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Futuro Alfa Romeo. Tante Chiacchiere, Poche Certezze


14 gennaio 2011 ore 18:46   di salegrosso  
Categoria Auto e Moto  -  Letto da 1502 persone  -  Visualizzazioni: 2340

E' diventata oramai una telenovela il futuro dell'Alfa Romeo. Sono mesi che sui media e su internet si discute anche animatamente di quello che sarà il destino dello storico marchio automobilistico italiano, il tutto sulla base di qualche dichiarazione, più o meno ben riportata, di grossi personaggi del settore automobilistico e di tanti, tantissimi “rumors”, ovvero indiscrezioni, aventi provenienza incerta. Per il momento di certezze ce ne sono poche, la qual cosa contribuisce a creare un clima di attesa ma anche di irrequietezza.

Vediamo quali sono i principali fatti al momento. Alfa Romeo oggi è un marchio di proprietà della Fiat Auto, azienda che sta attuando una metamorfosi profonda. Tutti abbiamo sentito o letto che le attività del gruppo Fiat sono state scisse in due gruppi, uno automobilistico e uno industriale; a ciò bisogna aggiungere la fusione del gruppo automobilistico con la statunitense Chrysler, in corso d'opera.


Perché vengono fatte queste operazioni? Quale il fine ultimo? L'obiettivo degli attuali proprietari di Fiat, ovvero la famiglia Agnelli che ne detiene la quota di maggioranza, è di disimpegnarsi in parte dal settore, restando purtuttavia azionisti di minoranza. E' un obiettivo che viene ricercato da parecchi anni a dire il vero, fin dai tempi degli accordi con l'americana General Motors, accordi che poi non si completarono. Non si tratta di un processo semplice, non è una semplice vendita di un bene a qualcun altro. Ci sono da tener conto di tutte le implicazioni sociali, economiche, politiche che una tale operazione comporta.

La crisi delle grandi industrie automobilistiche americane e successivamente la crisi finanziaria che non è ancora passata hanno portato a dover rivedere il percorso per raggiungere l'obiettivo finale. Per tracciare il percorso e condurre in porto l'operazione è stato chiamato l'abile manager Sergio Marchionne, il quale ha terminato i rapporti con GM (il famoso miliardo di euro sborsati da GM per non dover rilevare Fiat, in un momento nel quale l'americana cominciava a crollare) e poi ha iniziato a risollevare il gruppo Fiat. Il manager ha valutato la situazione attuale del settore automobilistico e ritiene che le dinamiche economiche porteranno alla formazione di pochi grandissimi gruppi automobilistici mondiali. Da questa visione ha impostato il suo lavoro cercando di rendere Fiat parte di un grosso gruppo internazionale, in grado di reggersi in piedi. Servono capitali ingentissimi per compiere questo lavoro, capitali che la proprietà non è certamente intenzionata a fornire e che quindi vanno ricercati altrove. Li ha trovati in Nord America, dove la pesantissima crisi finanziaria ha messo in ginocchio le tre “big corporations” (GM, Ford e Chrysler), aiutate a risollevarsi a suon di miliardi di dollari dalle amministrazioni statunitense e canadese. Ecco allora che il manager ha pensato alla fusione tra Fiat Auto e Chrysler, in modo da iniziare a formare il gruppo che dovrà essere in grado di autosostenersi e competere nei vari mercati internazionali, sfruttando gli aiuti governativi americani. Ha attuato una scissione del gruppo Fiat in due entità, una automobilistica che è destinata alla fusione con Chrysler e una industriale, che permette di raccogliere sul mercato finanziario altri fondi (si veda l'apprezzamento delle azioni Fiat ed Exor di questi giorni, sospinte anche dalla speculazione). Il tutto con il fine ultimo, lo si ricordi, di creare un gruppo internazionale che sta in piedi da solo, senza una famiglia di imprenditori a gestirlo.

Il lavoro del dottor Marchionne è oramai a metà strada: ha incassato gli incoraggiamenti (e i soldi) del presidente Obama, il quale ha risolto il problema della Chrysler, e ora pian piano sta ripagando i debiti contratti con i governi americani, al fine di acquistare il pacchetto di maggioranza anche di Chrysler (al momento è al 25%).

Ora deve fare in modo che il gruppo che si sta formando sia in grado di riuscire a sostenersi senza futuri aiuti pubblici. Deve quindi creare le sinergie e le gamme di prodotto che siano in grado di garantire un ritorno economico nel medio periodo.

Questi sono i fatti, in questo momento. E qui ora entrano in scena le mezze dichiarazioni, le indiscrezioni e le chiacchiere. Si legge che per ripagare i debiti contratti sia pronta la vendita di alcune aziende del gruppo Fiat: l'Iveco interesserebbe al gruppo tedesco Daimler e anche il gruppo indiano Tata, Alfa Romeo sarebbe nel mirino del gruppo tedesco Volkswagen. Magneti Marelli sarebbe già stata venduta a un ignoto acquirente.

