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Bilancio Del Festival Di Sanremo 2011


20 febbraio 2011 ore 19:31   di NickChase  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 1081 persone  -  Visualizzazioni: 1607

A conclusione della kermesse sanremese, giunta quest'anno alla sua 61^ edizione, è tempo di fare un bilancio generale e il più oggettivo possibile di quello che è stato uno dei Festival più riusciti degli ultimi anni (i dati Auditel parlano chiaro). Innanzitutto partiamo dalla squadra dei conduttori:

Gianni Morandi: è rimasto ingessato nei suoi fantasiosi completi di smoking dalle variopinte tonalità di nero sino all'ultima serata, quando tutto stava per finire il Morandi si stava invece risvegliando dall'impaccio emotivo suscitato dal palco dell'Ariston. Non essendo abituato ai ritmi televisivi e alla conduzione di uno show, Morandi ha dimostrato tutta la sua inettitudine televisiva e, se fosse stato solo per lui, il Festival sarebbe morto dopo solo qualche minuto;


Luca e Paolo: sono stati i veri mattatori del Festival, hanno saputo dare ritmo e colore alle serate ed hanno intrattenuto il pubblico come fossero in un villaggio turistico. Sempliciotti e banali con battute di bassa lega sulla situazione politica attuale, disinvolti e dalla battuta pronta nei momenti di vuoto nella conduzione morandiana. Hanno tentato di essere seri dedicando omaggi canori a Giorgio Gaber e alla canzone napoletana, ma forse nessuno li ha mai davvero presi sul serio;

Belen e Elisabetta: chi pensa che queste ragazze siano state scelte per via dei loro fidanzati famosi pensa proprio bene. Ma questo, in fin dei conti, non è mai stato un segreto sicché le ragazze, oltre ad abbondare di omaggi e servilismo sfrenato ("per me è davvero un sogno essere qui", "vorrei ringraziare te Gianni", "sono davvero molto emozionata di essere in Rai") non hanno mostrato alcun tipo di abilità particolare, la Rodriguez impacciata e palesemente stonata nel canto, la Canalis rispolverando i vecchi stacchetti di Striscia la Notizia in balletti di dubbia utilità.

Nonostante questo mix, questa bomba a orologeria del trash, la tanto vituperata squadra ha funzionato, gli ascolti hanno premiato una conduzione precaria, da una parte incerta e spaesata (Morandi), dall'altra vivace e allegra (Luca e Paolo). Se anche Belen e Elisabetta non ci fossero state sul palco dell'Ariston, nessuno se ne sarebbe accorto.

Per quanto concerne la qualità delle 14 canzoni in gara, questo 61° Sanremo non si è fatto mancare proprio niente, gli stili musicali sono stati davvero tanti, parimenti alcune tematiche affrontate da certi cantanti non propriamente Sanremesi per antonomasia. Tirando le somme, la buona qualità canora e musicale va ricercata solo in un paio di brani risultanti davvero meritevoli, poi l'attenzione si sposta invece su brani minori ma comunque molto interessanti; infine, i brani restanti non sono nulla di che, il solito polpettone musicale senza arte ne parte, canzoni scritte e musicate "apposta" per Sanremo. Vediamole tutte in dettaglio:

Roberto Vecchioni - Chiamami ancora amore: assente dal Festival ormai da molti anni, Vecchioni si è esibito con una canzone/poesia dalle sonorità tipiche del suo repertorio, forse la canzone più critica e politica del Festival ma che riesce in ogni caso a colpire lo spettatore. Il testo semplice ma efficace ha evidentemente commosso il pubblico che l'ha eletto vincitore assoluto. Vecchioni rappresenta la pura musica d'autore italiana e, dopo tanti cantanti aggiudicatisi la vittoria e derivanti dai talent della De Filippi e ormai dimenticati, una ventata di vera musica a Sanremo ci mancava davvero. Lode a Vecchioni, vittoria pienamente meritata;

Modà con Emma Marrone - Arriverà: la maledizione della vittoria dei cantanti derivanti dai talent si stava per avverare di nuovo! Fortuna che Emma e i Modà si sono fermati "solo" al secondo posto, anche se per pochi voti si sarebbe verificata la terza vittoria consecutiva di un esponente dei programmi della De Filippi a Sanremo. Scampato il pericolo, bisogna ammettere che "Arriverà" non è una canzone che eccelle particolarmente, è molto urlata e poco interpretata, costruita a tavolino per piacere ad un pubblico di giovanissimi che, a quanto pare, sono tanti giacché la canzone si è piazzata al secondo posto;

