto all’Occidente, pel tramite dell’Italia, nel cui apparato industriale aveva da tempo investito, salvando all’epoca la stessa FIAT da un collasso. In cambio di supporto militare per le proprie Forze Armate aveva spesso evitato all’Italia di essere oggetto di attentati da lui ispirati. Di sicuro chi scrive sa che fra il 1973 ed il 1983 Ufficiali dell’Esercito e dell’Aviazione Italiana sono stati distaccati ad addestrare truppe regolari Libiche, profumatamente pagati dai Libici. Di sicuro Ufficiali mortaisti e specialisti di Intelligence e addestramento militare dei Bersaglieri dal Primo Reggimento allora di stanza a Civitavecchia ed alti ufficiali dell’AMI quali il fratello di un noto comico e presentatore di Mediaset scomparso alcuni anni fa. Chi scrive parla per aver spesso sentiti commentati anche a mo’ di barzelletta sia le condizioni di addestramento che questi ufficiali dovevano affrontare sia la scarsa capacità di soldati e piloti libici.

Ovviamente questo canale preferenziale che l’Italia dagli anni ’70 aveva con Gheddafi, diventato molto particolare con i vari governi Berlusconi, non era accettabile da alcuni Paesi, due soprattutto Francia (presidenza Sarkosy) e Inghilterra (Prime Ministre Cameron) che avevano messo gli occhi sui giacimenti petroliferi e di gas libici. Colsero l’occasione della primavera araba per sostenere le rivolte anti-Gheddafi militarmente con l’appoggio delle altre Nazioni NATO, particolarmente degli USA che hanno sempre considerato Gheddafi loro nemico giurato. Obbligarono l’Italia a partecipare, prima con l’uso delle basi, in seguito con le forze armate. I nostri politici dell’epoca, malvolentieri, si impegnarono e quasi ci rimettemmo una nave, il Cacciatorpediniere Mimbelli che, per evacuare Italiani e profughi da un porto libico nel bel mezzo dei combattimenti urtò violentemente contro un molo, secondo la testimonianza che ricevemmo nel 2014 da un marò all’epoca imbarcato sul Mimbelli. Ufficialmente la nave aveva urtato un banco di sabbia e chi scrive espresse dubbi in un articolo pubblicato sulla veridicità di questa dichiarazione già nel 2011.

Ora sordi all’assioma dello scrittore indiano Kautilya che scrisse in un trattato di strategia militare, l'Artha%u015B%u0101stra, "il nemico del mio nemico è mio amico", perché nemmeno il nostro vero nemico riusciamo ormai ad identificare, cioè l’estremismo islamico che guidava la cosiddetta primavera araba [Primavera?, un Inverno gelido..] continuiamo imperterriti a crearci problemi con l’Islam.

Abbiamo aiutato i ribelli libici contro Gheddafi, perché il colonnello era un dittatore spietato, un cattivo, e noi i buoni, creando l’ennesimo vuoto di potere (dopo Irak e Siria) in una parte del mondo che detiene riserve di petrolio e gas per oltre 48 miliardi di barili, che pur fra le atrocità oggi scoperte, riusciva a mantenere una certa stabilità nell’area sia del Mediterraneo sia nel sub-Sahara e impediva l’invasione dei migranti verso le nostre coste e infine riforniva l’Italia con gas e petrolio.
Dopo l’azione militare del 2011 in Libia la coalizione Occidentale non è riuscita a far eleggere un governo forte (democratico o meno sarebbe per noi non importante) in Libia, ma la si è abbandonata alla guerra civile, all’invasione degli estremisti del Califfato e dei Migranti che a migliaia hanno raggiunto le nostre coste e continuano, prosciugando le risorse economiche e militari Italiane, ora ancor di più che l’Europa ci ha trattato da servitori e fanalino di coda.

L’ONU, imbelle come sempre, non riesce a prendere decisioni forti per paura di offendere l forse e Nazioni Africane, la Russia o la Cina. La NATO è spaventata dalla Russia che, aiutata dagli investimenti Occidentali, si sta svegliando e nel vuoto di potere creato da una serie di Governanti Occidentali deboli e privi di coraggio sta guadagnando spazi. Inoltre le disavventure avventate in Irak e Afghanistan e al largo della Somalia hanno richiesto un uso di uomini e mezzi dell’Alleanza Atlantica costante dal 2002 ad oggi e non sembra finire, visto che a fronte di un crescente disingaggio dall’Afghanistan le forze NATO stanno appoggiando i Curdi e le forze anti ISIS in Irak e in Siria.

