Il Web è pieno di giornali, riviste e giornalisti.
Noi di Paid To Write siamo convinti che TU possa fare meglio di loro.
partecipa al nostro progetto

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus "le Interviste Impossibili"


13 luglio 2010 ore 19:42   di blackfrancis  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 16953 persone  -  Visualizzazioni: 17837

Aprono i battenti dell’Heineken Jammin Festival 2010, un evento che migliaia e migliaia di giovani e meno giovani stanno aspettando magari fin dall’anno prima.
È il 3 Luglio, sono le otto del mattino e il sole splende in cielo, fin troppo oserei dire. È un sole che spacca le pietre e c’è poco da invidiare chi ci resterà sotto fino a sera pur di riuscire a stare un po’ più vicino degli altri al palco dove gli artisti si esibiranno.

Ma in fondo anche un sole fin troppo cocente è comunque preferibile a quello che è successo proprio qua tre anni fa. E in fin dei conti è un sacrificio che qualunque vero fan è disposto ad accettare e sopportare.
È il primo giorno oggi, l’inaugurazione di questo festival, e già in programma ci sono nomi molto attesi, gli Aerosmith ovviamente su tutti. Sì, proprio loro che si sono visti cancellare la loro esibizione qua nel 2007 per la ormai tristemente famosa tromba d’aria.
Per arrivare al palco dall’area camping devo scalare una collinetta e poi ridiscenderla fino al prato sottostante in fondo al quale sorge il main stage.


E salendo, passo dopo passo, l’imponente figura del palco comincia ad apparirmi dal suo tetto a scendere fino a che riesco a contemplarlo tutto quando sono in cima alla collinetta.
Mi fermo almeno due minuti ad osservare da lontano questo monumento alla musica, questa struttura temporanea che ospiterà sopra di essa i gruppi che infuocheranno questa quattro giorni non stop di musica.
E’ davvero imponente e toglie quasi il fiato; incute timore già da lontano, chissà da vicino allora. E’ degno dello spessore dei gruppi che lo calcheranno. E’ circondato per poco più di tre quarti da un canale ad anello tutto intorno, che lascia libero ovviamente il solo lato di fronte al palco. Dietro di esso, a pochi metri, c’è già il mare Adriatico.
Dopo questi due minuti di riverente sosta quasi religiosa comincio a scendere la collinetta e cammino attraverso il prato fino a trovarmici proprio sotto. E’ proprio come pensavo quando ero in cima alla collinetta: è davvero un tempio e qua sopra si esibiranno gli apostoli della musica.
All’esatta sinistra del main stage a qualche centinaia di metri sorge il palco secondario. Con tutto il rispetto per coloro che là si esibiranno, ho già deciso dentro di me che non passerò nemmeno un minuto che sia uno al second stage. Ci si esibiranno gruppi emergenti, saranno sicuramente anche bravi, avranno la loro fetta di successo e di pubblico, canteranno belle canzoni, eccetera eccetera, ma io seguirò tutti i concerti che potrò qua al main stage. Questo altare è come una calamita.
Sparsi in diversi punti strategici, non mancano poi i maxischermi con i quali si potranno vedere le immagini trasmesse dalla regia per poter meglio apprezzare i concerti.
Terminata la preliminare visita d’obbligo al palco mi faccio un giro per tutto il parco San Giuliano. E’ davvero enorme ed offre un sacco di attrazioni e di svago a tutti i partecipanti. Campi di calcetto, canestri per il basket, una sorta di spiaggia ritagliata in un quadrato di prato, una pista di pattinaggio, campi per la pallavolo, perfino un tendone con una decina di calciobalilla per i calciatori più pigri. Negozi ed espositori di tutti i generi e anche un megaschermo per la visione delle partite dei mondiali di calcio per chi non volesse perdersi le semifinali. I punti di ristoro sono numerosi come altrettanto numerosi sono i bagni chimici e i punti dove è dislocata almeno un’autoambulanza.

L’area dietro al palco fino alla porta gialla è interdetta al pubblico ed è riservata a tutte le strutture necessarie per l’organizzazione.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

Le danze vengono aperte dagli italiani Plan de fuga, che si sono meritati questo onore dopo un duro lavoro e dopo tanti sacrifici e tante serate in giro a cantare, anche all’estero, prima di riuscire finalmente a pubblicare il loro primo album “In a minute”, il cui successo li ha portati qua oggi.
Dopo di loro tocca agli Stereophonics far alzare ulteriormente il livello del termometro della febbre rock del pubblico in attesa delle due big band a seguire. I gallesi, seppur ancora in lutto per la recente perdita di Stuart Cable, amico d’infanzia di Kelly Jones e cofondatore della band, fanno egregiamente il loro dovere; la voce di Kelly e le sue canzoni più famose fanno naturalmente scatenare sul prato i fans più accaniti del gruppo, Gli Stereophonics chiudono il loro concerto con Dakota; subito dopo lasciano il posto ai tecnici per preparare il palco per gli attesi Cranberries.

Sono molto contento di poter vedere Dolores e compagni dal vivo, una band che ho sempre amato molto e che al loro scioglimento avevo amaramente pensato che non ci sarebbe stata mai più l’opportunità di ammirarli in concerto.
E invece eccoli qua.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

Dolores è semplicemente stupenda. Sono stato uno di quelli che si sono innamorati di lei fin dal primo momento che l’ho vista. E’ bella, è brava con la sua chitarra, compone lei i pezzi (e che pezzi!); come si fa a non amarla?? Le manca solo di essere anche ballerina per salire su un gradino più alto di quello già altissimo dove sta e sedersi a fianco di Kate Bush. Anche le donne la amano, non appena fa il suo ingresso sul palco numerose ragazze vicine a me si lasciano andare ai più svariati commenti, tutti comunque unanimi e concordi e facilmente riassumibili: Dolores è una donna fantastica.
La loro track list non può che essere forzatamente una sorta di revival, visto che come band sono inattivi da diversi anni e non hanno quindi brani da proporre all’infuori dei loro vecchi successi.
Ecco quindi che vengono eseguite le loro canzoni più famose. Ho particolarmente apprezzato Analyse, Animal instinct e Ode to my family e Zombie naturalmente, che tutto il pubblico ha cantato insieme a Dolores.

E finalmente dopo i Cranberries, senza nulla togliere a Dolores e soci, arriva il momento degli Aerosmith.
Il palco è coperto da un enorme drappo nero col logo della band. Improvvisamente le chitarre cominciano a sparare le loro note da dietro questa tenda nera, che viene fatta cadere nel preciso momento in cui Steven Tyler lancia il primo dei tanti acuti che regalerà durante la serata. Queste prime note sono quelle di Love in an elevator, e subito il pubblico si infiamma.
Steven, come sempre, è vestito sui generis: occhiali da sole, cappello leopardato con tanto di fascette e piume, (che non resisterà in testa a Steven nemmeno per tutto il primo pezzo) pantaloni zebrati, anelli e braccialetti in quantità, unghie pitturate di nero, sciarpetta viola, una giacchetta bianca con svolazzi sopra una canottiera altrettanto bianca. Successivamente però Steven indosserà una maglietta bianca dell’italia col numero uno dietro e il suo vero cognome, Tallarico; maglietta con la quale chiuderà il concerto.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

A vedere sia lui che Joe Perry sembra quasi impossibile anche solo pensare che siano entrambi due sessantenni; ma del resto è risaputo che anche loro hanno un bel numero di fatture di chirurghi estetici da detrarre dalle tasse. Ma che importa alla fine se sembrano due giovanotti o se sembrassero anche gli alieni di Independence Day? L’importante è ciò che esce dalla chitarra dell’uno e dall’ugola dell’altro, ed entrambe le cose sono di eccellentissima fattura e valgono il prezzo del biglietto e le ore al sole ad aspettare.

Ed entrambi non si risparmiano di certo. Gli assoli di Joe e gli acuti di Steven vanno di pari passo; numerosi sia gli uni che gli altri. Sembra sempre che le corde della chitarra di Joe debbano rompersi da un momento all’altro così come le corde vocali di Steven ogni volta che si avventura in un acuto. Tutto si può dire di loro, ma di certo non si può dire che non ci mettano l’anima e il cuore; ribadisco che siamo di fronte a due sessantenni, meditate giovani.
I pezzi si susseguono veloci, tra i quali: Pink, Jaded, Rag doll, Sweet emotion, Dream on e Walk this way che ha chiuso l’esibizione degli Aerosmith e di questa prima fantastica giornata veneziana.

