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Soldi Ai Migranti? Dietro Le Quinte Della Macchina Del Welfare


31 luglio 2016 ore 00:51   di Riskio  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 367 persone  -  Visualizzazioni: 596

Casi di cronaca come quello del C.A.R.A. di Mineo e più in generale Mafia Capitale hanno destato scalpore a causa della "mala gestio" dei fondi, sia europei che nazionali, destinati alla gestione/risoluzione del fenomeno dell’immigrazione in Italia. La percezione dell’opinione pubblica circa questi specifici ingranaggi della macchina del welfare italiana ed europea ne è uscita profondamente influenzata in negativo. Da un lato è venuta meno la fiducia nelle istituzioni, e più in particolare negli "addetti ai lavori". Dall’altro la cultura dell’accoglienza e della solidarietà hanno spesso lasciato spazio alla diffidenza ed al sospetto, talvolta anche all’invidia, nei confronti dello straniero, verso cui verrebbero riservate più attenzioni (leggasi più soldi) che agli italiani, peraltro mal indirizzate.

In questo scenario a tinte fosche restano ancor più nell’ombra, soprattutto a chi non vive sul campo il fenomeno dell’immigrazione, tutti quei tasselli di verità che aiuterebbero ad avere una visione d’insieme più chiara e meno viscerale di tale fenomeno e di come viene gestito. Molti italiani infatti, non certo per loro colpa, ignorano il quadro normativo, sia nazionale che europeo, all’interno del quale si strutturano l’organizzazione, la gestione dei fondi, il lavoro sul campo di Forze dell’Ordine, Educatori, Psicologi, Mediatori Culturali, Infermieri, Cuochi, Inservienti, Volontari e via discorrendo. Senza voler entrare troppo nel dettaglio, tantomeno senza voler avere pretese di esaustività, qui si vogliono fornire alcune informazioni, spesso ignorate dai media più seguiti, ma che possono aiutare ad avere una chiave di lettura più profonda e meno parziale di tutto ciò che ruota intorno al fenomeno dell’immigrazione.


Una particolare menzione va fatta per la Convenzione di Dublino (1990) e successive modifiche (2006-2013). In soldoni tale trattato prescrive che ogni cittadino non UE o Apolide il quale intenda fare domanda per asilo politico o protezione internazionale abbia la possibilità di formalizzare la richiesta solo ed esclusivamente nel Paese in cui per la prima volta ha messo piede in territorio UE. Va da sé che per ovvie ragioni geografiche i Paesi UE del nord Europa e quelli aventi i propri confini all’interno della zona UE sono di gran lunga sgravati da tale adempimento. Di contro, Paesi come l’Italia e la Grecia, spiccatamente slanciati nel mediterraneo, vi sono sovraesposti in quanto naturale terreno d’approdo per svariati flussi migratori. Negli ultimi anni il numero dei richiedenti asilo è lievitato costantemente a fronte della esiguità delle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della Protezione Internazionale e Asilo Politico. Tale sproporzione ha comportato da un lato una dilatazione dei tempi nel riconoscere o meno tali diritti, dall’altro un aggravio sia economico che logistico per gli addetti ai lavori e le Istituzioni.

A questa normativa europea, perlomeno discutibile e dunque rivedibile, si aggiungono una serie di leggi nazionali le quali, volte alla tutela di altri diritti come ad esempio quelli dei minori, specie se stranieri e non accompagnati (MSNA), rendono ancora più strette le maglie da intrecciare per coloro che tutti i giorni, con svariate mansioni, operano sul campo cercando di dare una risposta, la migliore possibile al fenomeno della migrazione, senza dimenticare le tragedie che questa porta con sé. Qui si arriva al nodo della questione: dare una risposta significa anzitutto avere le risorse economiche, avere fondi, insomma avere quattrini.

Le problematiche da fronteggiare sono molteplici, a partire dalla Guardia Costiera che monitora le coste e spesso salva decine e decine di vite. Una volta a terra i migranti, maggiorenni e minorenni, richiedenti asilo e non, seguiranno ognuno il proprio percorso normativo previsto, ora dalla Convenzione di Dublino nel caso dei Richiedenti Asilo, ora dalla legge 184/83 e dal DPR 394/99 che definiscono la tutela ed i diritti dei minori, anche se stranieri, specie se in stato di abbandono. Se per i maggiorenni non richiedenti asilo, i cosiddetti migranti economici, almeno in teoria il percorso sarebbe più breve ovvero l’espatrio, per tutte le altre categorie si prospetta una permanenza sul territorio italiano di mesi o, nel caso di minori, anche di anni.

