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Cinema & Dintorni: Juno ( Recensione )


24 giugno 2013 ore 15:17   di SybilVane  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 452 persone  -  Visualizzazioni: 740

Yoho, ridiamoci su. Anche se hai appena sedici anni e resti incinta del tuo migliore amico.
La parabola di "Juno", opera prima della sceneggiatrice Diablo Cody, sorprende poco gli scafati spettatori del XXI secolo: quella dell’adolescente incinta per sbaglio è una realtà molto più frequente e più nota di quanto moralmente dovrebbe essere. Cosa colpisce piacevolmente il pubblico però, è il modo in cui una materia tanto abusata viene spogliata da ogni suo stereotipo e reinterpretata da qui in un’ottica così diversa e singolare. In "Juno" quasi tutto è atipico, dalla personalità della protagonista - e dei comprimari della vicenda - , al modo in cui i personaggi agiscono e reagiscono al problema. L’originalità dell’approccio è funzionale all’intenzione filmica di sceneggiatrice e regista (Jason Reitman, giovane, indipendente, controcorrente): "Juno" affronta tematiche delicate e complesse, dalla gravidanza precoce all’aborto all’adozione, ma le oltrepassa con grazia e leggerezza, e non si sporca le scarpe scadendo in eccessivi moralismi o inflazionati sentimentalismi. E allora largo all’ironia, al pizzico di cinismo, alla battuta pronta che alleggerisce anche le situazioni più drammatiche.

E’ la protagonista Juno MacGuff (Juno come la moglie di Giove, non come la città in Alaska), a plasmare lo stile di una vicenda che si conforma naturalmente alla sua personalità: lei è un’adolescente non tradizionale, atipica nel modo di vestire, nel modo di parlare e nei gusti musicali, possiede un senso dell’umorismo sottile e una maturità sicuramente superiore alla sua età. Il suo atteggiamento spavaldo e noncurante le fa apprendere senza grossi drammi la notizia della gravidanza, e senza altrettante tragedie la porta alla decisione di tenere il bambino (che peraltro non decide di tenere per qualche dilemma morale ma perché tormentata dall’affermazione di una compagna di classe, solitaria sostenitrice della campagna anti-aborto, secondo cui il feto anche di poche settimane è già provvisto di unghie delle mani).
E tuttavia, il suo atteggiamento non è indice d’irresponsabilità: Juno accetta stoicamente le conseguenze della sua scelta, non si lamenta mai degli effetti collaterali "fisici" della sua situazione, ma nasconde dietro un muro caustico e graffiante una fragilità che a volte sfonda la parete e si rivela in tutta semplicità.


I comprimari della vicenda si adeguano al suo modo d’essere: così Paul Bleeker è l’amico-padre del bambino, il timido e disadattato compagno di laboratorio, innamorato teneramente di Juno ma senza nessuna voce in capitolo; così Leah è la migliore amica svampita ma leale, popolare cheerleader e segretamente innamorata di un professore; così Mr e Mrs MacGuff, padre e matrigna, sono i genitori che tutti vorremmo avere, quelli che supportano senza paternalismi e nel momento del bisogno sanno dare il consiglio giusto . E poi ci sono i Loring, la famiglia adottiva a cui Juno si rivolge, che nella loro ordinarietà (donna in carriera lei, uomo in crisi di mezz’età lui) sono la coppia meno funzionale della vicenda.

Dialoghi incalzanti, umorismo sottile, personaggi così diversi eppure così psicologicamente dettagliati. Mettiamoci anche una colonna sonora che è come la protagonista, leggera, genuina e delicata, e una notevole performance attoriale (plauso a Ellen Page e Michael Cera, un po’ più debole l’interpretazione di Jason Bateman) e otteniamo un prodotto del cinema indipendente di grande pregio e qualità.

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