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Dio - Holy Diver


19 giugno 2011 ore 02:10   di timeblock  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 295 persone  -  Visualizzazioni: 548

Ronnie James Dio ha rappresentato sicuramente una delle voci più importanti in ambito Hard Rock/Heavy Metal, data la sua lunghissima carriera; essendo nato in un anno non meglio specificato tra il 1942 ed il 1949, ha suonato con 2 tra le band più rappresentative nel panorama metal, vale a dire i Rainbow ed i Black Sabbath; se a ciò aggiungiamo anche la sua carriera solistica, nella quale possiamo trovare album decisamente notevoli (e tra questi troviamo sicuramente Holy Diver), ma comunque attuali per quanto riguarda il genere ed i suoni, si può sicuramente affermare che ci troviamo di fronte ad un artista la cui carriera musicale è intarsiata di tappe importantissime.

Artista senza dubbio poliedrico, nei primi anni della sua carriera lo vediamo alla tromba insieme ad un gruppo rockabilly, per poi convertirsi al Dio metallo, cambiare nome e formare prima gli Elf, poi entrare nei Rainbow, la storica band di Ritchie Blackmore dopo l'uscita dai Deep Purple, infine far parte della formazione Sabbath dopo la dipartita di Ozzy Osbourne, sfornando dischi più che gradevoli (Heaven and hell su tutti). Senza ombra di dubbio la sua maggiore capacità è stata quella di adattarsi alle situazioni più disparate, ed alla capacità di rinnovamento musicale che lo ha sempre contraddistinto, e gli ha offerto la capacità di rimanere sempre al passo con i tempi, sebbene non si possa sempre ritenere le sue composizioni come ispirate, considerando soprattutto i suoi ultimi lavori.


Holy Diver, la cui copertina raffigura un prete che viene affogato da un demone, è il primo lavoro della sulfurea band di Ronnie James, ed ad un primo ascolto possiamo ritrovare analogie con alcune caratteristiche dei Rainbow e dei Sabbath post-Ozzy, seppur più moderno nelle sonorità, specialmente chitarristiche, come possiamo ascoltare dalla opening track “Stand up and shout”, veloce ed aggressiva, in puro stile anni ’80, mette subito in luce le capacità vocali dell’artista, già note al pubblico grazie alle precedenti prestazioni con le altre band. Ovviamente anche la chitarra spadroneggia nell’album, grazie alle buone capacità di Vivian Campbell, regalandoci riff notevoli come quello della title track, oppure quello di “Caught in the middle”, una delle perle dell’album, nella quale Dio riesce ad esprimere al meglio le sue doti vocali, grazie anche al favoloso ritornello.

Il primo brano pseudo-lento dell’album si presenta con “Don’t talk to strangers”, a mio avviso un capolavoro sia per quanto riguarda la musica, che per il testo, davvero molto ricercato; la song parte con una chitarra arpeggiata, per poi esplodere in un riff veloce, assecondato da un Dio aggressivo; l’assolo di chitarra non è da meno, fornendo un ulteriore ingrediente ad una miscela davvero esplosiva! Senza dubbio uno dei migliori brani dell’album, infatti è uno dei cavalli di battaglia che il cantante ripropone spessissimo nei suoi concerti.

Il brano migliore dell’album, riproposto come cover da un’infinità di gruppi metal, è sicuramente “Rainbow in the dark”; brano molto particolare in quanto molto vicino alle sonorità tipiche dei… Rainbow, visto il sintetizzatore che asseconda il riff iniziale; credo che il titolo sia volutamente rappresentativo! Il brano è energico, con un ritornello esplosivo, cantato da paura, facilmente orecchiabile, il classico pezzo che esalta il pubblico live… cosa si potrebbe volere di più dalla vita?
Ronnie James Dio è sicuramente un artista che non è possibile ignorare, essendo stato il protagonista della scena migliore dell’Heavy metal; pertanto consiglio l’ascolto a tutti gli appassionati dei Sabbath e dei Rainbow senz’altro, ed anche ai seguaci dei gruppi postumi, non rimarranno delusi. La sua recente dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo del rock.

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