La prima fase di accoglienza ed identificazione viene assolta dai C.I.E. (Centro di Identificazione ed Espulsione) e dai C.A.R.A. (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo). In queste sedi operano prevalentemente Forze dell’Ordine e Militari. Successivamente i minori vengono a loro volta trasferiti in sedi più consone alla tutela dei loro diritti, luoghi in cui si respira un’atmosfera più familiare, come case famiglia e comunità educative. In queste strutture operano professionisti come Educatori, Psicologi, Cuochi, Inservienti che, in collaborazione con i Servizi Sociali Territoriali ed i T.d.M. provvedono alla cura, alla igiene, al monitoraggio sanitario, alla istruzione, alla regolarizzazione dei documenti, più in generale alla integrazione dei minori con il territorio, con la cultura e con le leggi italiane ed europee. Come si può intuire tutto ciò ha un costo.
In tanti TG e sui più noti quotidiani spesso si è letto delle famose 35 Euro al giorno per immigrato. Questa informazione è fuorviante oltre che parziale. Fuorviante perché spesso, volutamente o meno, viene intesa nel senso che ogni giorno, ogni immigrato riceve dallo Stato Italiano o dai Fondi Europei 35 Euro. Nulla di più falso!
Parziale perché si riferisce esclusivamente ai maggiorenni che hanno bisogno di meno figure professionali che se ne occupino. Nel caso dei minori ogni Comune o Città Metropolitana stabiliscono delle convenzioni con le Cooperative che gestiscono le suddette strutture, per rette che vanno dai 45 ai 75 Euro al giorno. Facendo due conti e seguendo le normative, le quali ad esempio prevedono in taluni casi anche il rapporto di 1 a 3 tra educatori e minori (in una comunità da 12 posti dovrebbero esserci 4 educatori in compresenza) si evince ben presto che 45 Euro al giorno garantiscono a stento le spese di vitto e alloggio oltre che gli oneri contrattuali e previdenziali di coloro che nelle strutture vi lavorano, anche a Natale, anche a Ferragosto. Perché i minori non svaniscono nel nulla. Non si può tirar giù una saracinesca e andare tutti in ferie.

Senza entrare troppo nei dettagli, in Italia tutti i giorni, migliaia di operatori del settore si prendono cura di bambini e ragazzi, stranieri ma anche italiani. Tutti i mesi (o almeno in teoria) i Comuni e Città Metropolitane pagano rette alle Cooperative che gestiscono le strutture ove risiedono i migranti, sia minori che maggiorenni. Ebbene di tutti questi soldi nemmeno un Euro arriva in mano al singolo immigrato, eccezion fatta per i "Pocket Money" di piccolissima entità (70-100 euro al mese) conferiti ai Minori Richiedenti Asilo che risiedono in Gruppi Appartamento, i quali sono una risicata minoranza del totale. La verità è che i soldi servono fondamentalmente per pagare gli operatori del settore che prestano il servizio, per lo più italiani.
In quest’ottica il caso Mineo, Mafia Capitale, la famosa frase di Buzzi "si fanno molti più soldi con gli immigrati che con la droga" trovano la loro ragion d’essere. Ma si badi bene, la trovano come l’hanno trovata le varie Mafie ogni volta che si sono insinuate in quella zona d’ombra fatta di appalti pubblici, gestione dei rifiuti, costruzione di infrastrutture, in cui lo Stato delega a terzi la gestione di particolari servizi o progetti. Il male non sta nella delega ma in chi la raccoglie. Chi promette di fornire vitto, alloggio ed eventuali forme di assistenza a N migranti, in cambio di una retta giornaliera pattuita, e poi intasca i soldi senza fornire i servizi concordati, magari non pagando o sottopagando gli operatori, peggio se non qualificati, commette svariati reati. Ma questa è solo una piccola, piccolissima percentuale di tutto l’insieme delle cooperative e dei privati (come psicologi o mediatori culturali) che operano sul campo. La realtà è che la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori operano nel rispetto delle leggi, nella più totale trasparenza e con dedizione impareggiabile. Mafia Capitale è prima di tutto uno schiaffo a loro.

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