Sono circa le dieci del 4 Luglio, secondo giorno del festival. I cancelli si aprono e una folla inimmaginabile di ragazzine quasi tutte con le più svariate magliette dei Green Day cominciano la loro corsa a perdifiato dalla porta rossa fino al sotto palco. È una bella sfacchinata, ma le ragazze partono a razzo e chi di loro riesce non si ferma fin quando non ha il suo posto in prima linea davanti al palco dove quasi dodici ore dopo si esibiranno i loro idoli. Verso le undici passo dietro il main stage; per un paio di minuti mi camminano a fianco un responsabile dell’organizzazione per il palco principale e uno dello staff dei Green Day. Quest’ultimo chiede al primo il permesso di fare un sound check verso mezzogiorno. Ma non sarà solo un sound check: chiede il permesso di “fare un po’ di rumore”. Permesso che viene quasi immediatamente accordato tramite richiesta via radio. E infatti verso mezzogiorno, anche se sono lontano, sento le note di alcune canzoni dei Green Day. Di sicuro stanno provando e la folla che assiepa il sottopalco può gustarsi i loro idoli a pochi metri, una sorta di antipasto, anche se poi purtroppo invece della cena ci sarà il digiuno.

Ad attaccare la musica oggi sono i Bastards sons of Dioniso, che sono la perfetta dimostrazione che tutti ce la possono fare ad arrivare a certi livelli e guadagnarsi un invito su un palcoscenico rinomato come questo. Dopo la band nostrana, tocca ai Rise against, band di hardcore punk; bravi sicuramente, ma per fortuna il loro show dura solo 45 minuti. Non mi hanno particolarmente colpito, ma del resto de gustibus non disputandum est.
E arriva il turno degli Editors.



Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

La band inglese sale sul palco e svolge la propria parte alla perfezione. Non sono particolarmente acclamati in quanto non sono particolarmente conosciuti.
Personalmente, stimo e ammiro gli Editors da molto tempo. E so benissimo che fanno parte di quella categoria che non piace a tutti, e vorrei qua citare i Fall su tutti gli altri. Ma che tristezza vedere che il proprio nome non appare nel cartellone…
In ogni caso, come tutti gli altri prima di loro e dopo di loro, ci mettono l’anima e il loro show è molto soddisfacente, anche se, come un diesel, partono piano per finire forte. Danno anche testimonianza diretta della loro recente tendenza a cercare nuove sonorità, quando Chris, la lead guitar, si avventura alle tastiere per cavarne suoni inediti. Il momento clou è ovviamente quando attaccano a suonare Munich, la loro canzone indubbiamente più famosa.
Subito dopo di loro tocca ai 30 seconds to mars di Jared Leto.

Lo show fin da subito si preannuncia scatenato, Jared è incontenibile. Indossa una maglia azzurra dell’Italia anche se strappata e parla molto col pubblico tra un pezzo e un altro, anche se ogni cinque parole che pronuncia una è “fucking”.
Prima ancora della sua musica penso e giudico il suo aspetto e l’impressione che mi fa il gruppo sul palco. Visivamente Jared mi ricordà un po’ Alberto Camerini e il gruppo nel suo insieme unitamente all’atmosfera che li circonda mi ricorda per certi versi Martin Degville e i suoi Sigue Sigue Sputnik.
E’ la serata delle ragazzine sotto il palco, più tardi si esibiranno i Green Day, quindi Jared Leto è la star ad hoc per fare da apripista. E infatti il pubblico femminile apprezza particolarmente lo show dell’attore/cantante/chitarrista. Jared comunque è maestro nell’interazione con il pubblico e approfitta di ogni intermezzo tra un pezzo e un altro per coinvolgere i suoi fans.
In una giornata perfetta fino a una mezzora dalla loro esibizione, i Green Day, e soprattutto i loro fans, vedono purtroppo saltare il loro concerto per l’improvvisa e tremenda bufera che si scatena sull’area del parco. Si vedeva già da tempo un cielo nero come la pece in lontananza e si sperava che non arrivasse proprio sopra la laguna. E invece il fato ce lo manda proprio sopra le nostre teste col suo carico di pioggia torrenziale, di raffiche di vento sferzanti e pure di un poco di grandine.
Le intemperie iniziano improvvisamente ed in pochi minuti è il caos totale. Il prato viene abbandonato in fretta e furia da tutti gli occupanti che cercano rifugio dove possono. In tanti si riparano addirittura sotto la tribuna dell’hospitality heineken, e il timore è che possa crollare la struttura sopra di loro. Qualche inserviente dell’heineken spunta dal nulla e molto coraggiosamente riesce a farli sgombrare e subito dopo se ne ritorna nel nulla da dove era venuto, ma pochi minuti dopo il sotto tribuna è di nuovo affollato e denso come la metropolitana milanese nelle ore di punta. Al riparo (si fa per dire) di un ombrellone heineken che ho espropriato, vedo tutti gli occupanti del parco sfilare velocemente davanti a me verso le uscite. Le bestemmie e le maledizioni contro l’organizzazione non si contano più, i ragazzi sono incazzati forte, ma non trovo che sia giusto prendersela con l’organizzazione. Nulla si può quando le forze della natura si scatenano all’improvviso e non per questo comunque mi sembra giusto criticare chi ha organizzato un evento così grandioso. Certo, qualcuno dirà che questa è un’area particolarmente soggetta a queste avverse e dure condizioni climatiche, ma trovo che il parco di San Giuliano sia molto meglio come location piuttosto che l’autodromo di Imola.

Immagini di tristezza 1 (...)
Sono sotto il diluvio e la grandine e cerco di ripararmi come meglio posso con l’ombrellone che mi sono procurato, ma serve a ben poco: il vento cambia sempre direzione e le gocce ti colpiscono da tutti i lati, gelide e pungenti. Arrivano di corsa tre ragazzine sperando che il mio ombrellone possa offrire un sicuro riparo. Sono tutte e tre in lacrime, un trucco pesante ormai colato su tutti e tre i visi, magliette talmente bagnate che posso quasi contare le loro costole, e subito penso sia loro successo qualcosa di grave. E invece no. Sono solo disperate per il concerto dei Green Day saltato. Cosa sarà mai, dico loro, non è mica la fine del mondo. Ma l’unica reazione da parte delle ragazzine è la moltiplicazione dei pianti e della disperazione. Mi pareva di stare alle nozze di Cana.

Immagini di tristezza 2 (!!!)
Le ragazzine disperate se ne erano andate, io invece mi sono preso ancora tanta acqua e pure la grandine fino a che, terminata la fiumana di gente in uscita, mi sono deciso a correre verso il centro del prato dove c’era un tendone bar a disposizione degli spettatori. Il tendone era strapieno e il maltempo non accennava a diminuire. Dopo un’ora buona dall’inizio della bufera il miracolo: mi vengono a prendere i miei amici in jeep fin davanti al tendone bar dove stavo, per poi tornare al camper. Mentre usciamo passiamo davanti alla tribunetta per i disabili. C’è una carrozzina e subito dietro il suo accompagnatore entrambi in k-way, almeno quello... Le carrozzine forse sono addirittura due, non potrei giurarlo dal momento che si vedeva a malapena. Uno o due disabili non ha importanza, chi è lì è comunque sotto l’acqua e la grandine abbandonato a se stesso da almeno un’ora; non possono andarsene dal momento che si sprofonda nell’acqua sul prato, in alcuni punti anche di dieci centimetri. Abbiamo il numero per chiamare le ambulanze e subito chiamiamo per far venire un mezzo a caricarli e non ci muoviamo da lì finchè non vediamo l’ambulanza arrivare subito dopo. Complimenti alla velocità di intervento dell’ambulanza, indubbiamente. Ma possibile che nessuno ci abbia pensato prima a questi malcapitati??

In ogni caso la bufera poi si placa, i danni alle strutture sono praticamente inesistenti e il bilancio è di una cinquantina di feriti in maniera lieve. La speranza è che il giorno dopo tutto ritorni alla normalità come se nulla fosse successo.
I possessori del biglietto per la giornata dei Green Day potranno scegliere tra il parziale rimborso o l’ingresso per il giorno successivo.

