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'dogtooth' E La Violenza Psicologica


17 marzo 2011 ore 12:26   di scienziatella  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 319 persone  -  Visualizzazioni: 600

“Dogtooth” è un film greco girato dal regista Yorgos Lanthimos e premiato a Cannes nel 2009. In Italia questa è una pellicola praticamente inedita. La storia è quella di una comunissima famiglia costituita da padre, madre e tre figli, di cui uno è un maschio, mentre le altre due sono femmine (Sorella Maggiore e Sorella Minore). Questi ultimi rappresentano anche i protagonisti del film, burattini manipolati da una mente semi-diabolica che è quella del padre.

Per uno strano motivo che allo spettatore non è dato di conoscere, i tre, fin dall’inizio del film, sono rinchiusi dentro una casa enorme, circondata da un parco molto esteso delimitato da mura di cinta molto alte che non possono per alcun motivo essere da loro oltrepassate. Il padre li rende schiavi di credenze che lui stesso inventa. Li culla in un mondo ovattato non dando loro spazio di immaginare una vita al di là di quelle mura di cinta che li dividono dal resto del mondo. Per quanto riguarda la madre, questa è una figura di collegamento: è complice del padre e allo stesso tempo ne è vittima.


Il film ricorda nella trama, “1984”, noto libro pubblicato da George Orwell nel 1949. In entrambi i casi viene descritto in maniera più o meno estrema il regime totalitario; nel caso di “1984” la storia ruota intorno ad una società governata dal Grande Fratello, un regime dittatoriale che tramite violenza psicologica inculca nei cittadini precetti e leggi e in questo modo li rende completamente schiavi. Allo stesso modo in “Dogtooth” emerge la figura di un padre padrone che insegna ai propri figli una visione distorta del mondo. Nella metafora, ciò che colpisce maggiormente è il ruolo dei cittadini e dei figli che nelle due opere prese in esame non hanno il coraggio che di sottomettersi. Diventano automi e coltivano credenze. Non si pongono domande e, almeno alcuni di loro, mantengono questa posizione fino alla fine. Nella fattispecie, Winston Smith in “1984” e la Sorella Maggiore in “Dogtooth” riescono ad uscire dagli schemi, ad uscire dalla violenza psicologica a cui erano inizialmente sottoposti. Questa apertura degli occhi comporta in entrambi i casi la rottura delle sbarre di una gabbia creata intorno ad una realtà fittizia e costruita su misura.

Tutto ciò rende questo film un miscuglio di generi che vanno da quello drammatico a quello horror/splatter. Ciò che colpisce maggiormente è la modalità con cui il regista riesce a trasmettere allo spettatore il senso di oppressione estrema a cui gli abitanti della casa sono sottoposti.

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