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Vuoto D' Aria E Cattive Abitudini In Volo


21 novembre 2012 ore 18:53   di 2tredici  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 419 persone  -  Visualizzazioni: 627

Per l’ampia risonanza che in questi giorni le hanno dedicato gli organi di informazione, è ormai ben nota la vicenda del volo della compagnia NEOS, partito da l’Avana e diretto a Milano Malpensa, incappato sull’Atlantico in un cosiddetto "vuoto d’aria". Le cronache riferiscono che l’aereo ha improvvisamente perso quota per circa mille metri, proprio mentre a bordo si stava servendo il pasto. I testimoni presenti raccontano di piatti che volavano e di passeggeri (senza cinture di sicurezza allacciate) che fluttuavano nell’aria. Superato il "vuoto d’aria", il Comandante ha deciso di proseguire regolarmente il volo, un po’ perché non risultavano particolari problemi di incolumità a bordo e un po’ perché tra i passeggeri erano presenti due medici che avevano prestato i primi soccorsi. Dopo l’atterraggio a Malpensa, 45 dei 268 passeggeri hanno dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso ma non pare che vi siano casi gravi.

La felice (tutto sommato) conclusione dell’episodio consente di fare qualche riflessione ulteriore, anzitutto per dire che, nonostante il detto popolare, il fantomatico "vuoto d’aria" in realtà non esiste. Entro i limiti dell’atmosfera terrestre, infatti, non si può realizzare una condizione di vuoto pneumatico, una specie di bolla all’interno della quale manchi l’aria. E’ invece possibile che l’aereo, lanciato in volo ad alta velocità, incontri delle masse d’aria in rapido movimento verso l’alto o verso il basso (le turbolenze). L’incontro tra le due forze (movimento orizzontale dell’aereo e movimento verticale delle masse d’aria) genera una risultante che porta l’aereo a deviare improvvisamente e molto rapidamente verso l’alto o verso il basso. Quando si verifica questa seconda ipotesi, nel linguaggio comune si parla di "vuoto d’aria", utilizzando un’espressione pittoresca ma scientificamente improponibile.


Un approfondimento scientifico (e segnatamente psicologico) lo meriterebbe anche l’atteggiamento di quei passeggeri che subiscono la cintura di sicurezza allacciata come uno strumento di tortura medioevale. E’ noto che, anche in volo e non soltanto durante le fasi di decollo e di atterraggio, è consigliabile tenere le cinture di sicurezza allacciate, proprio per evitare di prendere pericolose capocciate allorchè l’aereo incappi in improvvise turbolenze (o "vuoti d’aria"). Nonostante ciò, non appena si spegne l’apposito segnale, a bordo è tutto un concerto di "clack - clack - clack", sintomo sonoro inequivocabile del fatto che in parecchi si stanno liberando della cintura di sicurezza. A che scopo? Difficile dirlo. La cintura allacciata non impedisce alcuno dei movimenti che si possono fare restando seduti al proprio posto e non peggiora il comfort del volo. Statisticamente, però, si nota che, ancor prima di raggiungere la quota di crociera del volo, e quindi pochi minuti dopo il decollo, molti passeggeri sono mossi dall’irrefrenabile desiderio di andare a chiacchierare con gli amici ai quali è stato assegnato il posto in file lontane oppure di andare alla toilette. In entrambi i casi si tratta di desideri assai singolari, dal momento che, per esaudirli, i passeggeri hanno appena avuto a disposizione come minimo un’ora di tempo (salvo casi eccezionali) presso l’aeroporto di partenza.

Ecco perché andrebbe effettuato uno studio psicologico su tali comportamenti. Ed ecco perché, in caso di "vuoto d’aria", vi sono dei passeggeri che "fluttuano" in cabina.

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