Il terzo giorno è un po’ anomalo. Oggi non ci sarà rock ma hip hop e rap.
I concerti si aprono con Ayris che si fa anche e soprattutto notare per un'audace mise: una canottiera traforata e sotto solo due cerotti neri a X a coprire i capezzoli. Ayris si ripropone quindi con un nuovo e graffiante look e un nuovo genere che spazia dal soft rock al pop, e devo dire che il risultato è buono. Dopo di lei un'altra band italiana: i Club dogo, rappers milanesi attivi da quasi vent’anni ormai, che propongono uno stile molto dissacrante. Terminata la parentesi italiana, tocca a due gruppi statunitensi mantenere ed anche innalzare la temperatura del pubblico in attesa dei Black eyed peas, i Cypress hill e i N.e.r.d. Trascorrono quindi altre due ore all’insegna dell’hip hop finchè finalmente giunge il momento tanto atteso.
Grande spettacolo per il main event. Lo show dei Black Eyed Peas è qualcosa che non si scorda facilmente. La loro musica, caratterizzata peraltro da enormi successi, passa quasi in secondo piano di fronte a una tale meraviglia visiva. Laser potentissimi, coreografie e ballerini innovativi. I costumi dei fantastici quattro sono studiati ad arte per poter riflettere tutta la quantità e la varietà di luci che costella la loro esibizione; assolutamente fantastico quello di Fergie naturalmente, sembra un’eroina di un qualche fumetto fantasy.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

Un gruppo d’immagine, direte voi. Certo, indubbiamente. Ma i loro pezzi sono comunque trascinanti, ti invitano letteralmente a ballare e la voce di Fergie non è la voce di una qualunque… Ecco quindi che il pubblico si scatena nelle danze quando il gruppo esegue i loro pezzi forti quali Pump it, o Shut up, senza però mai distogliere gli occhi dal palco per non perdere un singolo secondo di questa meraviglia technicolor che i Bep ci hanno voluto regalare. Will.I.am ha inoltre voluto omaggiare da una consolle sia Michael Jackson che Kurt Cobain con le note di Thriller e di Smells like a teen spirit.
Questo è inoltre l’unico giorno dove si avrà un late show. I Black eyed peas non concludono qundi la giornata di musica, ma lasciano il posto ai Massive attack. Purtroppo per il duo inglese, anche tra il pubblico sono molti quelli che lasciano il parco quando i Black terminano l’esibizione. Nel giro di pochi minuti la folla sul prato e sulla collinetta è molto più che dimezzata. I sopravvissuti invece possono avvicinarsi di più al palco per meglio vedere i propri beniamini.
Lo show dei Massive Attack è abbastanza calmo, all’insegna del loro genere che è un miscuglio di tutti i generi, dal soul al jazz all’hip hop al rock. Chiusura della giornata quindi con musica rilassante, ideale per far riprendere il fiato a tutti coloro che fino a poco tempo prima si sono scatenati sul prato con le note trascinanti dei Black eyed peas.

L’ultima di queste quattro indimenticabili giornate viene aperta dai Gomez, gruppo inglese di rock alternativo già supporter dei Pearl Jam nel tour 2009; a loro tocca scaldare gli animi dei già molto numerosi presenti. E ci riescono molto bene! L’atmosfera si surriscalda ed è destinata a farlo sempre di più man mano che i gruppi si alterneranno sino all’ingresso in scena dei Pearl Jam, che mancano dall’Italia da 4 anni.
Terminato lo spettacolo dei Gomez, tocca ai Gossip e all’abbondante Beth Ditto proseguire in questa lunga cavalcata. Beth ha davvero una voce strepitosa, azzarda pure una cover di Tina Turner, What’s love, e a fine concerto ringrazierà il pubblico con il ritornello di I will always love you della Houston a cappella. Purtroppo Beth incappa in un incidente: inciampa e cade dal pavimento del palco al gradino intermedio; un buon metro di caduta. Continua a cantare stesa a terra, poi si accuccia in ginocchio e prosegue imperterrita la canzone da dove si trova.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

Poi cammina fin dietro il palco e ricompare in alto al fianco dei suoi compagni per proseguire lo show come se nulla fosse accaduto, da vera leonessa quale è, ma questa caduta la costringerà a disertare l’esibizione del giorno dopo a Roma. I Gossip chiudono il loro show con Heavy cross, ed alle prime inconfondibili note della canzone che Brace Paine spara dagli altoparlanti con la sua chitarra il delirio del pubblico è unanime.
Sono quasi le 17.30, e purtroppo comincia a piovere. Pare che debba durare molto, intorno a me vedo solo volti preoccupati, ma invece per fortuna il vento spazza via queste nuvole e lo show può proseguire con poco più di una mezzora di ritardo.
Dopo i Gossip della Ditto, è il turno di un’altra leonessa: Skin e i suoi Skunk anansie, pure loro freschi di reunion. Skin è in gran forma, lo si capisce ancora prima che apra la bocca.

E i suoi strumentisti la seguono a ruota: ci danno dentro di brutto, quasi come se dovessero recuperare tutti gli anni e i concerti perduti. Skin è incontenibile, non lascia inesplorato un solo cm quadrato di palco, corre e spazia da destra a sinistra come manco gli italiani ai mondiali di calcio han fatto; arrivo addirittura a pensare che con Skin in campo i mondiali li avremmo vinti facile facile. A un certo punto, visto che il palco era già stato tutto esplorato, decide di esplorare le prime file del pubblico…Il tempo a disposizione per ogni gruppo è poco meno di un’ora, non c’è tempo per i bis, appena un gruppo finisce deve sgomberare velocemente e permettere al successivo di prepararsi. Quindi, dopo aver riproposto tutti i loro cavalli di battaglia per la gioia dei loro fans, anche Skin e i suoi devono abbandonare il palco e lasciare il posto a Ben Harper e i Relentless7, che, per fortuna, propongono un genere più calmo dei loro predecessori, permettendo così al pubblico di tirare il fiato e di risparmiare le energie rimaste per i Pearl Jam. Un’oretta quindi di buona e rilassante musica inframmezzata però da un duetto a sorpresa: improvvisamente appare sul palco Eddie Vedder e con Ben Harper attacca a duettare Underpressure dei Queen: l’entusiasmo del pubblico è incontenibile… Il resto del concerto di Ben prosegue calmo e finalmente, senza togliere nulla a tutti gli artisti esibitisi in questa giornata, arriva il momento di Eddie e dei suoi.

Nessuno prima di loro ha riempito così fittamente sia il prato che la collinetta, nemmeno gli Aerosmith. Camminare tra il pubblico è quasi impossibile, si parla di oltre 40.000 presenze.
I Pearl attaccano la musica con Given to fly, e il pubblico si scalda immediatamente e sin da subito canta e balla con i loro idoli. A metà concerto mi faccio pure un giro intorno al palco e arrivo addirittura proprio sotto lo stage, Eddie è a pochi metri da me. E’ indiavolato, una bottiglia di vino in mano che ogni tanto sorseggia; non vorrei esagerare ma Eddie mi sembra leggermente ubriaco, ma che importa: qualunque sia la quantità di vino che ha bevuto, sta cantando e suonando con tale energia che quel vino andrebbe solo benedetto.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

A un certo punto, per par condicio, sul palco sbuca Ben Harper e attacca a suonare con i Pearl in Red mosquito. E Ben Harper, stavolta insieme a tutta la sua band, ricomparirà poi successivamente sul palco per l’ultimo pezzo in assoluto dei Pearl e del festival quindi: Rockin’ in the free world, omaggio a Neil Young.
Gli altri due omaggi che la band ha voluto fare durante il concerto sono stati all’indimenticabile Joe Strummer, eseguendo un pezzo dei Mescaleros, Arms aloft, e ai Public Image Ltd di John Lydon con la canzone Public image; insomma, una sincera e spontanea confessione che senza i Clash e i Sex Pistols e il loro movimento punk probabilmente vent’anni dopo non ci sarebbero poi stati i Nirvana, gli stessi Pearl Jam e tutti gli altri gruppi simili dall’altra parte del pianeta.

Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus  le Interviste Impossibili

Per due ore il cielo di Venezia è stato il cielo di Seattle, per due ore qua il tempo si è fermato; per due ore la musica grunge e la sua storia hanno rivissuto in questa magica notte e più di 40.000 persone potranno dire che queste due ore le hanno vissute intensamente e che non le scorderanno tanto facilmente.

Che altro dire sul festival… Giustamente o no (io penso di no) i fans dei Green Day sono scappati dal parco sotto la tempesta maledicendo l’organizzazione e giurando che mai più vi avrebbero messo piede. Ragazzi, mi spiace per voi e mi spiace quanto voi aver perso lo show di Billie Joe e soci. Ho preso tanto acqua e tutta la grandine quanto voi e più di voi, ma da qua ad attaccare l’organizzazione ce ne vuole tanta… Anzi, non vedo l’ora che venga la prossima estate per essere di nuovo qua sperando che la list sia superlativa come quest’anno e se dovrò sorbirmi di nuovo un’ora di fulmini e saette sopra la testa lo farò con gioia se la contropartita sarà poter vedere così tanti concerti meravigliosi in quattro giorni in un’area altrettanto meravigliosa.
Arrivederci al 2011 sperando che la list sarà grandiosa come quella di quest’anno!

(Un sentito ringraziamento a Serena M per le foto fornite).

Appendice.
La chiusura dei concerti non è comunque stata la chiusura effettiva del festival. Infatti sabato 10 luglio ha avuto luogo l’Electrovenice. Una non stop di dodici ora di musica elettronica dalla 14 del pomeriggio alle 2 di notte.
Numerosi i dee jay e gli artisti esibitisi con i loro mixers sul main stage del parco che hanno fatto ballare il pubblico molto giovane che si infoltiva sempre più man mano che le ore passavano.
L’electrovenice è stato aperto da Giulia from above, a seguire ci sono stati Broke one, Stefano Fontana, Kap bambino, Annie mac, Uffie, Digitalism, Mr. Oizo, Moderat, The bloody beetroots, 2 many djs e Steven Aoki che ha chiuso lo spettacolo, invertendo il momento della sua esibizione rispetto al programma con chi l’ha immediatamente preceduto.
Sul second stage si sono invece esibiti: Lele Sacchi, Ernesto Ferreyra, Mauro Piccotto, Gui Boratto, Guy Gerber, Ellen Allien, Luciano, Marco Carola e Richie Hawtin che ha chiuso lo show.
Vorrei spendere qualche parola sulle tre esibizioni al main stage che hanno avuto maggiore successo, partendo dai Kap bambino in rigoroso ordine temporale.
Non appena il duo francese si presenta sullo stage tutti gli spettatori si accalcano alle transenne che stanno a un paio di metri dal palco.
Orion Bouvier al mixer attacca con la sua musica e i ragazzi cominciano a ballare mentre a Caroline Martial spetta il compito di scaldare gli animi e coinvolgere gli spettatori nello show. Microfono in mano, comincia a cantare e a ballare. Il suo look per quest’occasione è palesemente copiato dalla sua connazionale Catherine Ringer, ex pornostar riciclatasi come cantante con eccellenti risultati negli anni 80. Pantaloni sorretti da bretelle, calze a righe orizzontali, pure una certa somiglianza fisica: per un secondo mi sembra di rivedere i Les Rita Mitsouko nel loro videoclip C’est comme ca. Completano la sua mise due croci sulle guance che il sudore presto laverà via e una camicetta bianca trasparente con niente sotto, per la gioia di tutto il pubblico maschile.
Caroline spazia ininterrottamente da un punto all’altro dello stage, sale sopra le casse, si ferma, incita i ragazzi, si sdraia a terra continuando a cantare; a un certo punto mima anche un rapporto sessuale. Si concede anche due passeggiate nel corridoio delimitato dalle transenne davanti al palco e centinaia di braccia si protendono per poterla toccare.
Sì, malgrado i generi siano diversi, i Kap bambino mi sembrano comunque i nipoti dei Les Rita Mitsouko, e se la genialità di Caroline e Orion è pari a quella dei loro due “zii” Catherine e Fred continueranno a mietere successi.
Dopo un intermezzo con un altro dee jay e la sua consolle, è il turno di Uffie, giovanissima rapper e musicista americana.
Che Uffie sia molto attesa lo si poteva facilmente capire osservando il pubblico presente. Sono in molti i ragazzi che hanno il suo nome scritto sulle braccia o sulle gambe e persino in faccia. Ci sono addirittura diversi cartelli il cui significato è unanime: “Uffie marry me”.
Uffie si esibisce con due strumentisti, uno dei quali la introduce a parole sul palco. Quindi lei appare e subito di nuovo il pubblico si accalca alle transenne. Anche Uffie come Caroline prima di lei è incontenibile. E anche Uffie come Caroline prima di lei si concede due passeggiate nel corridoio sotto il palco. Ma lo fa alla sua maniera: per due volte sale a cavalcioni di uno degli addetti alla sicurezza per le due gite vicino al pubblico e per due volte altri due ragazzi della security hanno il loro bel daffare per impedire che Uffie dalle spalle della sua cavalcatura si tuffi aldilà delle transenne tra le braccia degli spettatori che la reclamano.
La fine della seconda gita coincide anche con la fine dello show di Uffie; scesa per la seconda volta dalle spalle di chi la trasportava, percorre, sempre scortata, tutto il corridoio anti palco che la porta a scomparire dietro il palco stesso.
ll terzo ed ultimo evento di cui parlerò è anche quello più atteso: l’esibizione dei Bloody beetroots.
È un duo italiano nato a Bassano del grappa anche se per le manifestazioni live si esibiscono con loro altri strumentisti. Infatti questa sera con loro ci sono altri due ragazzi uno al basso e uno alla batteria.
Non essendo la musica elettronica il mio genere non posso certo dire di conoscere questi ragazzi che salgono sul palco con la maschera di Venom, ma appena attaccano a suonare un unico pensiero su di loro posso avere: questi pestano di brutto!
Non si prendono nemmeno una pausa da un pezzo all’altro, pare abbiano deciso di consumare tutte le loro energie in una volta sola senza soste. E anche tutti i ragazzi hanno deciso di consumare le energie con loro. Sia davanti al palco che sul prato che sulla collinetta è difficile trovare qualcuno che non salti e balli alla loro musica. I due beetroots stanno alle tastiere ma spesso il leader Bob Rifo abbandona la sua tastiera per dedicarsi unicamente a cantare o a suonare la sua chitarra naturalmente nera. L’entusiasmo dei giovani è alle stelle ogni qualvolta Bob passeggia per il palco aspettandosi che anch’egli faccia la sua passeggiata nel corridoio a pochi centimetri dal pubblico ma sfortunatamente per loro il cantante non scenderà mai nemmeno al secondo livello dello stage, quello intermedio prima di scendere parterre.
Il batterista è un indemoniato, a un certo punto vive anche il suo momento di gloria quando attacca con un assolo così veloce e frenetico e preciso da farmi ritenere che non molti altri batteristi siano in grado di replicare un tale pezzo di bravura.
Quando i ragazzi capiscono che l’esibizione dei beetroots volge al termine cominciano a urlare a gran voce qualche gadget dalla banda, le maschere di Venom sono le più richieste. Ma non ci sono gadget per i ragazzi stasera. L’unico omaggio della band al pubblico è la salvietta bianca che Bob ha usato e che lancia al pubblico e che un ragazzo fortunato riesce a prendere prima degli altri.
Dopo i Bloody beetroots altri due jay coi loro mixer: 2 many djs e Steven Aoki che si sono scambiati il posto in scaletta rispetto al programma. I primi regalano al pubblico l’effetto neve sparando coriandoli bianchi verso la fine della loro esibizione da due cannoncini mentre la fine dello show del secondo coincide anche con la fine dell’electrovenice.

Chiudo questo pezzo ammirando la perseveranza e la tenacia di una cinquantina di ragazzi che si sono appropriati del loro posto in prima fila appoggiati alle transenne divisorie verso mezzogiorno e alle due di notte sono ancorà lì al loro posto; e inviando infine un saluto particolare a Giulia e Elena.

