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Amarcord Walter Chiari


1 marzo 2012 ore 15:41   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 539 persone  -  Visualizzazioni: 909

Ho assistito alla fiction che la RAI ha inteso dedicare a Walter Chiari. L’ho guardata con piacere e credo che, tutto sommato, si sia trattato di un atto d’amore verso uno dei personaggi più originali e controversi della storia della cinematografia e della televisione italiana.

Era obiettivamente difficile riuscire a conciliare la realtà storica con la finzione; se ci si fosse limitati ad un semplice excursus storico sulla vita dell’attore, ci saremmo trovati di fronte ad un semplice documentario. Pertanto, la mano dello sceneggiatore ha spesso tradotto in romanzo determinate situazioni, stravolgendo o gonfiando, talvolta, la realtà. Ma a me la fiction è comunque piaciuta, e molto.


Alessio Boni sapeva di non poter certo competere con la verve istrionica di Chiari, e non ha minimamente cercato d’imitarlo; pertanto, ha dato tutto sé stesso nel tentativo – riuscito in pieno, la sua è stata una performance straordinaria – di porre l’accento sulla dimensione smaccatamente umana dell’attore veronese. Ne è venuto fuori il ritratto di un personaggio di grande fragilità, solo apparentemente immaturo; niente affatto donnaiolo, semmai molto ricercato dalle donne; generoso con il prossimo, anche a costo di rimanere al verde.

L’impressione, semmai, è che la vita di Walter Chiari sia stata un po’ eccessivamente romanzata – cosa su cui, del resto, ha garbatamente polemizzato Simone Annicchiarico, l’unico figlio dell’attore – dando l’impressione, a volte, che il popolare attore fosse un’altra persona. Non credo, per esempio, che Chiari fosse realmente un cocainomane, o che qualunque emittente privata potesse concedersi il lusso di "licenziare" un personaggio di quella portata; ma chi ha vissuto quegli anni non potrà che prendere con beneficio d’inventario situazioni che attengono esclusivamente alla finzione scenica.

Assistendo alla rappresentazione, gli avvenimenti descrìttivi si sono spesso incrociati con i miei ricordi personali: quella celebre Canzonissima del 1968, condotta insieme a Mina e a Paolo Panelli, unanimemente considerata come una delle migliori (insieme, a mio avviso, alle edizioni del 1970 e del 1971 con Corrado e Raffaella Carrà) e tappa obbligata del sabato sera per un po’ di sano – e di edificante – divertimento. Poi, lo sketch del Sarchiapone, insieme a Carlo Campanini, esempio tuttora insuperato di arte e comicità; l’esilarante soliloquio in cui prendeva in giro – con grande classe, in verità – la canzone Emozioni di Lucio Battisti; le sue barzellette (indimenticabile quella della nave dei balbuzienti), l’indimenticabile parodia dei fratelli De Rege, e tant’altro. Cinema, teatro, radio, televisione, donne: diciamo che al Nostro, almeno in linea di principio, le soddisfazioni non mancavano.

Poi, nel 1970, la bufera. L’arresto per il presunto reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, due mesi e mezzo di carcere e carriera irrimediabilmente compromessa. All’epoca non si andava tanto per il sottile (ne poté capire qualcosa il povero Enzo Tortora), e si procedeva a questi arresti "eccellenti" in pompa magna e coram populo; il "mostro" Walter Chiari, sbattuto in prima pagina, dovette subire, una volta scarcerato, l’ostracismo di coloro, RAI per prima, che fino a poco tempo prima lo osannavano e lo ricercavano. Va ricordato che fu tratto in arresto anche il grande Lelio Luttazzi, coinvolto, suo malgrado ed assolutamente innocente, nella vicenda che distrusse anche la sua vita.

Intendiamoci: al processo, Chiari fu condannato solo per detenzione di sostanze stupefacenti e quindi è risultato comunque colpevole di un reato. Nulla da eccepire, su questo. Ma come cambiano i costumi… Oggi, personaggi accusati di reati ben più odiosi diventano quasi delle star, e proprio le loro vicissitudini giudiziarie li portano ad essere richiestissimi e ad ammorbare i palinsesti televisivi. Walter Chiari, invece, dovette praticamente scomparire dalle scene importanti per anni, per ritornarvi solo verso la fine degli anni ’70, dopo tante emittenti private e tanti B-movies. Tornò, infatti, in RAI per condurre il varietà Una valigia tutta blu, e nel 1981 avrebbe fatto parte del cast di un altro celebre spettacolo abbinato, come Canzonissima, alla Lotteria Italia: Fantastico.

La sua vita sentimentale, costituita quasi esclusivamente da flirt (tranne, come la fiction lascerebbe ad intendere, il legame con Lucia Bosé), si era acquietata nel 1969, con il matrimonio con l’attrice Alida Chelli, figlia del celebre compositore Carlo Rustichelli, e con la nascita del figlio Simone, avvenuta mentre l’attore era ancora in carcere. La fiction, specie nella seconda parte, dedica un ampio spazio al rapporto col figlio (che, è il caso di ricordarlo, è accreditato come "consulente" dello sceneggiato e vi appare, all’inizio, in un piccolo cameo). E’ sembrato di assistere al remake di uno dei suoi film più significativi, Il giovedì (1963) di Dino Risi; la pellicola narrava di un padre separato, un po’ frescone e un po’ Peter Pan, che passa una giornata col figlio che non vede da molto tempo e con cui, alla fine della giornata, riesce, malgrado tutto, a stabilire un forte legame.
Anche dall’episodio della fiction emerge sì la figura del "solito" pazzerello, ma anche l’immagine di un padre dolcissimo ed attaccatissimo al figlio.

L’impressione che ho sempre avuto, e che viene suffragata dalla visione dello sceneggiato, è che Walter Chiari fosse un uomo SOLO. I lustrini e le paillettes contano davvero poco, in confronto ai rapporti umani. Non posso fare a meno di ricordarlo mentre parlava, intervistato, della fine della sua storia d’amore con Patrizia Caselli, con la quale si dichiarava disponibile a tornare anche subito, se solo lei lo avesse voluto. Era evidentemente e sinceramente affranto e m’ispirò grande tenerezza.

La sera del 20 dicembre 1991 l’attore si ritirò nel suo appartamento in un residence di Milano, in cui viveva - ovviamente - solo, e si sedette alla poltrona, davanti al televisore. Lo trovarono lì, il giorno dopo, con gli occhiali sul naso e la TV ancora accesa: un infarto lo aveva stroncato. Aveva 67 anni.

La fiction della RAI è quindistata, a mio modesto avviso, un dovuto riconoscimento per un personaggio vero e per un professionista che, pur con qualche limite caratteriale, ha lasciato un segno indelebile nella cultura del nostro Paese.

Un bravo a tutto il cast, con una menzione particolare per Alessio Boni, bravissimo nel non cedere alla tentazione di gigioneggiare o di ridurre a macchietta la figura del grande attore, e a Bianca Guaccero, ottima interprete del personaggio dell’eterna amica Valeria Fabrizi, che abbiamo ammirato di recente nella fiction Che Dio ci aiuti.

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