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Biutiful (2010), Un Film Di Iñárritu


31 agosto 2011 ore 22:42   di ladycri  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 400 persone  -  Visualizzazioni: 681

Un film che lascia decisamente senza parole. Sto parlando di Biutiful (2010) l’ultimo film del regista messicano Alejandro Gonzàlez Iñárritu. Classe 1963, regista, sceneggiatore, produttore, montatore cinematografico ma anche compositore. Lo conosciamo per altri film di grande risonanza internazionale quali Amores Sperros (2000), il film che ci illumina riguardo al peso dell’anima quando si muore 21 Grammi (2003), e il drammatico Babel (2006).

In questo Biutiful, volutamente scritto male, come lo scriverebbe un bambino alle prime armi con l’inglese o una persona non molto ben istruita (una scena che saggiamente il regista ci propina nel film) tutto è reale. E’ una realtà che, per la sua pregnanza, ci mette addosso un’angoscia di fondo per tutta la durata del film, ma forse la vita è Biutiful nonostante tutta la sua bruttura, può volerci dire questo il regista? Di sicuro una morale di fondo è l’agire, possiamo dire onesto, del protagonista che, nonostante si trovi a fare cose poco corrette, se ne esce comunque con una grande lealtà etica e un senso di giustizia degno delle persone più umili e buone di cuore.


Ma il buonismo non è certo il messaggio di fondo di questo film in cui ci troviamo di fronte a tematiche come il contrabbando illegale dei venditori abusivi di colore per le strade; il business della merce griffata contraffatta prodotta da aziende gestite da cinesi senza scrupoli che sfruttano la manodopera connazionale, in cui il protagonista del film, Uxbal, è solo un piccolo anello della catena del mercato illegale. D’altronde lui fa quello che può, per portare a casa un po’ di denaro per i due figli ancora piccoli e per coprire le disavventure di una moglie malata di nervi in cura di psicofarmaci che gioca a fare la madre perfetta in preda a crisi aggressive contro il bambino più piccolo. A incentivare la dose di nudo e crudo realismo ci si mette la malattia di Uxbal , un tumore maligno già in fase terminale. Si scopre fin dall’inizio del film e quindi vediamo lentamente la lotta di resistenza alla morte di quest’uomo che invece pare certa fin dall’inizio. Perché è proprio la morte il secondo grande leitmotiv di questo film, come il dono del protagonista di sentire gli ultimi pensieri della gente prima di morire. La scena finale di ricongiungimento dell’anima di Uxbel al padre, come lui morto in giovane età, è forse la parte più ridondante e esteticamente troppo cercata del regista.

Abbiamo di fronte a noi uno Javier Bardem ,nei panni di Uxbal, a dir poco strepitoso.
Il film è presentato in anteprima a Cannes il 17 Maggio 2010 e la performance di Bardem si aggiudica il premio come Migliore Attore. Suggestiva la fotografia di Rodrigo Pietro in perfetta sintonia con la drammaticità del film.

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