Al Bano - Amanda è libera: bravo Al Bano, ha portato al Festival una canzone inusuale per il suo puritano repertorio musicale. La canzone ha ritmo, trascina l'ascoltatore, è forse il brano più strumentale di tutti, odora di colonna sonora. Dopo tanti tentativi di partecipazione al Festival, Al Bano è riuscito a riscattarsi con un brano non banale. Terzo posto meritato;

Luca Madonia con Franco Battiato - L'alieno: l'impronta battatiana del brano è evidente, "L'alieno" è un mix fra una canzone pop e una elettronica, la tematica della caducità dell'esistenza, dell'appartenenza ad una vita altra, dell'inettitudine sociale la fanno da padrone in un testo che, se analizzato a fondo, risulta interessante e curioso. L'interpretazione di Battiato alla fine del brano fa capire quanto di suo è presente nella canzone sicché sembra quasi essere stata scritta proprio da lui;

Davide Van De Sfroos - Yanez: la musica folk approda a Sanremo con l'interpretazione originale di Van De Sfroos rigorosamente in dialetto laghée e senza sottotitoli. Gli spettatori si sono ritrovati quindi ad ascoltare una canzone incomprensibile, ma in compenso il ritmo scanzonato (è proprio il caso di dirlo) trascina e diverte, con chiare evocazioni latine e un testo ai limiti dell'assurdo. Un plauso per l'originalità di Van De Sfroos;

La Crus - Io confesso: ritornati insieme appositamente per Sanremo, i La Crus portano sul palco dell'Ariston un altro chiaro esempio di musica d'autore, ad un primo ascolto lenta e monotona, dopo qualche tempo si rivela orecchiabile e perfettamente godibile. Coadiuvati dal soprano Susanna Rigacci che dona al brano un tono quasi aulico. Bravi;

Luca Barbarossa con Raquel del Rosario - Fino in fondo: niente di entusiasmante per questa inedita coppia sanremese, intenta ad interpretare un brano melenso stracolmo di belle parole e luoghi comuni, con un ritornello/tormentone ed urla ricorrenti. Il redivivo Barbarossa poteva decisamente puntare più in alto, peccato;

Giusy Ferreri - Il mare immenso: dotata di una voce affatto banale e comune, la Ferreri si è esibita in un brano dove non è ben chiaro se le stonature siano volute o siano casuali, il testo non presenta particolarità evidenti, bensì è il tipico brano sanremese costruito ad hoc per il Festival. Gli autori del brano hanno voluto a tutti i costi sfruttare il più possibile il virtuosismo vocale della cantante e il risultato è quello di un'agonia canora imbarazzante, lontana anni luce dallo stile della Ferreri. Era da eliminare alla prima serata ma è incredibilmente arrivata sino alla finale;

Nathalie - Vivo sospesa: una delle poche reduci dei talent dotata di vero talento, la giovane Nathalie dimostra buoni propositi per il suo futuro da cantante ma ancora troppo immatura per dimostrare al meglio le proprie doti interpretative. Ha portato all'Ariston una copia di "In punta di piedi" appositamente rivista per l'occasione senza presentare al pubblico niente di nuovo. Ma, come detto, gli ottimi propositi per il futuro ci sono tutti, serve solo aspettare;

Anna Tatangelo - Bastardo: forse sospinta dall'istinto di mamma, forse (anzi, di certo) indotta dal compagno Gigi, la Tatangelo ho voluto a tutti i costi colpire il pubblico, suscitare interesse con una canzone grintosa ma tremendamente sfacciata e un look aggressivo forse un po' troppo ostentato per il Festival. "Bastardo" da titolo di un'apparentemente innocua canzone diventa quasi un'offesa, ripetuta all'esasperazione, urlata e non cantata in un brano dall'inconfondibile impronta d'alessiana e non tatangiolesca. Presentatasi la prima serata con un look lesbo-emo-punk-rock, fortunatamente subito eliminata, viene inspiegabilmente ripescata alla terza serata per volere del televoto. Senza offesa per Gigi, ma il brano era meglio se restava chiuso in un cassetto;

