Il Web è pieno di giornali, riviste e giornalisti.
Noi di Paid To Write siamo convinti che TU possa fare meglio di loro.
partecipa al nostro progetto

Gli Sciacalli Addosso A Amy Winehouse


13 agosto 2011 ore 12:14   di antimoral  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 379 persone  -  Visualizzazioni: 705

Ho riflettuto a lungo e sono stato assai indeciso in merito all'eventualità di utilizzare gli strumenti offerti da questo portale per esprimere alcune opinioni in conseguenza della recente e tragica scomparsa di Amy Winehouse. La mia titubanza era principalmente dovuta a due ordini di ragioni: in questi casi si finisce spesso ed inevitabilmente per infangarsi le scarpe nel pantano dei luoghi comuni e io, per prendere a prestito dalla lingua inglese un felice aggettivo, non ho mai troppo gradito risultare "predictable" (prevedibile). Peggio ancora, non avrei potuto sopportare il caso magari remoto di dover rispondere a commenti sul genere "era drogata e/o alcolizzata e perciò ha avuto quel che si meritava", che troppe persone al giorno d'oggi si fanno vanto di lasciar liberamente eruttare dalla penna o dai tasti del computer.

Ma poi, per quanto per i motivi suddetti abbia fatto di tutto per auto-inibirmi, proprio non ho saputo resistere. Un certo numero di decenni or sono la Musica si assunse, senza che l'avessi in alcun modo obbligata, l'oneroso compito di salvarmi la vita. Ho sempre vissuto il rapporto con essa in maniera profondissima e viscerale e, manco a dirlo, mi è toccato di volta in volta elaborare le vicende dei tanti artisti che hanno trovato la morte in giovane età come se fossero state dei veri e propri lutti personali. Amy Winehouse se n'è andata dopo che da pochissimo tempo si era seduta sul maledetto avamposto anagrafico dei 27 anni. La sua storia mi ha ricordato ovviamente quelle (purtroppo o per fortuna mitizzate) di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jeff Buckley e chissà quanti altri. Su questa base, naturalmente, non mi è stato più possibile tacere.


Lo scopo di quest'articolo non è certamente di predisporre la costruzione del "santino" di Amy Winehouse, per poi mettermi a spacciarlo presso qualcuna delle classiche bancarelle mediatiche che espongono in bella mostra le tante reliquie che il rock'n roll nel corso della sua storia ha disseminato. Sgombriamo subito il campo dagli eventuali equivoci che il mio punto di vista potrebbe facilmente generare. Penso che il fenomeno in questione sia stato in parte sopravvalutato e che quel pur innegabile talento (ne avessimo, oggi, di artiste di uguale caratura!) risiedesse unicamente nel fatto che la Natura, l'inappellabile Madre di tutti noi, si divertì ad organizzare in modo alquanto bizzarro la struttura interna delle corde vocali della cantante. In fondo Amy non era che uno dei molti fenomeni che oggi vanno per la maggiore e l'incarico della progettazione dei quali è affidato ai tecnici di laboratorio molto più che ai talent-scouts. Certo, il valore dell'autrice di Back To Black era di molto superiore a quello della gran parte dei colleghi che con lei abitano le parti alte delle classifiche di vendita. Ma il fatto che, all'indomani del furore suscitato da quel disco, il nome di Winehouse abbia monopolizzato gli spazi che trattano di una delle principali sciagure del mondo moderno, il gossip, molto più di quelli che effettivamente si occupano di musica dovrebbe indurre anche gli ammiratori più incalliti ad un'acuta riflessione.

Stavo compiendo il consueto e quotidiano giro perlustrativo nei meandri della Rete, quando mi sono mio malgrado imbattuto nell'ennesimo "banner" pubblicitario che invita il navigatore desideroso di ascoltare l'album di Amy Winehouse ad effettuare il fatidico "click". Si dirà che non è altro che una banale piccolezza e che sto facendo di un topolino una montagna, tanto più che la generazione di utenti cresciuta con Internet fin dal giorno del varo ufficiale è più che abituata all'assalto dei richiami commerciali, che ormai letteralmente non danno più tregua. Nulla da eccepire su questo (chi ha mai pensato di potersi davvero opporre all'affermazione dei vari Segni dei Tempi?), tuttavia bisogna anche puntualizzare che non possiamo permettere che il fatto che gli odierni frenetici ritmi di vita si sono ormai consolidati a tutti i livelli ci spinga a perdere di vista la necessità (e, perchè no, il piacere) di meditare e riflettere sulle cose.

Da quando circa tre settimane fa la povera Amy Winehouse, scientemente o meno, disse basta a tutti i tentativi di "rehab" per mezzo dei quali, volenterosamente o meno, aveva provato a rimettersi in carreggiata, le fauci dei tanti sciacalli che hanno gravitato attorno alla sua persona non hanno posto tempo in mezzo e, in corrispondenza della sua morte, hanno aumentato esponenzialmente gli attacchi, finendo per ridurre il personaggio al livello di marionetta buona per il "gossip", persino di più di quanto non era successo fin quando Amy era rimasta in vita.

