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Gary Moore - 27 Luglio 2010 - Recensione Del Concerto Al Milano Jazzin Festival


28 luglio 2010 ore 03:54   di blackfrancis  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 430 persone  -  Visualizzazioni: 848

Ho atteso questo giorno con ansia, Gary Moore è un chitarrista che ho sempre amato e che non ho mai avuto il piacere di ammirare dal vivo. Quindi sono stato particolarmente felice quando avevo letto il suo nome nel cartellone del programma del MIlano Jazzin Festival e ho successivamente sperato che non disertasse la data milanese come è successo ad altri qua prima di lui. E finalmente eccoci qua. L'arena di Milano ormai non ha più segreti per me: questa è l'ottava volta che ci vengo quest'anno e, per uno come me, Moore e Knopfler sono stati i due nomi più attesi, anche se altri mi hanno piacevolmente colpito, Mike Patton su tutti e di cui ho già scritto in un'altra recensione.

Gary Moore, irlandese classe 1952, da molto tempo è presente tra le classifiche dei giornali specializzati nelle liste dei migliori chitarristi, e sempre ai piani alti. Ecco quindi un motivo in più per vederlo da vicino, oltre alle sue canzoni e alla sua musica. Da bravo figlio della verde Irlanda e appartenente a una certa generazione, fa parte di quella schiera di musicisti che sono cresciuti artisticamente divisi tra i suoni delle note che componevano e i rumori della rivoluzione che li circondava.


Non c'è il pienone stasera, solo un migliaio di persone, e devo dire che mi spiace per il buon caro vecchio Gary; ma così come lo so io, anche Gary saprà sicuramente che per lui i tempi delle grandi platee sono passati. Ma, pochi o tanti che siano, quelli che stasera ci sono lo amano davvero, e anche questa deve essere una cosa che Gary sa bene, dal momento che da quando attacca con il suo show non risparmia nè energia nè mani. A guardarlo bene da vicino le sue dita sembrano i pistoni della moto di Valentino Rossi quando apre il gas sui rettilinei, tanto si muovono velocemente e con precisione lungo il suo strumento; del resto, se figuri nella lista dei migliori chitarristi di tutti i tempi non ci sei solo per il tuo grado di preparazione ma anche per le tue doti fisiche.

Lo spettacolo ha inizio con un prolungato suono delle tradizionali uilleann pipes irlandesi, a stage ancora deserto e buio; successivamente Gary si presenta sul palco immediatamente preceduto dalla sua band e attacca a dare saggi della sua maestria alla chitarra con i suoi pezzi più famosi per la gioia dei presenti. Ma, come da tradizione, è verso la fine che il pubblico si scalda maggiormente quando Gary attacca con le inconfondibili note di Out in the fields, in versione molto prolungata per la mia personale gioia (e qua subito i miei pensieri, come quelli di molti altri credo, sono andati al compianto Phil Lynott), seguita poi da Still got the blues. Quindi il concerto termina e Gary saluta il pubblico, ma solo per ripresentarsi subito dopo e congedarsi definitivamente con Parisienne walkways.

Ottimo concerto, il bravissimo Gary in forma splendida; spero che questo vecchio leone irlandese che ha cavalcato gli anni ottanta e si è presentato oggi su questo palco con l'entusiasmo ancora intatto possa essere monito ed esempio per i musicisti del domani.

Articolo scritto da blackfrancis - Vota questo autore su Facebook:
blackfrancis, autore dell'articolo Gary Moore - 27 Luglio 2010 - Recensione Del Concerto Al Milano Jazzin Festival
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Commenti

 
  • gianvittorio
    #1 gianvittorio

grande articolo,bravissimo.

Inserito 5 agosto 2010 ore 02:06
 

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