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI

La prima intervista che ho fatto è stata a Dolores O’ Riordan dei Cranberries, subito dopo la loro esibizione.
Bf – Dunque cara Dolores, avete firmato pezzi indimenticabili come Zombie, supportato da un videoclip che è come un pugno nello stomaco: non nascondo che più di una volta l’aver visto le urla nel silenzio dei bambini mi ha strappato diverse lacrime, altro tema a voi caro è quello dei legami familiari, tu hai inoltre partecipato a un Pavarotti and friends avendo il doppio onore di un duetto con il mai troppo compianto big Luciano nell’ave Maria ed avendo davanti a te in prima fila un'altra regina e non principessa nell’impegno sociale: Lady D; insomma, come molti gruppi nati nella verde Irlanda siete molto sensibili verso i temi umanitari e siete anche molto attivi ed impegnati nella loro realizzazione, poi un temporaneo scioglimento del gruppo ed ora, per la gioia dei vostri molti fans, ecco finalmente la reunion, la domanda quindi a questo punto può essere una e una soltanto: ma come cazzo ti sei vestita per il concerto???
Non posso riportare nessuna risposta perché nessuna risposta c’è stata; in ogni caso ero troppo occupato per correre e attento per evitare che gli stivali che indossava Dolores e che mi ha lanciato dietro a mò di missili terra/aria mi centrassero nella nuca…

Dopo l’intervista a Dolores dei Cranberries ho intervistato Steven Tyler degli Aerosmith.
Bf – Steven caro, grande Steven e grande gruppo, siete uno di quei gruppi che hanno fatto la storia del rock, le vostre canzoni hanno influenzato moltissimi altri gruppi venuti dopo di voi; il vostro gruppo è stato inserito nella rock and roll hall of fame e sia tu che Joe siete stati inseriti tra i cento migliori di tutti i tempi, ovviamente tu nella lista cantanti e lui in quella dei chitarristi; cavalcate le scene dal 1970 e giudicando l’energia che avete messo e profuso qui nel vostro show veneziano c’è da scommettere che questa energia scorrerà copiosa ancora per molti anni a venire… Considerato tutto questo non posso quindi che farti una domanda: quale è il numero di telefono di tua figlia?
Steven Tyler – 012/345XXXX (nda: gli ultimi 4 numeri sono stati ovviamente secretati per il rispetto della privacy di Liv Tyler). Ma solo dopo avermi risposto di getto senza pensarci, Steven si è reso conto di ciò che aveva fatto. Nel frattempo gli altri quattro componenti della band, tutti zii adottivi della bellissima Liv, stavano estraendo a sorte tra di loro chi per primo avesse dovuto tirarmi un pugno in faccia. Così ho pensato che fosse meglio cambiare aria. E alla svelta. (Nda: ho poi lo stesso provato a chiamare Liv al telefono, ma quel numero era stato disattivato qualche minuto prima).

E veniamo ora ai Green Day; anche se purtroppo non si sono esibiti, ho comunque intervistato Billie Joe Armstrong.
E’ d’obbligo però prima una premessa, una breve cronistoria della band. I Green Day con questo nome nascono ufficialmente nel 1990, anno anche della pubblicazione del loro primo album: 1039/smoothed out slappy hours. Non ha un grande successo e tra la lista delle canzoni forse la sola Going to Pasalacqua è degna di menzione, ma nell’album si intravedono comunque le potenzialità della band e di Billie Joe naturalmente in particolare. Il loro secondo album, Kerplunk del 1992, è già invece un mezzo capolavoro: tra tutte le canzoni, da ricordare ci sono Christie road al primo posto e diverse altre subito dopo, come Welcome to paradise e One for the razorbacks. Ma è nel 1994 con Dookie che arriva il successo planetario. È proprio con questo album che li conosco e subito dopo mi procuro i loro primi due dischi. E siccome mi piace sempre informarmi sui gruppi che ascolto in primo luogo voglio sapere i nomi dei componenti, poi mi leggo tutti i testi, e infine cerco notizie sulla band. Il primo nome che leggo è Trè Cool, e subito penso che è un gran bel nome e che se questo si chiama Trè, probabilmente gli altri si chiamano Unò e Duè. Invece si chiamano Mike Dirnt e Billie Joe Armstrong. Mike Dirnt, già il nome incute terrore e rispecchia fedelmente il rapporto che ha col suo strumento e le note che ci cava: da paura. Che dire poi di Billie Joe Armstrong? Uno che si chiama Braccioforte non può che essere un virtuoso della chitarra. Il successo arriva nel 1994 dicevo, e, considerato che il tema principale dei loro testi è il malessere giovanile, sono in molti a dire che in fondo i Green Day fanno musica per ragazzini… Ma non dimentichiamoci che essi stessi sono dei ragazzini: sono tutti e tre del 1972 quindi tutti e tre poco più che ventenni quando vengono travolti dal successo mondiale.
Bf – Caro Billie, che piacere incontrarti, beh certo non ho potuto assistere al vostro show, ma vi ho visti a Milano nel 1994 e devo dire che mi avevate impressionato molto per la vostra capacità di interagire con il pubblico e per l’adrenalina puro rock che sprigionavate da ogni singolo pezzo. Il successo vero per voi è arrivato con Dookie, un album nel quale è difficile trovare una canzone che non piaccia e che è stato trascinato verso il successo da Basket case, vero e proprio inno giovanile sui loro problemi. Anche molte altre vostre canzoni comunque trattano di questo tema: i giovani e il loro disagio, i loro malesseri, la loro noia. Ti ritrovo qua oggi, vent’anni dopo che hai deciso di lasciare la scuola e di diventare un musicista all’alba del tuo diciottesimo compleanno, nel lontano 1990. Hai vent’anni in più, hai due figli in più, sei cresciuto e maturato moltissimo sia come uomo che come compositore e musicista, quindi ti devo chiedere: ma come cazzo è che dopo vent’anni di onorata carriera e di crescita artistica sei ancora in giro a fare musica per ragazzini???
Subito dopo sono dovuto scappare a gambe levate cercando di evitare le chitarrate con le quali Billie Joe cercava di colpirmi alla spina dorsale, quindi non ho potuto capire molto della risposta che mi ha letteralmente ringhiato ma in ogni caso era qualcosa che assomigliava a: DamnedFuckingItalianIdiot, PleaseStopToRunAndLetMeBreakYourFuckingAss…

Scappando mi sono imbattuto negli Editors e ne ho subito approfittato per intervistarli.
Bf – Caro Tom, siete un gruppo molto ricercato (no, non dalla polizia non fraintendetemi), il vostro è un rock che non piace a tutti ma solo agli intenditori, il vostro genere ricalca un po’ la tenebrosità della tua voce, il vostro sound è molto particolare e per certi tratti oscuro; ciononostante avete avuto il giusto successo che meritate, quindi io vorrei chiedervi: ma come cazzo è che l’unica vostra canzone di cui la gente si ricorda il titolo è Munich???
Tom Smith – By Jove!!! I beg your pardon sir, but you’re wrong: people don’t remember ONLY titles of our songs, but the name of our band too, in fact here we appear as Guests and not as Editors.
Il buon Tom non aveva ancora finito di parlare che il bassista del gruppo mi si stava avvicinando con aria minacciosa. Non so se avete presente la stazza del bassista degli Editors: io sì, un vero marcantonio di energumeno dal collo taurino. Quindi ho pensato che fosse meglio andarsene ad intervistare qualcun altro.

E questo qualcun altro è stato nientepopòdimeno che Skin degli Skunk Anansie.
Bf – Cara Skin, sono stato molto felice quando ho saputo che ti riunivi col tuo gruppo, ho sempre apprezzato sia le tue canzoni che il tuo impegno e la tua voglia di lottare per dei cambiamenti che non sono facili da introdurre; ti hanno sempre dipinta come una pantera nera perennemente incazzata con tutto e con tutti, che canta con rabbia e che canta la rabbia, mi pare quindi logico chiederti: ma chi cazzo è il tuo parrucchiere???
Skin – Edward mani di forbice. E comunque non è vero che io sono sempre incazzata, anzi, io non mi incazzo mai, sono la persona più calma del mondo. E’ solo che… quando leggo che mi descrivono come una sempre incazzata io non ci vedo più e… e… e… CAZZO! QUESTA COSA MI FA INCAZZARE DI BESTIA!!! SONO STUFA DI LEGGERE CHE IO SAREI INCAZZATA! IO NON MI INCAZZO MAI, A PARTE QUANDO LEGGO CHE SONO INCAZZATA!!! MI MANDA FUORI DI TESTA E POI MI VIENE VOGLIA DI CAMMINARE COI TACCHI A SPILLO SUI TESTICOLI DEL PRIMO CHE PASSA!!!
Così dicendo si è messa un paio di scarpe coi tacchi (nda: tacco del 15) e mi si è avvicinata incazzata come una bestia e come non potete nemmeno immaginarvi. Ora, siccome metà del genere umano, quella maschile, sa cosa si può provare se una ti passeggia coi tacchi a spillo sui testicoli, ho pensato bene che forse era meglio eclissarsi in fretta e furia. (Nda: per l’altra metà del genere umano: vi assicuro che non è né igienico né salutare e potrebbe anche comportare seri problemi nella riproduzione della specie).