Non è ovviamente la prima volta che a malincuore (di più, con sommo ed autentico dolore) è necessario prendere atto del verificarsi di queste bassissime manifestazioni di speculazione post-mortem. Senza andare troppo indietro nel tempo, basti qui ricordare che l'ancora piuttosto recente evento della scomparsa di Michael Jackson diede la stura alla messa in commercio di una mole di materiale dalla rilevanza artistica e memoriale praticamente nulla, la cui funzione è unicamente quella di permettere agli strozzini delle case discografiche (e purtroppo, mi sa, non solo a loro) di ballare sadicamente sul cadavere di turno, il processo di raffreddamento della struttura fisica del quale non sia tra l'altro ancora giunto a pieno compimento.

Forse è un po' presto per dirlo, ma se si deve dar fede alle premesse bisogna entrare velocemente nell'ordine di idee per cui nemmeno ad Amy Winehouse possono attagliarsi almeno a breve scadenza il valore e l'importanza del famoso detto "riposi in pace". Non sono un ingenuo e, come detto, mi sono rassegnato al dato per cui è impossibile, per quanti sforzi si compia, pensare di cambiare i Segni che ogni nuova temperie storica sempre porta con sè. Quella che stiamo vivendo attualmente (piuttosto noiosa, a dire il vero, stando almeno ai miei ricercati gusti) parla in maniera onnicomprensiva il linguaggio del denaro, che è diventato l'idolo supremo di un'epoca che è stata in grado di pervertire il significato dell'altrimenti stupendo vocabolo "materialismo" e che a suo uso e consumo si è arbitrariamente costruita un senso della spiritualità davvero molto particolare ed inusuale.

Sono pronto e disposto a sforzarmi per comprendere tutto, ma dai tempi in cui alcuni tra i personaggi pubblici più significativi di quest'epoca hanno trovato la morte (cito a caso: John Lennon, Federico Fellini, Jeff Buckley, Mario Monicelli, Bob Marley e recentemente appunto Michael Jackson e Amy Winehouse....) non riesco a fare a meno di porre a me stesso un quesito, va da sè, terribilmente angosciante ed assillante: possibile che non ci sia nessuno, ma proprio nessuno, che si pone l'obiettivo di proteggere l'eredità che gli artisti ci hanno consegnato dalle lascive scorribande e dall'azione degli artigli dei loschi personaggi la cui avidità non si ferma neppure di fronte alla vista di lapidi e cipressi? Non mi aspetto certo che quest'opera di sensibilizzazione venga messa in atto dai boss dell'industria cinematografica o musicale, che anzi aspettano sempre con la bava alla bocca di ricevere la notizia per cui qualcuno dei loro "protetti" ha pensato bene di tirare le cuoia. Ma, pur essendo perfettamente cosciente che il Paese dei Balocchi altro non è che una labile invenzione letteraria, continuo a non riuscirmi a capacitare del fatto che neanche i genitori, i congiunti, i parenti e gli amici degli artisti che non ci sono più sembrano avere voce in capitolo riguardo al serissimo problema della gestione di "eredità" talmente importanti.

Con tanta amarezza credo sia necessario concludere che, al momento in cui dovettero apporre la firma in calce a certi contratti o dare il loro consenso alla cessione del tanto famigerato "copyright", molti artisti non si sono certamente preoccupati di provare a tutelare almeno in parte i loro interessi. Non vorrei che la terribile prospettiva di raggiungere in breve tempo fama e ricchezza continui nonostante tutto a mietere fiori di vittime, proprio come se la Storia non avesse in questo senso insegnato assolutamente niente.

Articolo scritto da antimoral - Vota questo autore su Facebook:
antimoral, autore dell'articolo Gli Sciacalli Addosso A Amy Winehouse
Fai conoscere ad altre persone questo articolo: condividi o promuovi questa notizia su Facebook e su tanti altri canali:
Condividi Questo Articolo!

 

Inserisci un Commento:

( ti consigliamo di effettuare il login per commentare più efficacemente )
Codice di Verifica:

ricarica il captcha

Per ragioni di sicurezza verrà registrato anche l'indirizzo IP del tuo computer

Seguici Su...


 
 
 
 
Diventa anche tu parte di
Paid To Write Clicca qui!
segui paid to write su facebook

Articoli Più Letti

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Articoli Più Votati

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Paid To Write - Il Giornalista Sei Tu

Tutti i contenuti pubblicati su Paid To Write sono soggetti alla licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
È permesso riportare i nostri articoli ma solo se accompagnati da un backlink dofollow (senza cioè il tag nofollow) verso il nostro contenuto originale.
Paid To Write
Il Giornalista Sei Tu
© 2012 PI 00877530147
Paid To Write Network
Contattaci
Privacy
Disclaimer e Redazione