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Claudio Baglioni - Gira Che Ti Rigira Amore Bello (1973) - Recensione


31 agosto 2011 ore 11:43   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 797 persone  -  Visualizzazioni: 1350

E’ passato meno di un anno dall’improvviso quanto stratosferico successo di Questo Piccolo Grande amore e Claudio Baglioni – che nel frattempo si è sposato, in gran segreto, con Paola Massari - esce nuovamente sul mercato, questa volta di estate. Non sono certo che sia stato proprio l’artista romano ad affrettare i tempi; ritengo, anzi, che l’accelerata sia stata data proprio dalla casa discografica. Non dimentichiamo che siamo nel periodo d’oro di Lucio Battisti, altro pezzo forte della RCA (distributrice della Numero Uno), e può darsi che non si volesse pubblicare il nuovo lavoro di Baglioni contemporaneamente a quello di Battisti.

Supposizioni, certo; il risultato, però, è alquanto inferiore al disco precedente. Va detto, in tutta onestà, che il disco è tutt’altro che brutto, anzi; più di qualche brano (Amore Bello, W l’inghilterra, Io me ne andrei, Ragazza di campagna) diventerà tra i più canticchiati dell’artista. Però il disco è pervaso da un non so che d’indecifrabile che mi impedisce di affezionarmici, anche se alcune battute denotano la solita freschezza espressiva, tipica del primo periodo del cantautore.


E’ indicativo che, in almeno due casi (Casa in costruzione, Miramare) Baglioni abbia fatto ricorso a musiche già utilizzate in altri brani, e persino il titolo del disco è tratto dalla prima strofa di Cincinnato (pezzo di due anni prima). La struttura è ancora una volta quella del concept-album e alla direzione d’orchestra è chiamato un’altra volta l'ottimo Tony Mimms. Il disco, che si apre con un inquietante flash-forward (Gira che ti rigira n. 1), narra di un giovane liceale che, all’inizio dell’estate, decide, senza avvisare i genitori né tantomeno la fidanzata Simona (dettaglio autobiografico?), di partire alla ventura in sella alla sua auto (Camilla, una Citroen 2cv). Sul suo percorso incontrerà un’avvenente turista inglese (W l’Inghilterra), con la quale però il giovanotto incapperà in una magra figura, una donna con la quale condividerà persino un alloggio (Io me ne andrei), ma che lo deluderà per la sua pigrizia e il suo disordine, una ragazza dapprima ritrosa (…Ed apri quella porta), poi talmente intraprendente da indurre il protagonista, disorientato, alla fuga, e una villanella (Ragazza di Campagna), picchiata dal padre per essersi messa il rossetto, che il protagonista spia mentre si spoglia e che poi si fa maldestramente scoprire. Non oso pensare che cosa potrebbe combinare oggi quel padre…

Nel lato B il viaggio prosegue: il nuovo incontro riguarda una donna (Casa in costruzione) con cui si immagina già costruita quale nido d’amore una casa ancora da completare; in Miramare, il Nostro s’imbatte in una donna che gli fa scoppiare il fegato a causa del vistoso cappello con cui va in spiaggia. In Amore bello, invece, balla per l’ultima volta con la donna che ha deciso di lasciarlo. A questo punto, il protagonista si ricorda (Lettera) di essere, anche se un po’ scavezzacollo, tutto sommato un bravo ragazzo, e scrive ai propri genitori una lettera, tassa a carico del destinatario, con la quale preannuncia il suo imminente ritorno e giura che non si farà più rimandare. Nel breve volgere di un’estate, questo ragazzo ha fatto praticamente strage di donne.

La tragedia, però, è dietro l’angolo (Gira che ti rigira n. 2): mentre ritorna a casa, meditando sulle passate avventure, il ragazzo ha un incidente e la sua auto prende fuoco: si rende conto che oramai il suo tempo è finito e muore. Il disco si chiude con la voce di un bambino (il protagonista?) che gioca con un modellino di automobile: oramai ho smesso di lambiccarmi il cervello per fornire un’interpretazione plausibile all’innesto di questa voce.
Obiettivamente, questo finale melodrammatico mi sembra un po’ gratuito, ma si tratta indiscutibilmente di una scelta artistica.
Anche se, negli anni successivi, le vendite diventeranno soddisfacenti, per Baglioni qualcosa è andato storto; infatti, il disco non bissa il successo di Questo piccolo grande amore.

La Citroen 2cv gialla e nera, che in realtà è la comprotagonista della storia, è stata la prima automobile acquistata da Claudio Baglioni, e a questo punto l’artista romano, non so se su propria iniziativa, decide di darle fuoco – chissà perché, poi: forse una trovata pubblicitaria? – e lo fa pubblicamente, con tanto di servizio fotografico sui giornali. La povera 2cv, poco tempo prima, è stata anche al centro di un cortometraggio RAI che in realtà verrà mandato in onda trent’anni dopo.

Per il cantautore romano si apre una pur breve pausa di riflessione: lo attendono altri grandi successi.

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