Intermezzo / Folklore locale.
E’ circa mezzogiorno del 5 Luglio, insieme a un amico sto camminando sul vialetto del perimetro interno dalla porta rossa in direzione main stage. Verso di noi cammina un uomo. Quando ci incrociamo ci ferma. Ha una sessantina d’anni, forse di più, e ha un pass vendor, quindi è uno dei tanti espositori presenti nel parco. Ci chiede: “chi xe che sona stasera?” nel tipico dialetto locale. Rispondo che sono i Black Eyed Peas. E lui: “i blessampiss???” Allora replico scandendo bene le parole: BLACK – EYED – PEAS.
E lui “no gò capio un casso”.
Allora gli dico nel suo dialetto “ti te piase la Nilla Pizzi!”
E lui: “no no, ma se ghe fusse stà i dipp pappol (nda: i deep purple) saria tornà”
E se ne va mentre noi ci guardiamo e poi scoppiamo a ridere.
L’abbiamo poi raccontata ai nostri amici ed è subito diventato il nostro tormentone. Praticamente replicavamo questo dialogo botta e risposta nel dialetto locale, solo che le risposte finali cambiavano sempre; per esempio “se ghe fusse stà i Platters” piuttosto che “se ghe fusse stà il quartetto cetra” oppure “se ghe fusse stà i Beach Boys” e addirittura c’è stato un “se ghe fusse stà Elvis Presley”.
In un’occasione la sparo grossa con “se ghe fusse stà Enrico Caruso”, ma successivamente sono stato surclassato da un altro con il suo “se ghe fusse stà Beethoven”.

Questa intervista che segue non era stata affatto programmata, ma, sapete com’è, tutto fa brodo, soprattutto le galline vecchie. Parliamo quindi dei Massive Attack. Purtroppo per loro però la loro esibizione è stata subito dopo quella dei Black Eyed Peas ed appena gli americani hanno finito il loro show, più di metà della numerosa folla presente ha abbandonato il prato preferendo tornare a casa o raggiungere tende e camper, come io stesso ho fatto alla loro terza canzone per il sopraggiungimento di sbadiglium tremens; solo dopo un’oretta, considerato che non riuscivo a dormire, me ne sono tornato al main stage siccome non trovavo di meglio da fare e li ho quindi intervistati alla fine del loro concerto.
Bf – Dunque, cari Robert e Grant, che dire di voi, siete sulla cresta dell’onda da più di vent’anni, avete esplorato diversi generi,siete uno dei pochi gruppi che può vantare un numero enorme di collaborazioni con altri artisti e di qualità eccezionale e qua cito solo Madonna che anni fa dichiarò addirittura in un’intervista che le piacevate molto; stasera però il vostro show è andato maluccio… Nulla da dire sulla vostra esibizione che sarà di sicuro stata eccezionale, io purtroppo me la sono persa per ragioni importantissime che non sto a spiegarvi, immagino che anche tutti quelli che hanno abbandonato il prato avessero anche loro cause di forza maggiore per andarsene. Siete considerati degli innovativi e degli sperimentatori, quindi quello che vorrei chiedervi è: ma cosa cazzo s’era fumata Madonna per dichiarare che le piacevate molto???
Subito dopo però sono dovuto scappare senza aspettare risposta alcuna dal momento che entrambi loro due si stavano preparando insieme a tutti i loro strumentisti (e sono tanti) a un massive attack contro di me.

Incontro poi i Gossip di Beth Ditto in uno speciale salottino arredato appositamente per loro e dotato di un divanetto rinforzato con placche al titanio.
Bf – Cara Beth, siete attivi da più di dieci anni ormai, due ottimi strumentisti naturalmente, e poi tu e la tua voce immensa. Il vero successo però arriva solo di recente quando avete letteralmente spopolato con Heavy cross. Immagino che sia un po’ frustrante però piacere ed essere conosciuti dalle grandi masse solo per un brano, ma siete giovani e avete ancora tantissimo tempo davanti a voi. Per quanto riguarda il vostro show qui all’heineken, innanzitutto devo dirti che sono davvero dispiaciuto per la tua caduta che ti costringe ad annullare il vostro prossimo concerto a Roma, ma c’è qualcosa che mi ha incuriosito molto, una sorta di contraddizione: Heavy cross richiama apertamente la croce di Gesù, mentre in un altro tuo pezzo che hai cantato ti ho sentita dire che non credi in Dio. Quindi devo proprio chiederti: ma come cazzo è che quando sei caduta non sei rimbalzata così evitavi di farti male???
Il sorriso di buona predisposizione che Beth aveva nei miei confronti è improvvisamente sparito ed è subito stato sostituito da un ghigno feroce che reclamava vendetta. Quindi Beth si è appallottolata e i suoi due compagni del trio me l’hanno tirata dietro a mò di palla da bowling; fortunatamente per me il mio allenamento nelle fughe mi ha consentito di scappare velocemente ed evitare uno strike ai miei danni.

Riporto ora l’intervista fatta ai Pearl Jam.
Bf – Caro Eddie, gran bel concerto, avete fatto il pienone, nessuno ha riempito completamente sia il prato che la collina prima di voi, quasi non si riusciva a camminare tanta era la folla a seguirvi. Però nel precedente festival cui dovevate partecipare, nel 2007, ebbe luogo una tromba d’aria che danneggiò seriamente le strutture e l’andamento del festival stesso; in Danimarca durante la vostra esibizione si registrarono gravi disastri sotto il palco e ci furono anche purtroppo dei decessi; quest’anno un nubifragio con grandinata incorporata ha fatto saltare il concerto dei Green Day; un tecnico delle luci durante un altro concerto ha sperimentato il volo di Icaro ma senza ali da un’altezza di una decina di metri fino a terra; oggi stesso, tre ore circa prima del vostro show ha cominciato a diluviare e quasi tutti temevano una replica di quanto accaduto prima del concerto dei Green Day ma fortunatamente la bufera è durata solo mezzora e poi si è ritornati alla normalità. Quindi vorrei chiedervi: ma non è che portate sfiga???
Eddie Vedder – Say it twice and the next hurricane will happen just over your head. However, waiting for it, WE’ll be your personal hurricane.
Subito dopo tutti i membri del gruppo hanno cominciato a tirarmi addosso di tutto, soprattutto bottiglie di superalcolici, e ho dovuto battere in ritirata prima che una bottiglia di Jack Daniels mi colpisse giusto in piena fronte.

