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Jaguar E-type, Mito Inglese


5 settembre 2010 ore 16:26   di salegrosso  
Categoria Auto e Moto  -  Letto da 1106 persone  -  Visualizzazioni: 1967

“Nel 1961 dovevi veramente essere uno del mestiere (e abbastanza vecchio per capirlo) per apprezzare l'assoluta sensazione che ha provocato. Sotto molti aspetti è rimasta insuperata come combinazione di suggestione fallica e perfezione aerodinamica”. Così si espresse Jeff Daniels, scrittore dell'automobile, a proposito della Jaguar E-Type.

Questa vettura, riconosciuta a livello mondiale come una delle più belle vetture di tutti i tempi e come una delle più avanzate tecnicamente della sua epoca, continua a rimanere anche nell'immaginario collettivo l'icona della vettura sportiva inglese.


Presentata al Salone dell'automobile di Ginevra in 16 marzo 1961, questa vettura era una discendente del programma Jaguar Racing per Le Mans istituito nel 1950. Il layout meccanico (e in parte anche l'aspetto) mostrano una evidente discendenza dalle Jaguar C-Type e D-Type. La grande novità era però l'aspetto: con la E-Type, Jaguar mirava a offrire una granturismo da guidare su strada... una GT con cromosomi da corsa.

Jaguar E-type, Mito Inglese

Il successo della vettura fu enorme: bellissima, cattura sguardi e sportiva, divenne presto un'icona, tanto da diventare una delle auto più desiderate, pure da Diabolik! La E-type è stata costruita fino al 1974 in tre serie, sia in versione chiusa (detta FHC, Fixed Head Coupé) che aperta (OTS, Open Two Seater) subendo varie modifiche e miglioramenti. In totale sono state costruite ben 74mila vetture.

Tecnicamente la vettura del 1971 era costruita su una struttura monoscocca in acciaio, con sospensioni indipendenti e freni a disco. Il motore era un sei cilindri in linea di 3,8 litri di cilindrata, doppio albero a camme in testa, alimentato da tre carburatori in grado di erogare 265 CV a 5500 giri. Il cambio era un manuale a quattro rapporti (con il primo non sincronizzato), l'elemento meno performante della vettura, tanto da essere forse l'unico aspetto realmente criticato. Lo sterzo a cremagliera vantava un basso rapporto di demoltiplicazione e uno sforzo ridotto. Le prestazioni dichiarate erano elevatissime: l'accelerazione a 100 km/h era di 7 secondi e la velocità massima era di 240 km/h. Il comportamento stradale era da autentica vettura sportiva, agile e reattiva.

A questo risultato concorreva l'aerodinamica, uno degli assi nella manica della E-Type. L'auto infatti naque dal genio combinato dello specialista in aerodinamica Malcolm Sayer e del fondatore della Jaguar William Lyons: il risultato fu una carrozzera affusolata e sinuosa, molto bassa, bella quanto performante. Potremmo utilizzare l'espressione moderna “La bellezza necessaria” per descrivere quello splendido risultato che lasciò il mondo a bocca aperta, compreso il Commendatore Enzo Ferrari, anch'egli ammirato. La conferma che si trattava di una vettura speciale arrivò poco dopo, al salone di New York, dove riscosse un grandissimo successo, soprattutto la versione scoperta.

Jaguar E-type, Mito Inglese

Negli anni successivi furono apportate varie modifiche alla vettura.
Nel 1965 fu aumentata la cubatura del motore a 4,2 litri per incrementare la coppia motrice (mentre la potenza rimase invariata), fu migliorato il cambio, con tutti i rapporti sincronizzati, e introdotta una versione 2+2, disponibile pure con un cambio automatico a tre rapporti.
Nel 1967 arrivarono altre modifiche, necessarie per rispettare le esigenti normative americane: fu modificato pesantemente soprattutto il motore, che a seguito degli interventi di contenimento delle emissioni inquinanti vide la potenza scendere a soli 175 CV: veramente poco per una vettura sportiva, tanto che gli appassionati la etichettarono come E-Type Series I½.
Il 1969 vide l'introduzione della E-Type Series II, di cilindrata 4,2 litri, che si differenziava dalla prima serie soprattutto per numerosi interventi estetici. Furono migliorati il sistema frenante e furono introdotti, come optionals, l'aria condizionata e il servosterzo.
Ultima versione (Series III) fu la E-Type V12, dotata per l'appunto di un motore 12 cilindri che doveva fornire la potenza necessaria alle vetture destinate al mercato americano. Tale motore era sviluppato accoppiando due 6 cilindri, disposti a V con un angolo di 60°. La potenza arrivò a ben 272 CV. Numerose furono le modifiche meccaniche che accompagnarono il nuovo motore, che però resero l'auto meno agile e sportiva delle serie precendenti.

La produzione ternminò nel 1974 ma ancor oggi questa vettura rimane un simbolo di stile e tecnica, tanto che sono varie le aziende specializzate che propongono repliche della E-Type; sembra inoltre che il nuovo proprietario della Jaguar, il gruppo industriale indiano Tata, sia intenzionato a costruire una erede della E Type, una Jaguar F-Type tutta in alluminio, che continui la stirpe di vetture sportive Jaguar, bellissime e all'avanguardia della tecnica automobilistica.

Jaguar E-type, Mito Inglese

Va infine ricordata la versione Lightweight, costruita in tredici esemplari per contrastare la supremazia in pista delle Ferrari 250 GTO. Pesava appena 980 kg grazie a numerosi interventi di alleggerimento, mentre il motore di 3,8 litri era costruito completamente in lega leggera, era dotato di carter secco e iniziezione Lucas: la potenza arrivò a superare i 320 CV.

Jaguar E-type, Mito Inglese

Nonostante sulla carta questa vettura avesse tutte le qualità per vincere non riuscì a ripetere i successi delle precedenti C-Type e D-Type, a causa soprattutto della poca affidabilità.

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