Vedrete poi che fra poco se si continuerà ad usare il durezza con la Grecia la si butterà in braccia a Putin con tutte le conseguenze politiche, economiche e militari, perché una Grecia filo-russa sarà una muleta rossa in faccia al Toro Turco (che ha, E NON SCORDIAMOCELO!, le forze armate più forti ed organizzate di quella parte del mondo) e che fra l’altro controlla il Bosforo e quindi l’accesso ai mari per la Russia.

Noi abbiamo chiuso, ed era il minimo, le frontiere con la Slovenia, almeno da lì altri migranti non possono passare, ma via mare siamo indifendibili. Sarebbe stato un atto di forza (Oddio che parolaccia per il Governo Italiano!), chiudere anche le frontiere con Francia Austria e Svizzera scremando l’accesso in Italia.
Abbiamo delle Forze Armate che, al momento godono di ottimi mezzi, esperienza di combattimento reale acquisita in Somalia, Irak e Afghanistan pertanto ottenendo una "combat readiness" ottima (un’ora di combattimento addestra un soldato più di sei mesi di manovre).
Ormai possediamo una "balance of weapons" capace di portare un’azione militare ben oltre i nostri confini, specialmente se gli obiettivi strategici e tattici sono a meno di duecento chilometri dalle nostre coste.

È pur vero che, come viene sancito all'articolo 11 della Costituzione, "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (ovvero consente l'uso di forze militari per la difesa del territorio in caso di attacco militare da parte di altri paesi, ma non con intenti espansionisti) e accetta una limitazione alla propria sovranità nell'intento di promuovere gli organismi internazionali per assicurare il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni", ma se esaminiamo le parole operative di questo articolo 11: "sovranità" e "il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni" vediamo che la stessa Costituzione ci permette di agire militarmente. Perchè?

Perchè Sovranità vuol dire che all’interno dei nostri confini il controllo di quel che facciamo è nostro e vi possiamo rinunciare in parte se ciò serve a mantenere pace e giustizia fra i popoli, ma una Nazione-Stato ha come compito precipuo, sacro e inviolabile oseremmo dire, la salvaguardia dei propri cittadini. Se un attacco viene portato a questi è compito dello Stato difenderli ad ogni costo.

Un’invasione anche se portata senza armi è un attacco che necessita di una difesa.

È un attacco alla nostra Economia perché i migranti costano un’iradiddio di soldi ai contribuenti, fanno spendere risorse altrimenti impiegabili a favore dei cittadini, e aprono la strada da un lato alla proliferazione di espedienti mafiosi per guadagni illeciti (tanto per non fare esempi: Mafia Capitale) dall’altro all’uso di risorse umane non necessariamente addestrate all’uopo. Altro spreco.

È un attacco alla nostra Sicurezza Nazionale perché oltre a distrarre risorse umane da compiti istituzionali implica soprattutto che nella massa dei migranti che non riusciamo a far restare un attimo nei centri di accoglienza è altamente possibile che vengano contrabbandati estremisti islamici da inserire sul territorio italiano per preparare attentati sanguinosi. Basterebbe che un barcone sfugga al controllo in mare, ed è successo, perché un gruppo ben addestrato di terroristi possa sbarcare e infiltrarsi in Italia, magari portando con sé qualche fiala di virus o batteri letali (ebola o febbre gialla) da rilasciare in una chiesa o in uno stadio. E le nostre risorse di intelligence vengono dirottate altrove per via della massa dei clandestini.

È un attacco alla nostra identità nazionale. Va bene che ormai l’Italia è divenuta una società multietnica, ma un conto è assorbire nel tessuto sociale italiano stranieri in maniera organica, per necessità di lavoro, famigliari, educative che possano integrarsi tranquillamente come hanno fatto negli ultimi trent’anni Filippini, Polacchi, Indiani, Cinesi e Serbi, nel corso di eventi ordinari o straordinari che hanno portato Stranieri ad integrarsi civilmente e contribuire con il loro lavoro alla Società, altro è riceverne migliaia che non hanno alcun legame con il tessuto sociale italiano, che si presentano sulle nostre spiagge privi di tutto, la cui unica volontà è stata scappare dal loro Paese e raggiungere ad ogni costo altri Paesi d’Europa che vedono come vedevano le Americhe quel flusso di Europei ed Asiatici che le hanno colonizzate. Solo che le Americhe erano pressoché disabitate, l’Europa no, anzi!. E dal loro punto di vista della loro identità nazionale ben fanno Francia Austria Svizzera Inghilterra e Germania a negare l’accesso a questa invasione di disperati.