Come dicevano gli antichi romani, dulcis in fundo. E come accade anche oggi, pure all’Heineken Jammin Festival, la chiusura è sempre riservata al pezzo forte. Ho quindi lasciato questo onore all’intervista che ho fatto a Fergie dei Black Eyed Peas, l’unica intervista comunque nella quale sono riuscito ad andare oltre alla prima domanda e l’unica nella quale non ho rischiato di passare dall’hospitality heineken all’hospitality croce rossa italiana.
Questa intervista è quindi il mio pezzo forte, ho rivisto in me la Oriana Fallaci dei tempi migliori e giustamente questa intervista chiuderà questo articolo. A differenza delle altre, la riporterò integralmente in inglese.
Incontro Fergie in un salottino apposito nell’hospitality vip che sta dietro il main stage: lei è bellissima, lei è elegantissima, è sensuale, è glamour, è DONNA dalla punta dei capelli fino ai tacchi delle sue scarpe; è tutto ciò che un uomo potrebbe desiderare.
Bf – Dear Fergie, you are so beautiful, you are so trendy, you are so sensual, you are so glamouros, you are a WOMAN from your hair to your heels; you are all a man could dream.
Fergie – Thank you thank you, you too but the man.
Bf – Ok Fergie thank you too and thank to your very good taste. I have to tell you your show was very marvellous and now we can talk about your show and your music, but I would like to talk about something else.
Fergie – No problem man. Tell me.
Bf – OK. Have you heard in USA about Gemmadelsud conquering your nation?
Fergie – Mmmmm let me think a moment… Gemmadelsud… Gemmadelsud... No sorry…
Bf – Gemmadelsud… Think it well. The funny italian whale (traduzione, per chi non conosce l’inglese: il nuovo astro nel firmamento della musica italiana) as they said in an article on buzzfeed.
Fergie – Ohhhhhhhhhhhh sure! Now I remember. I’ve seen some of the videos posted by her.
Bf – Very well. So… can you tell me what you think about?
Fergie – AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH AHAHAH (traduzione, sempre per chi non capisce l’inglese: devo dire che per quel poco che ho visto mi pare che la ragazza abbia tutti i numeri per sfondare, trovo che sia molto intonata ed elegante e maestra nel trucco e nelle acconciature; vedi, io ho uno staff completo che si occupa del mio look e trovo quasi impossibile che lei riesca a fare tutto da sola e che si sia creata un look così trendy e invidiabile; ho quindi particolarmente seguito con molto interesse i suoi tutorials e penso proprio che ne trarrò spunto nel futuro per migliorare ulteriormente la mia immagine).

E con questa intervista l’articolo ora è finito.
Ah no! Quasi dimenticavo.
Non ho intervistato solo i cantanti.
Se controllate nell’elenco degli sponsor del festival di quest’anno ne troverete uno che comincia per D e di cui io ho intervistato il proprietario e fondatore.
Bf – Signor Durex, innanzitutto vorrei ringraziarla nell’aver contribuito alla riuscita di questo festival con la vostra sponsorizzazione, quindi vorrei sottolineare che lei è a capo di una società affermata e di successo e che produce beni per il conforto del genere umano. Signor Durex, al giorno d’oggi, almeno a parole, si fa un gran parlare della meritocrazia, del premiare i più meritevoli come purtroppo troppo poco spesso accade; non crede quindi che sia il caso di premiare la vostra clientela più affezionata e magari reclutare tra essa la vostra prossima testimonial?
Signor Durex – Sì lei ha proprio ragione, penso che presto provvederemo in merito. Ha per caso qualche nome da proporci?
Chi ha orecchie per intendere intenda; gli altri in camper, come ho fatto io per quattro giorni.

E con questa ulteriore intervista stavolta il pezzo è davvero finito.
Ma vi lascio con una considerazione: questo è stato l’anno delle reunions, vedasi i Cranberries e gli Skunk Anansie, forse che allora possiamo sperare di trovare sul palco l’anno prossimo Al Bano e Romina Power che ci cantano Felicità e che ci fanno pogare col ballo del quaqua???

P.s.: anche se so che nessuno dei diretti interessati leggerà mai le “interviste” che ho fatto loro, mi sento comunque in obbligo di presentare le mie scuse per averli dissacrati un po’, in particolare modo a Beth Ditto, sul cui aspetto fisico ho scherzato pesantemente. Aspetto fisico che comunque Beth adora e con cui ci si trova benissimo; so comunque che Beth è una persona immensa e credo che se davvero leggesse la sua “intervista” si farebbe due sane risate anche lei.

Articolo scritto da blackfrancis - Vota questo autore su Facebook:
blackfrancis, autore dell'articolo Heineken Jammin Festival 2010, La Recensione Completa Plus
Fai conoscere ad altre persone questo articolo: condividi o promuovi questa notizia su Facebook e su tanti altri canali:
Condividi Questo Articolo!


Commenti

 
  • mattia
    #1 mattia

innanzi tutto la recensione bella recensione anche se un pochino inventata. soundcheck dei green day dove scusa.? io ero in prima fila e non ho visto nessun soundcheck e secndo non ce n'erano poi troppe ragazzine per fortuna. i green day sono arrivati al parco san giuliano alle 17 di sera, direttamente dalla francia...altro che soundcheck.!

Inserito 14 luglio 2010 ore 15:13
 
  • Haushinka
    #2 Haushinka

non mi sembra proprio il caso di usare questo tono sminuente verso le fan dei Green Day "ragazzine".... "cosa sarà mai successo".... per tua informazione, noi fan dei Green Day non siamo tutte ragazzine con gli ormoni in calore, ma con una testa pensante e un buon gusto musicale. purtroppo ci sono anche molte idiote, ma fare di tutta l'erba un fascio non mi sembra per niente oggettivo. e sminuire anche il dolore che noi fan abbiamo provato all'annullamento del concerto, me le fa girare abbastanza. io sono finita in ambulanza, dato che per me è il sogno di una vita e i Green Day sono un pezzo di me. quindi credo che dovresti limitarti a recensire oggettivamente i fatti e non usare questo tono ironico veramente irritante. e comunque, non so tu dove abbia visto questo soundcheck. saluti.

Inserito 14 luglio 2010 ore 15:21
 
  • blackfrancis
    #3 blackfrancis

non era per nulla ironico nè offensivo, dico quello che ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie, ero alla porta rossa all'apertura del secondo giorno, e c'era una massa di ragazzine che correvano la cui età media non arrivava ai sedici anni. Ed ho sentito davvero quel dialogo tra responsabile stage e responsabile green day dietro il palco. Se poi gli strumenti li hanno provati altri non lo so, se leggi bene ero lontano dal palco in quel momento. L'unica cosa inventata sono le interviste impossibili.

Inserito 14 luglio 2010 ore 15:34
 
  • ImpossibleRebelG..
    #4 ImpossibleRebelG..

allora senti npò na cosa..... KE SARA' MAI SUCCESSO????? te lo diko io ke: I nostri idoli nn sn potuti venire sul palco, e xti nn tt i fan dei Green Day sono ragazzine adolescenti a cui nn frega nnt della loro Musica ma gli interessano solo x Billie Joe. e xti n°2: A loro gli è dispiaciuto moltissimo amano fare i concerti e amano l'Italia tanto ke hanno messo una lettera sul loro sito: We wanted to let all of our Italian fans know that we are very disappointed that we were not able to perform last night at the Heineken Festival in Venice. For those that do not know, a very bad thunder storm hit the festival about 30 minutes before we were scheduled to play. The storm was insane! Thunder, lightning, hail and the hardest rain we have ever seen! The storm only lasted a little over an hour but the flooding and damage to the stage and sound system were severe. As the techs were attempting to make repairs the fire brigade and city safety officials made the call that the show was cancelled.We stayed on site at the festival until late in the evening hoping that we could find a way to still play. This was not the way we wanted to end our tour! We love our fans and love Italy! We are just as disappointed as all of our fans that the show was cancelled." - Green Day" te la cerki da solo la traduzione mi dispiace tnt ke nn sai l'inglese...x nnt. - Impossible Rebel 100% Green Day Lover

Inserito 14 luglio 2010 ore 15:56
 
  • Riuschie
    #5 Riuschie

Riguardo all'intervista di Billie Joe lo non fanno musica x ragazzi se no farebbero quei rumori chiamati musica elettronica.Loro scrivono quello che vedono e vedevano da bambini. Tu sei proprio scemo ha dirli quelle cose e lui ha fatto solo bene a tirarti le chitarre anzi doveva farti di peggio visto che li prendi x il culo.E non è carino prendere in giro una band solo xk il batterista si chiama Trè Cool, perchè è molto bravo.C'è gente che proprio nn capisce niente.

Inserito 14 luglio 2010 ore 16:10
 
  • blackfrancis
    #6 blackfrancis

forse non leggi tra le righe... se ho visto i green day nel 1994 a milano forse piacciono anche a me, forse... quindi forse è spiaciuto anche a me, sempre forse... ma la vita va avanti sai? anche senza aver visto i green day. l'altra frase era di circostanza per sdrammatizzare... e se devo farti questa precisazione forse significa che da solo non ci sei arrivato...

Inserito 14 luglio 2010 ore 16:10
 
  • Riuschie
    #7 Riuschie

Il problema è che non sembra sdrammatizzato. Magari c'è gente che dal 1994 che gli ascolta ma non gli ha mai visti e questa poteva essere un occasione.

