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Come Presentare L' Idea Per Un Film Ad Un Produttore, Alcuni Consigli


25 novembre 2011 ore 16:23   di ideastreet  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 4491 persone  -  Visualizzazioni: 6031

A tutti sarà venuto in mente, almeno una volta nella vita, che una storia o una particolare situazione possa essere d’ispirazione per la realizzazione di un film. Qualcuno, poi, potrebbe aver abbozzato l’idea per portare il progetto ai livelli di una ipotetica opportunità rappresentativa: la sceneggiatura. Ma come si presenta una sceneggiatura? E a chi? Mi hanno posto questa domanda diverse volte e spesso ho dovuto tradire le speranze dei miei attendenti, convinti che scrivere un buon film fosse una cosa detta e fatta.

Purtroppo nel mondo professionale, e in particolare in Italia, non funziona così. Una serie di questioni critiche impediscono allo sceneggiatore non professionista di firmare le opere proposte sui grandi schermi; in primis, l’esigenza di sottoporre il soggetto a una attenta analisi da parte di una casa di produzione. L’idea per un film non è che uno spunto, un trampolino di lancio per una trama da sviluppare in una struttura drammaturgica in tre atti, con una complessa articolazione tra il ruolo dei personaggi e l’evoluzione soggettiva del personaggio e oggettiva della storia. La sceneggiatura è un livello superiore del racconto. Snocciola in scene quello che il racconto in genere spiega a parole. E’ lo scheletro della rappresentazione audiovisiva, lo strumento che soddisfa tutte le problematiche narrative e tecniche alla base di un buon film.


Si deve innanzitutto ammettere che il coinvolgimento di un produttore è il punto di partenza di qualsiasi film per il cinema: dal punto di vista economico, certo, ma anche sotto il profilo logistico e creativo perché il produttore è, nella maggior parte dei casi, colui che interpreta la storia e individua le potenzialità necessarie alla realizzazione. Ne derivano due elementi problematici tra loro strettamente collegati: il primo è che in Italia non esiste un vero e proprio mercato cinematografico: non esiste una produzione senza incognite, non esiste la certezza della distribuzione se non per alcuni prodotti tipici quali il cinepanettone, la commedia e il film drammatico e/o d’autore. Paradossalmente, neppure i film finanziati con i fondi cinematografici nazionali ed internazionali godono di una particolare diffusione e talvolta non riescono neppure ad entrare nelle sale dei circuiti cinematografici nazionali. Non è necessario addentrarsi troppo nelle circostanze specifiche che condizionano il mercato cinematografico italiano: basterà citare alcuni dei motivi che hanno declinato la tendenza del grande schermo a riempire le sale:
- la ricchezza di generi, di cui i film stranieri sono ricolmi;
- la difficile concorrenza dei film italiani rispetto alla strabordante importazione straniera;
- il cinema e la tv si sono spartiti i territori. Grazie alla ricca produzione di fiction, molti autori sono stati assorbiti nella scrittura televisiva e hanno aperto la strada di un nuovo mercato, seppure con regole differenti.

Il grande ostacolo della distribuzione ha reso i produttori più accorti, ed ha influenzato decisamente le dinamiche alla base della scelta delle idee da realizzare. Specie se ha di fronte un dilettante che, come spesso accade, è digiuno di tali dinamiche e delle principali tecniche di scrittura per lo schermo. Infatti, la scrittura della sceneggiatura necessita di consapevolezze e competenze ben definite. Poiché lo screenwriting è pura rappresentazione per immagini, totalmente svincolata dalla struttura narrativa tradizionale, ripulita da passaggi inutili, occorre la competenza di un esperto per realizzare una buona opera da rappresentare. Qualora il produttore ritenesse l’autore capace di realizzare la sceneggiatura, potrebbe stabilire che sia necessario affiancarlo a uno sceneggiatore esperto. La sceneggiatura, ad ogni modo, può essere formulata e riformulata a più riprese, scritta, cancellata, revisionata, modificata... Questo perché le esigenze della scrittura, come quelle della produzione, cambiano continuamente ed è importante saper buttare. Non a caso, il software di scrittura più usato a livello professionale si chiama Final Draft cioè “ultimo stralcio”, “bozza finale”, proprio ad indicare la volatilità delle parole rispetto alla stesura definitiva, nelle quali le parole descrivono scene.

La scrittura della sceneggiatura, in Italia, equivale dunque a un impegno economico per il produttore che la commissiona. La scansione rateale in tre fasi (in concomitanza con l’avvio della scrittura, a metà lavoro e dopo l’ultima revisione), da’ alla produzione la possibilità di verificare lo stato del progetto man mano che avanza e chiedere eventuali rettifiche a seconda degli accordi che riesce a stipulare per una produzione più vantaggiosa. Il produttore, infatti, può orientarsi nella scelta di realizzare sì una trama originale, ma quanto più comprensiva di elementi descrittivi utili a stabilire i vantaggi della realizzazione: coproduzioni, coinvolgimento di attori di richiamo e possibilità di sfruttare risorse tecniche e location a prezzi convenienti. Questo non vuol dire che il cinema sia solo un’industria interessata ai proventi della propria attività. Anzi, la capacità di lettura e di interpretazione delle potenzialità di un soggetto da parte di un produttore continuano a privilegiare l’aspetto creativo piuttosto che quello commerciale dell’opera ed è quindi da considerare come ogni valutazione sia alfine condizionata dalle molteplici rischi che il produttore fronteggia con le armi a lui note e disponibili, gli accordi commerciali appunto.

In conclusione, chiunque desideri proporre la propria idea a una casa di produzione dovrà armarsi di grande pazienza. Si parte dal contattare le case di produzione (direttamente o tramite conoscenze professionali acquisite ) e presentare il proprio progetto scritto in una frase (tecnicamente detta “one line pitch”). E’ buona regola tutelare il proprio diritto d’autore, preferibilmente prima di presentare il progetto.
Spesso le produzioni dispongono di personale qualificato (gli script editor) che leggono e analizzano i materiali pervenuti, e trasmettono al produttori quelli che ritengono più meritevoli di attenzioni. In generale, il contributo dei giovani è molto apprezzato dai produttori: idee fresche, efficaci, innovative e sempre più spesso consapevoli, grazie a una formazione cinematografica sempre più diffusa. Se l’opera dovesse risultare gradita vi sarà richiesto di presentare anche il soggetto, che riassume semplicemente la trama che si vorrebbe sviluppare. In questa fase avrete la possibilità, se lo desiderare, di allegare altri materiali come storyboard ed eventuali collaborazioni professionali. A questo punto, sarà il produttore a stabilire la validità del progetto e a proporre l’accordo più congeniale. In bocca al lupo!

Articolo scritto da ideastreet - Vota questo autore su Facebook:
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Commenti

 
  • Barese
    #1 Barese

Se ho 14 anni e ho ideato e scritto un film posso vendere una sceneggiatura a un produttore. e come contattare un produttore. Posso avere dei consigli

Inserito 21 agosto 2016 ore 15:42
 

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