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Cinquant' Anni Di Dolce Vita


29 agosto 2011 ore 00:05   di claquag  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 484 persone  -  Visualizzazioni: 1232

Sono passati poco più di cinquant'anni ma "La Dolce Vita", probabilmente il film italiano più conosciuto nel mondo, è ancora oggi lo specchio decadente ed anche un po' crudele di quella parte della società italiana che aspira a diventare la storia stessa del nostro paese.

Roma, anni sessanta: il boom economico è sotto gli occhi ed anche nelle tasche di tutti, la capitale risplende di luce propria ma anche riflessa nelle cronache mondane che diventano sempre più seguite grazie all'espansione dell'arte cinematografica che richiama sul Tevere le più famose star hollywoodiane. La notte diventa piccola, una strada in particolare, Via Veneto, diventa il centro del mondo; si inventano nuovi mestieri legati all'effimero e nasce l'ispirazione per nuovi personaggi per diventeranno storia.


Una storia in fondo amara e grottesca raccontata attraverso lo sguardo malinconico di Marcello Mastroianni, i pellegrinaggi notturni in una città silenziosa e magica incontrando borghesi ed aristocratici grotteschi e strampalati, fantasmi in libera uscita da ville decrepite e che si dissolvono nel nulla al mattino.

Tutto è esagerato, il linguaggio, il trucco , i vestiti sono la parodia di una vita che si pensava potesse rimanere dolce in eterno, ma era sempre un sogno che si dileguava prima di poterlo accarezzare, come nella famosa scena della fontana di Trevi con Mastroianni che si avvicinava alla Ekberg senza riuscire mai a baciarla, come se una barriera invisibile l'allontanasse dalla chimera. Ma dietro la vita creduta dolce c'era la realtà di un benessere che aveva raggiunto il suo apice e che non avrebbe più potuto essere condiviso da tutti; stava per nascere l'Italia degli speculatori e dei furbetti, delle tangenti e del servilismo ai potenti.

Cinquant' Anni Di Dolce VitaCinquant' Anni Di Dolce Vita

Sono passati cinque decenni, quell'epoca è diventata storia ma l'Italia non ha girato pagina, i volti di allora sono riconoscibili in molti dei protagonisti di oggi, anche se i personaggi da gossip non sono più i divi del cinema o gli aristocratici, ma calciatori, presunte show girls, famosi da grandi fratello o isola e fanciulle che sculettando in tivù aspirano ad un posto sicuro in parlamento, visto che al giorno d'oggi è più facile farsi eleggere che imparare a cantare o recitare.

Il centro del mondo snobista è decadente si è trasferito ad Arcore, non ci sono più i caffè di Via Veneto ma i sotterranei di una villa, l'Italia di oggi è rappresentata tutta lì, come nel bunker di Berlino dove si festeggiava il compleanno del Furher mentre fuori il mondo bruciava ed il dittatore stesso a chi gli faceva notare le sofferenze del popolo tedesco rispondeva che era stato il popolo stesso a scegliersi il proprio destino legandolo indissolubilmente al suo.

Forse fra qualche anno riconosceremo sul grande schermo la parodia dei personaggi della "Dolce Vita " di oggi ma resterà comunque l'amarezza per aver bruciato il patrimonio economico e spirituale che gli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale ci avevano lasciato e che purtroppo non sarà più disponibile per le nuove generazioni.

Così come allora quell'inutile vagare notturno senza uno scopo e senza emotività era il preludio della fine di tante speranze, il "bunga bunga" di oggi è il simbolo del totale decadimento morale e civile di una nazione che continua a credere di essere una delle protagoniste delle scena mondiale ma che invece si è ridotta ad una comparsa ipnotizzata dal potere del denaro e senza più l'entusiasmo degli ideali che ci avevamo fatto diventare finalmente italiani. Se vogliamo inseguire un nuovo sogno e vivere nella speranza di un mondo migliore è necessario pertanto un nuovo Risorgimento, prima di tutto morale.

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