Inserito 14 luglio 2010 ore 16:13
 
  • Haushinka
    #8 Haushinka

senti blackfrancis. parla con me. ok, ci credo che hai visto una massa di ragazzine urlanti. lo so, perchè le ho viste anche io, perchè vorrei ucciderle tutte queste troiette che hanno solo gli ormoni in calore e vanno in giro a dire "voglio scoparmi BILLY JO (certo, perchè il suo vero nome BILLIE JOE ARMSTRONG non lo conosco, e Mike e Tre Cool non sanno nemmeno chi siano). ma da come hai esposto tu il tuo articolo, si denota solo il tuo fare di tutta l'erba un fascio, traspare questo: le fan dei Green Day non sono altro che ragazzine insulse e assatanate. E questo mi fa girare le palle, se permetti, perchè come me che ho 21 anni e li seguo da otto anni, e sono fermamente convinta di potermi rimanere una vera Fan, ce ne sono molte altre. E altri, non siamo tutti esponenti femminili. e poi quell'ironicità sul nubifragio te la potevi rispiarmare. c'è chi piangeva perchè stava sul serio male, non per tutti era solo un concerto, per me era un sogno. quindi cerca di avere un pò più di rispetto e tatto in quello che scrivi.

Inserito 14 luglio 2010 ore 16:46
 
  • blablabla
    #9 blablabla

"E? la serata delle ragazzine sotto il palco, più tardi si esibiranno i Green Day", scusami, ma con questo che vorresti dire?? I VERI fan dei Greeen Day sono ben altro che ragazzine arrapate urlanti... E comunque io quel giorno ne ho viste pochissime. E vuoi sapere un'altra cosa? Io ho 17 anni e ero in prima fila, odio i 30 second to mars (dato che tu avevi scritto "quindi Jared Leto è la star ad hoc per fare da apripista"), e disicuro non ero lì per fare la ragazzina urlante tipo "billie quanto sei fico!!!"

Inserito 14 luglio 2010 ore 16:55
 
  • blackfrancis
    #10 blackfrancis

haushinka... mi stai anche simpatica, quindi ascoltami bene: il fatto che sotto il palco ci siano tante ragazzine (che tu hai dipinto bene) non significa che tu faccia parte di questo gruppo, o forse avrei dovuto scrivere che era la serata di haushinka, ventunenne vera fan dei greeen day da otto anni? Vivi e lascia vivere, tu li ami per delle ragioni per te valide, loro fanno altrettanto per le loro altrettanto valide ragioni, a te sembreranno squallide, a loro no. Non puoi pretendere di essere l'unica che ama i green day o che tutti li amino per le tue identiche ragioni. Non puoi farti girare le palle solo perchè una massa di ragazzine che tu detesti amano i tuoi stessi idoli. Hai ventun anni hai detto, quindi da te mi aspetto che capisci che l'ironicità sul nubifragio è per far risaltare che in quel momento il vero dramma è il disabile abbandonato a se stesso, magari tuo coetaneo, magari anche più giovane di te, magari del tuo stesso sesso. Tu puoi scappare a ripararti, lui o lei no. In ultimo, sull'annullamento del concerto, ripeto che magari a me spiace quanto a te. Ma dimmi: è una tragedia irreparabile? E' uno dei grandi problemi della vita? Fermiamo il mondo per lutto planetario? E' successo, amen. Cosa facciamo? Piangiamo per un mesetto o guardiamo avanti?

Inserito 15 luglio 2010 ore 00:53
 
  • michela
    #11 michela

il problema è che qui si è generalizzato troppo. nessuno ne fa un dramma, molti però si sono fatti ore ed ore di viaggio solo per loro, alcunis ono arrivati dall'estero ( come alcuni miei amici), altri hanno ovuto spaccarsi la testa contro un muro per poter essere li...ovvio non è colpa di nessuno ma dici vivi e lascia vivere? faallo anche tu! se alcune ragazze sono disperate per quanto è accaduto hanno tutti i diritti di esserlo. vedere un gruppo live anzi, vivere un gruppo live è ben diverso che ascoltare un cd.

Inserito 15 luglio 2010 ore 15:48
 
  • roy the boy
    #12 roy the boy

ma insomma! la recensione è ottima, le interviste mi hanno fatto morire dal ridere, quello che è successo ai green day non è colpa di nessuno men cha mai dell'autore che ha solo riportato quanto successo... Sarà un dramma, ma come dice lui, non è la fine del mondo

Inserito 15 luglio 2010 ore 17:16
 
  • paolo
    #13 paolo

infatti nessuno ha detto che e la fine del mondo...a me non me ne frega nulla tanto ad agosto me ne vado in nord america a vederli...il tono è stato sbagliato- Inutili attacchi a ragazzine che poi magari sono più grandi di quel che sembrano. la mia ragazza ha 19 anni ma tutti gliene danno al massimo 15.ad ogni modo la vita va avanti...se qui ci si limitasse però a dire come sono stati i concerti e cosa è accauto senza "criticare" la bambine non sarebbe successo il putiferio

Inserito 15 luglio 2010 ore 17:42
 
  • lettricepercaso
    #14 lettricepercaso

ma insomma!.......che e' tutta questa tiritera??....la recensione e' ottima, l'autore sfoggia una cultura musicale davvero superlativa....son morta dal ridere leggendo le sue interviste:D spero di leggerne altre in futuro......forza blackfrancis vai ad altri concerti, io non posso muovermi....almeno le vedo attraverso le tue descrizioni. un saluto a tutti, e godetevi la vita

Inserito 27 luglio 2010 ore 01:20
 
  • Haushinka
    #15 Haushinka

Alcune cose che dici sono giuste blackfrancis, sono assolutamente per il vivi e lascia vivere, siamo d'accordo su questo. Non pretendo esclusività figurati. Stavo semplicemente dicendo ciò che nel tuo articolo mi aveva personalmente irritata, e posso assicurarti, non solo a me. tutto qua. è un articolo pubblico commentabile di conseguenza è normale ricevere anche questi tipi di considerazioni, se scrivi da un pò lo sai. Il discorso ragazzine è un caso a parte,per come la penso io e altri fan con me, quel tipo di ragazzine non Li amano.vanno solo dietro alla moda e alla bellezza del cantante senza capire una beneamata mazza ne della musica ne del messaggio che vogliono trasmettere. Ecco perchè mi da fastidio che se ne faccia un fascio con inclusi anche fan con un pò di sale in zucca. Capisco l'ironicità sul nubifragio, ma capisci anche me.Per una che è finita in ambulanza con i calmanti per aver visto sfumare il proprio sogno sotto gli occhi, prendere bene l'ironicità è difficile. Senza fare nessun tipo di vittimismo, semplicemente fatti reali. In definitiva, non era mia intenzione attaccarti pesantemente o altro perchè se no lo avrei fatto, ho semplicemente esposto ciò che penso. Il tempo di metabolizzare il dolore varia da soggetto a soggetto, nel mio caso ci vorrà molto di più di un mese, ma ovviamente questo non c'entra nulla con l'articolo, quindi lasciamolo da parte :) Lasciando da parte l'hjf, mi piace come scrivi, quindi attendo qualche altro tuo articolo, e se ti va di leggere qualcosa di mio basta dirlo ;) E l'intervista.. ecco, quell'ironia mi piace molto!!! ;)

Inserito 7 agosto 2010 ore 03:17
 

Inserisci un Commento:

( ti consigliamo di effettuare il login per commentare più efficacemente )
Codice di Verifica:

ricarica il captcha

Per ragioni di sicurezza verrà registrato anche l'indirizzo IP del tuo computer

Seguici Su...


 
 
 
 
Diventa anche tu parte di
Paid To Write Clicca qui!
segui paid to write su facebook

Articoli Più Letti

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Articoli Più Votati

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Paid To Write - Il Giornalista Sei Tu

Tutti i contenuti pubblicati su Paid To Write sono soggetti alla licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
È permesso riportare i nostri articoli ma solo se accompagnati da un backlink dofollow (senza cioè il tag nofollow) verso il nostro contenuto originale.
Paid To Write
Il Giornalista Sei Tu
© 2012 PI 00877530147
Paid To Write Network
Contattaci
Privacy
Disclaimer e Redazione