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Emerson, Lake And Palmer - Tarkus (1971) - Recensione


15 settembre 2011 ore 01:14   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 591 persone  -  Visualizzazioni: 1146

Non è semplice bissare un successo come quello ottenuto da EL&P con l’album d’esordio, specie se parliamo – come in questo caso – di un prodotto di elevatissima qualità tecnica.

Pur se leggermente inferiore ad Emerson, Lake and Palmer, Tarkus è comunque un ottimo lavoro; il trio non copia sé stesso e sforna un disco gradevole ed originale. Come spesso accade in questo periodo, l’intera prima facciata del disco è occupata da una bellissima suite di oltre venti minuti, suddivisa in sette “momenti” legati tra loro con maestria dal tecnico del suono Eddie Offord (che poi lavorerà anche con gli Yes): Eruption, con un inizio in crescendo che dà spazio dapprima all’organo Hammond e poi al sintetizzatore, di cui Keith Emerson, a partire da questo disco, farà abbondantissimo uso; Stones of years, delicato intermezzo in cui compare la suadente voce di Greg Lake, Iconoclast, che riprende più o meno esplicitamente il tema di Eruption, su una poderosa base ritmica e con l’uso esclusivo dell’organo Hammond; Mass, che inizia con un duetto chitarra elettrica/synth per proseguire con la voce, ora quasi aggressiva, di Greg Lake; Manticore, con Carl Palmer sugli scudi a sostenerne il ritmo frenetico; Battlefield, in cui torna la melodia e la voce di Lake, e in cui compare – cosa alquanto rara, nei lavori del trio – la chitarra elettrica solista; Aquatarkus, ripresa di Eruption, con un finale scoppiettante e ricco di sintetizzatori. Curiosità: Tarkus è un enorme armadillo che, al posto del ventre, ha un carro armato, ed è nato per combattere e vincere. Durante la sua “cavalcata” trionfale, però, incontra un altro mostro, suo mortale nemico (Manticore), con corpo di leone e porcospino, coda di scorpione e testa umana, che lo sconfiggerà e lo spingerà in fondo al mare.


Altra curiosità: la casa discografica fondata da EL&P nel 1973 si chiamerà proprio Manticore – ne farà parte, pensate un po’, la Premiata Forneria Marconi - e il relativo simbolo sarà proprio una figura stilizzata del mostro avversario di Tarkus.

Il lato B, invece, è quasi una raccolta antologica di brani, tutti di matrice piuttosto diversa: Jeremy Bender è in perfetto stile Honky tonk, che tanto appassionerà Keith Emerson qualche anno dopo; Bitches crystal, tutto sommato il brano meno entusiasmante, The Only way (Hymn)/Infinite space è diviso in due parti: la prima, melodica e struggente, è ispirata ad una toccata di Bach, mentre la seconda è giocata quasi tutta sull’abilità di Emerson nel suono del pianoforte. A time and a place è incentrata sulla voce, ora nuovamente aggressiva e potente, di Greg Lake, e sulla pomposità dei sintetizzatori di Keith Emerson. Are you ready Eddy? È un brano in perfetto stile rock and roll, più che altro un divertissement dedicato ad Eddie Offord; un segno di gratitudine, probabilmente, verso chi – con i mezzi a disposizione nel 1971 – ha reso possibile un’opera come questa.

Ma il bello deve ancora venire.

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