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Claudio Baglioni - E Tu... (1974)


11 settembre 2011 ore 02:45   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 526 persone  -  Visualizzazioni: 1179

Gli Aphrodite’s Child erano un gruppo piuttosto singolare per il panorama musicale dell’epoca (e non solo): due Greci (Vangelis Odysseas Papathanassiou, tastiere e composizione e Lucas Sideras, batteria) ed un Egiziano (Demis Roussos, basso e voce solista), alfieri di un rock progressivo caratterizzato da forti influenze mediterranee e dalla splendida voce in falsetto di Demis Roussos. I tre, trovatisi quasi per caso in Francia, incidono diversi bei 45 giri, tutti di grande successo (Rain and tears, It’s five o’ clock, Spring, Summer, Winter and fall), dopodiché, nel 1970, si sciolgono. Lucas Sideras tornerà nell’anonimato, Demis Roussos inizierà una fortunata carriera da solista e Vangelis, vero genio musicale, comincerà a fare il musicista a tutto tondo, impegnato nella ricerca di suoni nuovi, prevalentemente elettronici, e soprattutto nella composizione. Celebri alcune sue colonne sonore, in particolar modo quelle di Blade Runner e di Momenti di gloria; per quest’ultima conquistò addirittura il premio Oscar.

Vangelis, specie nel primo periodo post-Aphrodite’s Child, si cimenta anche nell’arrangiamento. E’ proprio in lui che a Parigi, nei primi mesi del 1974, s’imbatte Claudio Baglioni, reduce dal mezzo flop di Gira che ti rigira amore bello e alla ricerca di un arrangiatore per la sua opera rock. Baglioni – niente opera rock, ovviamente – chiede comunque al musicista greco di arrangiargli il “prossimo disco”.


Il risultato è quello che, secondo me, è musicalmente il miglior album di Baglioni. Abbandonato lo stile concept-album, il cantautore romano si dimostra particolarmente ispirato, ma ciò che colpisce sin dal primo ascolto è l’impronta, data all’intero album, dal sapiente tocco di Vangelis.

Del proprio entourage Baglioni “si porta appresso” solo Antonio Coggio e Toto Torquati, che però si limitano a suonare alcune parti di pianoforte. Per il resto, Vangelis chiama una serie di eccellenti musicisti francesi, che contribuiranno non poco alla riuscita dell’album. Curiosità: tra i coristi vi è “un certo” Patrick Hernandez, che pochi anni dopo diventerà famoso con il brano disco “Born to be alive”. Ma sarà una meteora.

Chi, ovviamente, farà l’acchiappatutto sarà proprio Vangelis. Il musicista greco suona di tutto, persino la batteria, con cui garantirà un accompagnamento discreto ed originale. Poche le parti di basso, che tra l’altro non è chiaro da chi vengano suonate (forse dallo stesso Baglioni?). Le tastiere del musicista greco dominano la scena, producendo così suoni di grande effetto che caratterizzeranno l’intero album. Le atmosfere sono indimenticabili: nel mio caso sono legate ad un viaggio, ed ogni canzone di quest’album che mi capita di ascoltare me ne evoca qualche tappa.

Come se non bastasse, Baglioni è in grande spolvero e tutti i brani sono da ricordare. E tu... è una bellissima canzone d’amore (che, ricordiamo, vinse il Festivalbar del 1974); Oh Merilù è lo scanzonato racconto delle prime esperienze musicali (…e fu così che con Gigi, con Aldo e con Kiko misi su un complessino di quelli beat) ricordate con nostalgia (ma che tempi erano quelli, e purtroppo non ci son più); E me lo chiami amore è un grido di rabbia verso una donna che non merita (ma va’ mmorì ammazzata, fa’ un po’ come ti pare); Ad Agordo è così è l’allegro resoconto di una giornata in un paesino della montagna bellunese (che, tra l’altro, è il luogo che ha dato i natali alla madre di Paola Massari, la moglie di Claudio). L’interpretazione di Baglioni e il tessuto musicale del brano, insolitamente scarno per una buona metà, rendono estremamente realistico il racconto. Ninna nanna nanna ninna è la quasi integrale trasposizione in musica di una poesia del grande Trilussa, probabilmente scritta durante o dopo la seconda guerra mondiale e ferocemente critica verso i dittatori guerrafondai (de la ggente che se scanna per un matto che comanna) e verso la loro ipocrisia (rivedremo ancora li sovrani che si scambieno la stima: boni amici come prima), ma non mancano anche frecciate verso la Chiesa (e a vantaggio pure d’una fede per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo al re macellaro che sa bene che la guerra è un gran giro de quattrini), che, con ogni probabilità, causarono la censura radiotelevisiva del brano.

L’eterea Chissà se mi pensi sembra il seguito di Ragazza di campagna; A modo mio non è propriamente freschissima, dal momento che è stata precedentemente incisa da Gianni Nazzaro. La splendida Il mattino si è svegliato sembra ambientata in primavera, ed è appoggiata su un tappeto floreale di tastiere; qui Vangelis picchia duro persino sulla batteria. Quanta strada da fare è l’elogio agrodolce della vita on the road; il lungo finale è un florilegio di sintetizzatori su cui s’innesta la tromba di Antoine Russo. Chiude l’album un’altra canzone d’amore, Canto.

Non c’è che dire, il salto di qualità è evidente. Eppure, a quanto pare, Vangelis non conosce la musica. Ma che fa, quando i risultati sono questi?

Negli ani ’80 la RCA masterizzerà l’album su CD, manipolando abbondantemente il master originale e rendendo il disco a tratti irriconoscibile. Alcuni brani mi sembravano d’impostazione jazz. Fortunatamente, negli anni a venire verrà data alle stampe nuovamente la prima versione del disco, l’unica che io riesca a riconoscere.

Il disco venderà meritatamente, in breve tempo, centinaia di migliaia di copie: il fiasco di Gira che ti rigira amore bello può essere archiviato.

Articolo scritto da zazatto - Vota questo autore su Facebook:
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