Il Web è pieno di giornali, riviste e giornalisti.
Noi di Paid To Write siamo convinti che TU possa fare meglio di loro.
partecipa al nostro progetto

1 Giugno 1967, Sgt Pepper' S Rivoluziona La Storia Della Musica


28 luglio 2011 ore 11:42   di Montalbano  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 328 persone  -  Visualizzazioni: 640

Il 1 giugno 1967, è il giorno in cui la musica pop cambiò completamente il suo paesaggio. In quella data, infatti, uscì ”Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band", l’ottavo album scritto dai Beatles. Per capire la vera e propria rivoluzione innescata dagli scarafaggi, con questo lavoro, bisogna riascoltare la musica che andava per la maggiore in quel lasso di tempo. La scena musicale dell’epoca, infatti, era caratterizzata dal rock'n' roll americano anni 50 e il beat inglese, di cui gli stessi Beatles erano stati la punta più avanzata dai primi anni 60.

Dopo aver venduto milioni di copie dei loro primi lavori, però, i quattro di Liverpool avevano cominciato a dare segni di stanchezza verso la loro attività, che li stava portando verso una stasi creativa e li stava riducendo a dei veri e propri juke-box che sfornavano singoli su singoli di grande successo, che però non avevano il respiro dell’arte. Almeno secondo loro, visto che i fan, che avevano espresso il loro gradimento con la famosa Beatlemania, erano ben felici di ascoltare ogni pezzo composto dal quartetto e ne avevano sino ad allora decretato un successo senza eguali. Le prime avvisaglie di quanto stava succedendo, si erano avute con i due precedenti album dei Beatles, “Rubber Soul” e “Revolver”. Che erano riusciti nell’intento di portare ad una svolta nello stile di una band che sino ad allora era stata considerata uno dei tanti gruppi per ragazzi che avevano caratterizzato il panorama musicale britannico. Con Rubber Soul, in particolare, i temi adolescenziali, che pure avevano consegnato il successo planetario ai quattro di Liverpool, furono sostituiti da armonie più mature e i testi, sino ad allora incardinati quasi esclusivamente sul tema dell'amore, virarono verso la complessità, e cominciarono ad accennare a tematiche più adatte ad un pubblico più vasto e maturo.


Ma se quei due album avevano rappresentato una sorpresa, ben altra cosa fu il clamore innescato dall’uscita di "Sgt. Pepper's", che, in pratica, fu salutato dalla critica specializzata come una vera rivoluzione con la quale gli scarafaggi andavano a rivoltare come un guanto la musica contemporanea. Sin dalla concezione dell’opera, che è il primo concept-album mai apparso. Mentre sino ad allora, infatti, il 33 giri era una semplice raccolta di pezzi, molto spesso simili al 45 giri, di cui erano un prolungamento stilistico e che erano messi alla rinfusa in modo da poter raggiungere il numero canonico di tracce necessarie alla bisogna, in questo caso ogni pezzo era unito agli altri da un filo conduttore che dava al 33 una unitarietà logica e stilistica.

