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Cujo Il Film: Ritratto Della Paura - Recensione


13 luglio 2011 ore 12:41   di mark29  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 338 persone  -  Visualizzazioni: 675

Non è ancora uno Stephen King soprannaturale quello di Cujo. La ferocia risiede nell'iniziale contagio, nel lento crescere della pazzia. Proprio la progressiva escalation di rabbia e sangue stà alla base di questo bel film del 1982, recitato da attori non così conosciuti, ma che ha reso benissimo l'atmosfera tipica delle storie di King, ambientate solitamente nel suo natio Maine.

E' una famiglia tranquilla quella dei Trenton, benestanti, apparentemente felici, armoniosamente sospinti nel loro stare insieme. Un giorno l'intera famigliola si reca da un meccanico fuori città, il padre fà sistemare l'auto mentre moglie e figlioletto notano un cane San Bernardo, Cujo, dalla bella facciona buona tipica di questa razza che fin da bambini infonde serenità. Qualche tempo dopo avviene la rottura, lo spacco che Stephen King inserisce in un contesto già fragilizzato della vita della nostra bella famigliola: il marito scopre il tradimento della moglie, e si lasciano.


Ma l'auto è ancora in panne e la madre col figlioletto se ne vanno nuovamente dal sinitro meccanico fuori città. Solo che questa volta Cujo ha sbranato il padrone, è incattivito e attende di commettere una nuova strage. La madre arriva e il cane rabbioso li aggredisce senza lasciare loro tregua. Passeranno due giorni in quell'auto, prima che l'istinto di protezione di una madre che sta pian piano osservando il figlio morire disidratato la condurranno a scendere dall'auto e affrontare la bestia.

La vicenda di per sè si trascina anche troppo prima dell'entrata vera e propria nel tunnel della paura. Ma la vera e propria ansia viene costruita un bel po' prima, quando l'equilibrio dell'armonia in famiglia si spezza. King è maestro nell'affrontare i temi forti dei piccoli traumi infantili degli americani, ma non solo, e vincola le coscienze a nascondersi dietro il paravento del rimorso che rappresenta un altro emblema dell'opera kinghiana.

Nel film il finale è capovolto, peccato. L'efficacia dei testi viene spesso modellata sul potere televisivo del lieto fine per forza. Ma l'uomo sa bene che, nonostante tutto, il finale è solo un inizio.

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