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Si Riapre La Discussione Sulla Legge Elettorale


12 luglio 2011 ore 10:02   di Montalbano  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 324 persone  -  Visualizzazioni: 580

Si ricomincia a parlare della legge elettorale. La famosa "porcata" di Calderoli, che ha sottratto il potere di scelta ai cittadini, per consegnarlo alle segreterie dei partiti, ha infatti avuto conseguenze funeste, portando ad un ulteriore abbassamento della già scarsa qualità del personale politico che ha riportato il Parlamento ai famosi tempi in cui era definito "Parco buoi". Quando si assiste con un vago senso di disgusto ai continui cambi di casacca di parlamentari che, eletti con uno schieramento di opposizione, se ne vanno nella maggioranza e vengono ricompensati con nuove prebende e Auto Blu, vuol dire che la misura è ormai colma.

La discussione sulla legge elettorale, è lo sport preferito dalla scena politica italiana, dai tempi in cui, col referendum promosso da Mariotto Segni, si passò dal maggioritario al proporzionale. La cosa vantaggiosa della legge che fu elaborata al posto del proporzionale, il famoso Mattarellum, stava nella divisione del corpo elettorale in collegi uninominali, ma anche in quel caso non si poteva certo dire che il diritto di scelta degli elettori fosse tutelato al cento per cento. E' vero che si poteva scegliere il candidato dell'uno o dell'altro schieramento e al contempo votare nella quota proporzionale prevista dalla legge per il partito preferito, ma anche in quel caso i cittadini non intervenivano nella scelta dei candidati. Il Mattarellum ha resistito sino al 2006, quando il centrodestra, che vedeva approssimarsi la sconfitta, decise di rendere la vita impossibile allo schieramento avversario, elaborando una legge, quella "porcata" di Calderoli, appunto, che ripristinava il proporzionale (a proposito, ma non erano quelli che chiedevano il rispetto della volontà popolare?), ma senza la possibilità per il corpo elettorale di scegliere i propri rappresentanti.


Quello che è avvenuto, è sotto gli occhi costernati degli Italiani. Continui cambiamenti di casacca (c'è chi in questa legislatura si è già fatto tre gruppi parlamentari), ricatti, maggioranze parlamentari legate ai capricci e agli appetiti di chi sa che il proprio voto può far cadere un Governo. Insomma, la grande politica è stata praticamente espulsa dal Parlamento e si è arrivati alla pratica tutela degli interessi personali di chi ha avuto la fortuna di godere della fiducia di qualche capobastone di partito. Da qui la definizione di governo Berlusconi-Scilipoti, plastica e perfetta riproduzione di quello che è attualmente il sistema politico italiano, un sistema che è ormai divenuto una palla al piede per un paese che sta affogando nelle sue contraddizioni e nella impossibilità di risolverle.

In questo quadro, si torna a parlare, e proprio in questa estate resa infuocata dagli attacchi speculativi al nostro paese, di rimettere mano alla legge elettorale. Da più parti, segnatamente da quel mondo cattolico che guarda con nostalgia al tempo in cui la DC tutelava l'unità politica di quel mondo e ne portava avanti gli interessi, si chiede un ritorno al proporzionale. Magari con soglia di sbarramento molto elevata, al fine di evitare la frammentazione che potrebbe derivare dal proporzionale puro. Poi, c'è una parte dello schieramento progressista che chiede, sic et simpliter, il ritorno al Mattarellum, in modo da neutralizzare gli effetti perversi della legge elaborata da Calderoli. Quale che sia la scelta, però, forse sarebbe il caso di partire da un assunto: il maggioritario italiano ha fallito. E ha fallito perchè nel paese di Machiavelli, c'è sempre un secondo fine da tutelare. Se si pensa che il proporzionale era stato cassato in quanto partiti come il PSI, con il 10% circa dei voti, potevano esercitare un potere di ricatto che oggi può essere fatto proprio da singoli parlamentari, si capisce come il problema vero sia la qualità della classe politica. Che è il risultato delle scelte dei segretari di partito e non dei cittadini. E allora, perchè non pensare ad un ritorno al proporzionale puro, portando magari il numero dei parlamentari a 200? In questo modo, non ci sarebbe bisogno di soglie di sbarramento o altro e per entrare in Parlamento servirebbero percentuali che pochi partiti potrebbero raggiungere. I vantaggi sarebbero almeno due: da un lato, non avremmo da foraggiare quasi mille parlamentari voraci come cavallette, dall'altro si alzerebbe immediatamente la caratura degli eletti. Risolvendo almeno in parte il grande problema della qualità della nostra classe politica.

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