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Gamma Ray - Somewhere Out In Space


19 giugno 2011 ore 18:35   di timeblock  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 384 persone  -  Visualizzazioni: 675

Credo che non ci sia eccessivo bisogno di soffermarsi sulla biografia del gruppo in questione, visto che rappresenta una delle pietre miliari in ambito power, sicuramente è uno di quei gruppi che non possono e non devono mancare nella cultura di un qualsivoglia amante del power.
Il gruppo nasce nell’oramai lontano 1988 per volere di Kai Hansen, già negli Helloween, e protagonista del periodo migliore e mai ripetuto della band teutonica; l’abbandono di Hansen e la formazione ed ascesa dei Gamma Ray corrispondono al contemporaneo declino degli Helloween; i problemi di formazione non mancano neanche al signor Hansen, infatti ci sono 2 tappe fondamentali nella loro storia: la prima è la formazione con il leader alla voce nel 1995 e l’uscita di “Land of the free”; l’altra data importante è proprio il 1997, che vede un ulteriore cambio di formazione (che dura ancora oggi), con Dan Zimmerman alla batteria, una vera macchina schiacciasassi umana, Dirk Schlächter al basso, e Henjo Richter alla chitarra solista; l’uscita di “Somewhere out in space”, ed un radicale abbraccio a tematiche fantascientifiche, come quella dei viaggi nelle profondità dell’universo, la presenza di popolazioni aliene, e la passione per l’Egitto, con i suoi misteri e le sue piramidi.

Bene, il gruppo c’è, le capacità non mancano, i temi ci sono tutti… si può comporre un capolavoro!
Basta solo un ascolto per capire che il disco in questione è uno degli album più rappresentativi della nuova visione del power; le sue sonorità ed alcune trovate compositive sono presenti nel 90% dei gruppi odierni.
Le danze si aprono con “Beyond the black hole”, credo che in assoluto sia uno dei brani migliori del gruppo, e sicuramente uno dei più rappresentativi di tutto il panorama power; la canzone è furiosa, aggressiva, con melodia a tonnellate ed un testo bellissimo; potrei anche concludere la recensione qui, ma il bello è che il disco è stracolmo di pezzi notevolissimi!
Anche la successiva “Men, martians & machines” inizia con una classica citazione da “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e continua le tematiche futuristiche, regalandoci il secondo capolavoro del disco; ma non abbiamo tempo per rilassarci, perché “No stranger” è pronta, con un inciso assolutamente spettacolare ed una ritmica trascinante, che sale di potenza fino ad arrivare al clamoroso finale, con un assolo in stile neoclassico degno di nota.


La title-track, “Somewhere out in space”, ha un intro sinfonico, riff cattivissimo ed una velocità a dir poco impressionante, che ci prepara per un ritornello altresì spettacolare, degna di portare il titolo del capolavoro in questione; come al solito, senza un attimo di tregua arriva “The guardians of mankind”, che, con una progressione tipicamente barocca, ci fa spazzare momentaneamente dalla testa un certo Malmsteen… =)
Com’era prevedibile che fosse, “Valley of the king” inizia ad introdurci le tematiche “egizianofantascientifiche”, che tanto piacciono ad Hansen e soci; il brano non solo incarna i canoni classici del power, ma introduce nuovi elementi e nuove sonorità.
Dopo quasi mezzo album di potenza assoluta, è giunto il momento per il primo “lento”… effettivamente “Pray” può essere considerata una ballad, ma secondo i canoni personali di zio Kai; il brano risulta maestoso e davvero bellissimo, arricchito da un pianoforte ed una ottima prestazione vocale; Hansen dimostra di avere ottime doti di espressività, oltre ad avere caratteristiche di potenza per i brani più energici.

“The winged horse”, “Lost in the future”, “Watcher in the sky”, ci preparano per il gran finale dell’album, rappresentato dalla fantastica ed epicissima “Shine on”, ideale conclusione di un capolavoro, song perfetta da qualsiasi punto di vista, compresi i testi, a volte lasciati in secondo piano dalla maggior parte dei gruppi e dagli ascoltatori.
Non contento, quasi a dimostrare che l’imperatore Hansen non è certo l’ultimo sprovveduto sulla faccia della terra, i nostri eroi ci regalano l’ultima chicca, rappresentata da “Return to fantasy” degli Uriah Heep, glorioso gruppo hard rock anni ’70, che purtroppo non ha avuto la stessa fortunata sorte spettata ad altri esponenti del genere… la suddetta canzone è sicuramente uno dei loro brani migliori, e i “Raggio Gamma” pensano bene di potenziarla ulteriormente, convertendola (ma neanche poi tanto, a dire il vero), in una cover davvero degna di nota.
Non credo che ci sia ulteriore bisogno di raccomandare l’ascolto a tutti gli amanti del power e non solo a loro… ultimamente c’è un gran proliferare di gruppi power e speed, sicuramente validi, ma la classe dei Gamma è assolutamente irripetibile!

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