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Claudio Baglioni - Sabato Pomeriggio (1975)


4 febbraio 2012 ore 00:22   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 576 persone  -  Visualizzazioni: 988

Luis Enriquez Bacalov, classe 1933, dopo aver completato lo studio del pianoforte, lascia la natìa Argentina per approdare, nel 1959 e dopo aver girato mezzo mondo, in Italia. Nel nostro Paese non faticherà molto a trovare un contratto con la RCA, con la quale inizierà una collaborazione duratura e proficua.

Forse non tutti sanno che Bacalov – che in quel tempo si firmava semplicemente Luis Enriquez – ha curato arrangiamento e direzione d’orchestra di tutti i maggiori successi, targati RCA, degli anni ’60: Rita Pavone, Sergio Endrigo, Nico Fidenco, Neil Sedaka e Gianni Morandi, per citarne solo alcuni. Per quest’ultimo scriverà addirittura il suo primo grande successo: Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Nel 1996 coronerà la sua grande carriera con l’Oscar per la miglior colonna sonora originale (quella de Il Postino di Michael Radford, l’ultimo film dell’indimenticabile Massimo Troisi).


E’ lui il musicista chiamato ad arrangiare il nuovo lavoro di Claudio Baglioni, Sabato pomeriggio. Dopo il grande successo di E tu…, la cui title-track aveva vinto il Festivalbar 1974, il cantautore romano, che nel frattempo è convolato a giuste nozze con Paola Massari, torna a registrare in Italia e, praticamente, con gli stessi musicisti con cui aveva realizzato i lavori precedenti a E tu… Curiosità: alle chitarre collabora Enrico Ciacci, eccellente chitarrista nonché fratello di Little Tony.

Chi si aspettava un disco realizzato sulla falsariga del precedente, si rende conto subito di essere caduto in errore. Sono scomparsi gli svolazzi e le sperimentazioni di Vangelis, ma quel che più conta, scompare ogni sdolcinatura; qui Bacalov si esprime in maniera più “classica” e sicuramente più essenziale, tant’è vero che l’uso del sintetizzatore è di gran lunga più parco. Ovviamente, torna l’accompagnamento orchestrale, non particolarmente ingombrante, tranne, forse, Poster e Sabato pomeriggio. Traspare inoltre, da un ascolto più attento, l’intenzione di Baglioni di sperimentare qualcosa di diverso dal solito, come per affrancarsi dall’ingombrante eredità lasciatagli da Questo piccolo grande amore.

Qui, infatti, d'amore si parla poco: il tema principale del disco – si torna al concept-album - è l’attesa; del resto, lo evidenzia già il brano introduttivo (Aspettare…), in cui Bacalov sperimenta l’uso di strumenti “alternativi”, come le macchine da scrivere (sembra un po’ l’incipit di Money dei Pink Floyd). Segue Carillon; è il commovente e delicato volo nel passato di un’anziana signora (viene citata la data 05.04.23), probabilmente appartenente alla borghesia, che ricorda con tristezza il tempo andato e “attende” la sua ora (ti domanderai se serve star quaggiù…). Alzati Giuseppe è il ritratto di un simpatico e inconcludente giovane del sud che, a quanto pare, non ha ancora deciso cosa fare da grande (Alzati Giuseppe, troppo tempo hai perso già…). Poster è lo splendido affresco della vita che passa in una stazione della metropolitana di Roma (due donne stan parlando con le braccia piene di sacchetti dell’Upim, oppure: un uomo si lamenta ad alta voce del Governo e della Polizia...). Nel futuro, diventerà uno dei brani di Baglioni maggiormente ripresi da altri artisti: una vera e propria evergreen. Tutto qua! ci fa simpaticamente ricordare (siamo nel 1975, non dimentichiamolo) come giocavano ancora i bambini all’epoca (i maschietti con i fucili, le femminucce con le bambole), in “attesa” di diventare grandi. Doremifasol è forse un po’ avulsa dal tema del disco, la prima canzone d’amore.

Lampada Osram è l’amarissima storia di una ragazza al suo primo appuntamento, davanti alla Stazione Termini, che, in attesa del suo “lui”, pensa all’emozione dell’incontro (chissà che pantaloni avrà), assiste alla vita che le passa davanti agli occhi (che facce da galera, quei quattro sul coupé) e accortasi, dopo una buona mezz’ora, che il ragazzo le ha dato buca, se ne torna mestamente a casa. 21X, contrassegnata dal flauto di Gianni Oddi, narra dell’attesa dei risultati della schedina (già, si giocava ancora in massa al Totocalcio) di un ragioniere che sogna una vincita miliardaria per regalare un po’ di benessere alla propria famiglia, ma alla fine sono i valori veri, quelli che contano, ad indurlo a dimenticarsi dei suoi sogni: i suoi bambini, sua moglie. Sisto V, interamente in romanesco, è legata ad un personaggio storico, un papa del XVI secolo noto per le numerose opere pubbliche legate al suo pontificato, ma anche per il clima repressivo da lui instaurato (e tie’ sta’ maledetta lingua a posto, si tu nun voi fini come un capretto arosto). Qui l’attesa è quella di “un papa mijore”. Il lago di Misurina ci porta in una dimensione da fiaba; caratteristico è l’apporto del coro dell’Associazione nazionale Alpini di Lamberto Pietropoli. …Ed aspettare, con la collaborazione (adesso si dice “feat”) del gruppo vocale della Schola Cantorum, è un dettagliato elenco di tante piccole cose per cui è richiesta un’attesa (il 9 barrato, l’eclissi naturale, un terno al lotto).

Chiude la title-track, altra evergreen di Baglioni, bella canzone d’amore e spettacolare arrangiamento orchestrale, alla Luis Enriquez Bacalov, per intenderci, come ai tempi di Gianni Morandi e di Sergio Endrigo.

Il disco avrà l’ormai consueto, travolgente successo; Baglioni si concederà un periodo di riflessione alquanto lungo (quasi due anni), mentre i suoi rapporti con la RCA cominceranno a deteriorarsi. Bacalov invece, oramai Italiano d’adozione, avrà una carriera, tuttora intensa, strepitosa e pregna di soddisfazioni, premio Oscar a parte, che lo consacrerà musicista richiestissimo e di straordinario talento.

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