È un attacco alla nostra Sanità Nazionale perché l’arrivo indiscriminato e contemporaneo di migliaia di esseri in fuga da luoghi di malattie endemiche, mette a repentaglio non solo la salute di chi provvede all’accoglienza, ma di tutti cittadini che rischiano contagi epidemici per malattie come la Scabbia (per averla vista su militari infetti nel 1973 possiamo dire che è una malattia tremendamente inibente), la Shigallosi, il Colera, la Lebbra, la Febbre Gialla, il Tracoma, malattie che in Europa erano sconosciute o che avevamo da tempo debellato. Per non parlare dell’AIDS/HIV.

Ora dinanzi a questi attacchi dobbiamo difenderci. E c’è un solo tipo di difesa: quella militare. Agire preventivamente per evitare di essere invasi, lasciando a casa scrupoli liberal-sociali perché qui parliamo della sopravvivenza dello Stato Italiano in una situazione di crisi economica ancora irrisolta, con una disoccupazione galoppante, con centinaia di attività commerciali ed industriali che vengono chiuse settimanalmente, con una crisi politica schifosa che non consente un naturale ricambio generazionale, soprattutto con risorse finanziarie e di uomini già scarse che invece di essere destinate ai cittadini vengono sperperate per chi non ha nulla a che vedere con lo Stato Italiano.

Non è il momento di farsi frenare da scrupoli religiosi o umanitari. L’invasione di questi migranti e l’isolamento che l’Europa ci regala stanno minando lo Stato Italiano.

Ci vuole fermezza, durezza e pragmatismo.
I migranti arrivano via mare, con imbarcazioni piene all’inverosimile, appena lasciano le coste libiche chiedono l’intervento degli Italiani o delle navi europee che li assistono, alla fine tutti scaricati in Italia. Non si può fare così. Visto che arrivano con le navi o si impedisce alle imbarcazioni di prendere il mare (primo intervento) o le si distrugge nel porto (secondo intervento) cercando di non causare [troppe] perdite umane. I danni collaterali non si possono mai evitare in una situazione di combattimento, ma con un poco di accortezza e di abile intelligence si possono minimizzare.

Abbiamo i mezzi militari per impedire alle imbarcazioni di prendere il mare e anche per distruggerle all’ormeggio. I guardacoste della Guardia di Finanza e della Marina e le unità che pattugliano il Canale di Sicilia sono unità militari con militari a bordo, basta solo fargli fare il loro mestiere. Gli Harrier i Tornado gli elicotteri possono attaccare e distruggere le imbarcazioni alla fonda identificando quelle pronte a partire con ricognizioni mirate con droni, aerei di sorveglianza e immagini satellitari. A parte i satelliti sono tutti mezzi che abbiamo nei nostri arsenali. I nostri militari sono ben addestrati, basta preparare un buon piano d’azione.

Potreste domandare: e l’Europa? E la NATO? E l’ONU? Vero. Ma quando metti il mondo di fronte al fatto compiuto e continui imperterrito perchè la TUA Ragion di Stato conta più delle opinioni di Nazioni che fra l’altro ti hanno lasciato solo che possono fare la NATO l’ONU e l’Europa? Tenteranno di intercettaremilitarmente le nostre navi? O di abbattere i nostri velivoli per impedirci di bombardare navi all’ormeggio? Andiamo su! prendiamo esempio da Israele che per la propria sopravvivenza non ha mai esitato ad usare misure di difesa preventiva spesso estreme, mettendo il resto del mondo dinanzi al fatto compiuto. Paritur pax bello: la pace si ottiene con la guerra (Cornelio Nepote).

Problemi diplomatici con la Libia? Loro non riescono ad impedire che ‘sta gente ci invada per cui….

Ma che dobbiamo aver paura di un Paese in piena crisi che stiamo aiutando a sopravvivere? Allora è meglio che mettiamo al posto della scritta ITALIA ai confini il cartello "NAZIONE FALLITA ACCOMODATEVI E SERVITEVI".

Il problema non sarebbe usare le nostre Forze Armate sul campo, ma avere la volontà politica [le palle!!] di usarle, di dare il via alla programmazione ed all’azione sul campo.

Questo è per noi il vero problema. Una Nazione che per due e passa anni lascia due suoi militari, che hanno come unica colpa aver obbedito agli ordini legittimi e legittimati dei loro Superiori, nelle mani di un’altra Nazione per essere giudicati per qualcosa che non hanno fatto che Nazione è? Ecco il problema: nonostante il colore politico di chi ci governa siamo sempre e resteremo sempre dei "Sor Tentenna". E per questo l’Europa ci snobba.

[La mappa e foto sono state scaricate dal WEB]

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