Max Pezzali - Il mio secondo tempo: il Peter Pan della musica italiana, accortosi dell'avanzare inesorabile dell'età ed approdato ormai nella fase degli anta, canta un inno alla nuova vita che lo aspetta, e lo fa nel pieno stile degli 883, ovvero canta un brano fotocopia ormai già sentito e risentito decine di volte, con le stesse sonorità, gli stessi vocalizzi, gli stessi accordi, insomma la stessa musica. Il buon vecchio Max sembra cantare la stessa canzone da vent'anni, uccidendo l'originalità musicale e i timpani degli ascoltatori. Un consiglio Max: licenzia il tuo consulente d'immagine, vestito da barbone non ti si può vedere;

Tricarico - 3 colori: il talebano della musica inascoltabile, parafrasando Aldo Grasso, ritorna inspiegabilmente a Sanremo con un brano ninnananna scritto apposta per lo Zecchino d'Oro ma rifiutato pure dall'Antoniano perché faceva venire il latte alle ginocchia al mimo che anima Topo Gigio. Tricarico, privo di voce, prosegue imperterrito a voler fare il cantante a tutti i costi dispensando solo noia e, insieme a Morandi, ha fortemente contribuito a rendere Sanremo più prolisso e flemmatico del solito. Francè, cambia mestiere te prego...;

Anna Oxa - La mia anima d'uomo: non si capisce se la prima serata la Oxa si sia presentata sul palco dell'Ariston in pigiama azzurro o se si fosse trattato del suo Avatar poco importa, fatto sta che nessuno ha capito né il testo della canzone né la lingua in cui la Oxa ha cantato. Un brano incomprensibile dalla prima all'ultima nota, urlato all'inverosimile, inascoltabile e impressionabile. Non si sa se sia peggio l'acconciatura della Oxa che la faceva somigliare al/alla "cantante" dei Tokyo Hotel, oppure l'incomprensione totale del brano. Poco importa, Annina è stata eliminata alla prima serata, risparmiandoci look e acconciature improbabili;

Patty Pravo - Il vento e le rose: travestita da signorina Rottenmeier, la Patty ha dimostrato in questo Festival tutta la sua estraneità al panorama musicale attuale, interpretando una canzone demodè che non andava di moda nemmeno negli anni '60. La Patty ha ormai dato tutto ciò che era nelle sue capacità e forse per Sanremo non è davvero più adatta. Sarebbe il caso di dedicarsi ad altro, forse a qualche sagra paesana.

Passiamo ora brevemente in rassegna il repertorio della sezione "Giovani" che ha rivelato un'interessante sorpresa:

Raphael Gualazzi - Follia d'amore: una vera e propria rivelazione, il giovane Raphael ha dimostrato talento, inventiva e originalità in un brano inusuale per un ragazzo così giovane e anche per Sanremo, ammaliando il pubblico con un brano jazz godibile e orecchiabile. Una novità assoluta, complice un innato talento e un genere musicale al quale pochi sono davvero abituati. Complimenti;

Roberto Amadè - Come pioggia: forse parente di Tricarico, Amadè addormenta con questo brano quasi sussurrato, anche se dimostra voglia di fare e dedizione musicale. Bravo;

Anansi - Il sole dentro: un'altra bella rivelazione sanremese, un altro giovane ragazzo che si cimenta con un genere totalmente estraneo al Festival, il reggae, che dona alla kermesse una ventata di freschezza e di gioventù. Bravo anche Anansi;

Marco Menichini - Tra tegole e cielo: niente di speciale per questo giovane cantante che si esibisce con un brano banale, orecchiabile ma già sentito decine di volte. Il talento esecutivo c'è, serve solo l'ispirazione poetica adatta;

BTwins - Mi rubi l'amore: questo duo senza arte ne parte non decolla sul palco dell'Ariston. Appare chiara ed evidente l'intenzione di creare un gruppo destinato a sollazzare le orecchie e le menti delle ragazzine ma in questo caso era forse più adatta una comparsata a TRL (anzi, al neonato FNMTV) piuttosto che a Sanremo;

Micaela, Serena Abrami, Gabriella Ferrone: le giovani cantanti di questa edizione non hanno particolarmente colpito. Si sono tutte dimostrate ottime interpreti, rivelando di avere studiato e di essersi preparate a fondo, ma la qualità dei brani e le musiche non sono davvero meritevoli. Peccato.

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