Lo si capisce sin dal primo pezzo, quello che fornisce il titolo, nel quale Lennon-Mc Cartney, il duo di autori che ha scritto quasi tutti i pezzi più belli del quartetto, immagina di essere in un teatro, con una orchestra che accorda gli strumenti e, tra il brusio della folla introduce lo spettacolo. E alla fine di questo primo assaggio, lascia la scena a Billy Shears, senza che ci sia uno stacco tra i due pezzi. Una cosa che non si era mai vista, né ascoltata sino a quel momento. Il terzo pezzo, è Lucy in the Sky with Diamond, una narrazione di immagini nella quale in molti, ancora oggi, hanno visto una sorta di elogio (sin dal titolo che può essere ridotto alla sigla LSD) del mondo fantastico creato dalla assunzione di sostanze acide. E proprio Lucy in the Sky with Diamone è, per molti, il simbolo inossidabile dell’album e del nuovo mondo verso il quale esso fa da ponte. Basti pensare al viaggio in India che di lì a poco i Beatles faranno, per andare a far visita al Maharishi Yogi, considerato la naturale evoluzione della nuova era inaugurata da “Sgt. Pepper’s”. Se “Getting Better” può essere considerato un pezzo abbastanza normale, visto lo standard qualitativo delle canzoni dell’album, non altrettanto può dirsi per “Fixing a Hole”, che riprende temi lisergici con l’uso del verbo fix, che se virato in slang significa bucarsi. Da notare che tutto il contenuto dell’opera è caratterizzato da rimandi continui ad altre culture, ed è giocato sull’uso di una simbologia che usando temi legati alla morte, ha poi portato alla costruzione di un mito, quello del decesso di Paul Mc Cartney, sul quale i quattro di Liverpool hanno giocato a lungo e con grande profitto. E’ quindi il turno di “She’s Leaving Home”, elaborato da Paul Mc Cartney, il quale prese lo spunto da un ritaglio del Daily Mirror che parlava della fuga da casa di una ragazza, sul quale il bassista riuscì a creare un testo sulla solitudine dei ragazzi e sulla incomprensione tra generazioni. Quanta distanza dai testi di qualche anno prima! Ormai un vero fossato è stato scavato e sembra passato un secolo da quando i Beatles infarcivano di ye-ye-ye i loro testi. Se Mc Cartney ha mostrato la sua genialità con questo pezzo, John Lennon non è certo da meno con il successivo, quel “Being for the Benefit of Mr. Kite!” che è ripreso da un manifesto circense dell’era vittoriana e che si sviluppa con una sorta di spirale creata dal suono e che porta l’attonito ascoltatore all’interno di una pista, sulla quale si stanno esercitando gli artisti. E forse, la vera, grande novità di questo lavoro, sta proprio nel coinvolgimento emotivo che prende chi lo ascolta per la prima volta, una sensazione che è difficilissimo creare e cui nessuno era riuscito a dar vita sino a quel momento. A questo punto, arriva “Within You Without You”, forse l’unico pezzo che sembra vivere di vita autonoma e che non ha punti di contatto con il resto, un tributo alla musica e alla cultura orientale scritto da Gorge Harrison, proprio colui che introdurrà i compagni allo studio della cultura indiana che sfocerà nel famoso viaggio in India. Con “When I’m Sixty-Four”, si torna a temi meno esotici, con l’adozione di uno stile che ricorda il cabaret dei decenni precedenti. Ancora una volta, però, lo spunto del testo viene dalla realtà, in quanto il sessantaquattrenne di cui si parla è il padre di Lennon, che aveva appena compiuto quella veneranda età. Come del resto arriva dalla realtà il testo del pezzo successivo, “Lovely Rita”, una addetta ai parcheggi che aveva multato uno dei Beatles qualche mese prima, inaugurando una relazione sfociata in una vera e propria storia d’amore. Ormai, stiamo per arrivare al grande finale, introdotto da “Good Morning Good Morning”, il cui testo è ispirato dalla pubblicità dei cornflakes Kellogg’s. Se sino a questo momento la sorpresa è stata grande, il finale non può che lasciare sbigottiti coloro che sino a quel momento avevano pensato ai Beatles come una banda ottima, ma sempre commerciale. Con i due ultimi pezzi, “Sgt. Pepper’s” entra di diritto nel novero delle vere opere d’arte destinate a segnare una intera epoca e ad influenzare quelle successive. La penultima traccia, infatti, è la ripresa del primo pezzo, una cosa che nessuno aveva mai immaginato sino ad allora, un vero e proprio colpo di teatro che fa lievitare ulteriormente il livello dell’album. La banda dei Cuori Solitari del Sergente Pepper, infatti, torna sul palco che aveva lasciato dopo il pezzo di apertura e ringrazia il pubblico intervenuto, tra gli applausi. Ma mentre sta per affievolirsi il rumore dei battimani, ecco il vero colpo al cuore, l’avvio di “A day in the Life”, un pezzo che muove da una chitarra acustica e che snoda un testo dalla struttura insolita (e non è che i precedenti non avessero già sconvolto la tradizione), con una sequenza di nuclei narrativi, che si sviluppano secondo una idea circolare che richiama il modello romanzesco inaugurato da Joyce con Ulisse. Anche “A Day in the Life” si ispira ad un fatto reale, la morte di un deputato della Camera dei Lord, avvenuta in un incidente stradale, che però viene strutturata come un non sense, grazie alla aggiunta di riferimenti ad un film girato dallo stesso Lennon, “How I Won the War”. Il pezzo, ad un certo punto, assume toni epici con la scomparsa della base ritmica originaria e l’introduzione di un crescendo di orchestra il quale va a concludersi con un pianoforte che muta progressivamente la velocità del ritmo, mentre arriva la voce Di Paul Mc Carney a spezzare il tema precedente e a segnare l’arrivo di una atmosfera più rarefatta. Ma il miracolo musicale sta nel fatto che il ritmo, ormai leggermente in levare, pur segnando un senso di rottura rispetto al tema precedente, riesce poi a ricondursi senza che apparentemente ci siano forzature, all’interno della ritmica originale. Che segna il ritorno della magica voce di John Lennon, il quale canta un ultimo verso e spinge al crescendo orchestrale che a sua volta si conclude con un accordo di pianoforte che scema in dissolvenza. E’ da notare che questa dissolvenza, comportò un lavoro di giorni, in quanto all’epoca non esistevano le diavolerie elettroniche e digitali di oggi.

Insomma, con “Sgt. Pepper’s” la musica rock entra in una nuova dimensione. Ed esprime in maniera compiuta lo spirito del tempo, quello spirito impregnato di voglia di cambiamento e di anticonformismo di cui proprio i Beatles si accingevano a diventare una icona, insieme ai concorrenti Rolling Stones, a Bob Dylan, ai Byrds e agli altri che stavano inaugurando una controcultura che avrebbe fatto da base al ’68. Da questo momento, la musica non sarà mai più quella di prima, abbandonando il suo ruolo di mero intrattenimento, in cui era stata rinchiusa per anni e assumendo le forme dell’opera d’arte.

Articolo scritto da Montalbano - Vota questo autore su Facebook:
Montalbano, autore dell'articolo 1 Giugno 1967, Sgt Pepper' S Rivoluziona La Storia Della Musica
Fai conoscere ad altre persone questo articolo: condividi o promuovi questa notizia su Facebook e su tanti altri canali:
Condividi Questo Articolo!

 

Inserisci un Commento:

( ti consigliamo di effettuare il login per commentare più efficacemente )
Codice di Verifica:

ricarica il captcha

Per ragioni di sicurezza verrà registrato anche l'indirizzo IP del tuo computer

Seguici Su...


 
 
 
 
Diventa anche tu parte di
Paid To Write Clicca qui!
segui paid to write su facebook

Articoli Più Letti

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Articoli Più Votati

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Paid To Write - Il Giornalista Sei Tu

Tutti i contenuti pubblicati su Paid To Write sono soggetti alla licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
È permesso riportare i nostri articoli ma solo se accompagnati da un backlink dofollow (senza cioè il tag nofollow) verso il nostro contenuto originale.
Paid To Write
Il Giornalista Sei Tu
© 2012 PI 00877530147
Paid To Write Network
Contattaci
Privacy
Disclaimer e Redazione