Chiaramente le discussioni tra appassionati vertono principalmente sul futuro dell'Alfa Romeo, dividendoli in due fazioni contrapposte: chi da un lato spera che venga rilevata dal gruppo tedesco, chi invece lo teme.
I primi portano a sostegno della loro idea la focalizzazione della VW nel settore automobilistico, la cui capacità e potenza gli ha permesso di diventare uno dei massimi attori automobilistici globali. Aggiungono la presenza di un management molto competente e appassionato di automobili e portano ad esempio l'ascesa dell'Audi a marchio di primo piano. A loro parere questi sarebbero in grado di gestire al meglio il potenziale storico e sportivo dell'Alfa, facendola diventare una marca di vetture sportive in grado di impensierire BMW (cosa che Audi per la sua immagine e caratterizzazione tecnica non riesce a fare). Tutto il contrario di cosa ha fatto Fiat negli ultimi vent'anni, che non ha mai puntato su un rilancio in grande stile dell'Alfa.
I secondi invece sostengono che i tedeschi non farebbero dell'Alfa una grande Alfa, ma piuttosto la userebbero per fare vetture sportiveggianti come non sono riusciti a fare con Seat. Al massimo sarebbero vetture valide, sportiveggianti ma sempre un gradino sotto del fiore all'occhiello del gruppo, Audi, se non sotto le stesse Volkswagen. Inoltre ora aggiungono che l'apparentamento con Chrysler potrà dare un nuovo slancio all'Alfa, grazie alla condivisione di piattaforme e componenti di alta gamma, che permetteranno di costruire delle Alfa Romeo sportive e potenti, oltre all'apertura al mercato americano, che permette di raggiungere i volumi di vendita necessari allo sviluppo di vetture di alta gamma.

Futuro Alfa Romeo. Tante Chiacchiere, Poche Certezze

Cosa succederà non è dato saperlo. Da un lato ha ragione Marchionne a dire che se vuole vendere automobili in un mercato altamente concorrenziale e in Europa saturo, deve offrire vetture al livello della migliore concorrenza; vendere a un competitor formidabile come VW l'Alfa Romeo potrebbe essere un regalo molto rischioso. D'altro canto sa anche che l'Alfa Romeo deve proporre vetture che siano apprezzate per quello che rappresentano, quindi tecnicamente all'avanguardia, in grado di riaccendere la passione, altrimenti non verranno premiate dagli acquirenti. In ciò dicono giusto i tedeschi quando affermano, un po' prepotentemente, che Fiat finore non è stata in grado di gestire il potenziale dell'Alfa Romeo, anche se la nuova Giulietta rappresenta una ottima vettura di classe media.

Cosa è meglio per l'Alfa Romeo? Per poter dare una risposta bisognerebbe essere a conoscenza degli eventuali piani di sviluppo, sia di Fiat che di VW. Potenzialmente ora il neo gruppo Fiat-Chrysler può fornire quei grandi numeri necessari a programmare un vero piano di sviluppo a medio termine di Alfa Romeo. Anche il gruppo VW ha le risorse e le capacità di farlo. Le volontà e le possibilità (del gruppo Fiat-Chrysler) purtroppo non si conoscono, se non qualche frase dei vari managers dei due gruppi, che a parole dipingono un futuro grandioso e ricco di possibilità per la marca milanese. Al di là di tutto, resterebbe da capire un dettaglio che personalmente mi interessa di più della proprietà della marca: dove verrebbero costruite queste vetture? In Italia, come tutti dovremmo auspicare, o in qualche stabilimento europeo o addirittura extraeuropeo?

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Commenti

 
  • Antonio Gola
    #1 Antonio Gola

La volevo informare che nel gruppo direttivo e tecnico VW ci sono ex organico Alfa Romeo acquisiti, il desiderio o volere di VW è di avere non solo il marchio Alfa Romeo ma anche il stabilimento di Arese non come pensano molti prendono il marchio e basta, come i francesi lo sono i tedeschi tradizionalisti. La fiat sebbene nazionale non interessa l'importanza di un marchio ad'esempio Lancia che fine ha fatto forse solo il stemma è rimasto e con Alfa Romeo sta tentando la medesima storia. Di quello che ho scritto sono di fonti più che certe a prescindere che sono alfista. Mi scusi per il sfogo. Cordiali saluti

Inserito 16 gennaio 2011 ore 21:25
 

Egregio signor Gola, innanzitutto non si deve assolutamente scusare; anzi, sono io a ringraziarla per il suo commento. Ho sentito anch'io che il gruppo VW sarebbe interessato a rilevare l'area dello stabilimento Alfa Romeo di Arese, nell'evenienza di un acquisto del marchio. Sembra che a questo proposito ci siano stati dei contatti anche con alcuni amministratori lombardi. Del resto i tedeschi sono molto attenti a preservare peculiarità e caratteristiche dei propri marchi, anche investendo nelle aree di origine degli stessi (si pensi a Lamborghini costruite a Sant'Agata, Bentley a Crewe, ecc), condizione forse necessaria per poterli gestire e differenziare. Sono voci con un fondamento di verità o no? Personalmente penso che ci sia l'effettiva volontà, supportata anche dalla presenza in aree chiave del gruppo tedesco di professionisti ex Alfa Romeo, come ricordava, che in più occasioni hanno rilasciato dichiarazioni che lasciano poco margine al dubbio. Sarebbe una grande occasione per il territorio e sarebbe una grande occasione per l'Alfa, anche in vista dell'Esposizione Universale del 2015, il cui sito si trova a pochi chilometri di distanza. Al momento però sono indiscrezioni suggestive, perché se c'è una trattativa i dettagli non verranno certo sbandierati ai quattro venti. Cosa succederà sarà da vedere: come dicevo nell'articolo, il gruppo Fiat oggi sta attuando una trasformazione che lo renderà molto diverso da come siamo stati abituati a vederlo finora e soprattutto sarà gestito in modo più internazionale e meno provinciale, la qual cosa potrebbe, dovrebbe favorire i marchi con un grosso potenziale come Alfa Romeo. Di conseguenza questo rende meno scontata la vendita del marchio a un competitor come Volkswagen.

Inserito 16 gennaio 2011 ore 23:57
 

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