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Il Cinema Di Genere, Un Universo Da Rivalutare


17 agosto 2011 ore 12:06   di antimoral  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 314 persone  -  Visualizzazioni: 627

Sarà capitato anche a voi, dice la celebre canzone che si ritagliò uno spazio importante nell'immaginario nazional-popolare dei decenni passati.... Sarà capitato anche a voi, pur essendo degli appassionati di cinema prossimi al fanatismo, di essere giunti, in corrispondenza con la fine degli anni '80, ad un punto morto e di non sapere come proseguire nel cammino di visione e d'apprendimento della settima arte. Fino al periodo suddetto non c'era stato in fondo da lamentarsi: il sistema televisivo, sia pubblico sia privato, adempiva coscienziosamente alla sua funzione di principale divulgatore e in più il fiorente mercato delle videocassette costituiva un fondamentale ed imprescindibile coadiutore.

L'arrivo degli anni '90 fu causa di grossi problemi per quelli che, come me, avevano compiuto il percorso formativo che ho delineato in sintesi nel capoverso precedente. Si verificò anzitutto l'affermazione su larga scala, graduale ma netta, delle modalità operative della televisione commerciale, il che comportò il fatto per cui il grande cinema fu pian piano relegato ai margini dei vari palinsesti - e certo da allora non ci si può che rammaricare di fronte alla presa d'atto per cui ancor oggi una parte dei classici della settima arte viene rispolverata e trasmessa giusto d'estate, per tappare le falle dei palinsesti che sono causate dalla messa in ferie degli eroi della TV-spazzatura che d'inverno impazzano ed imperversano. Oltre a questo fu necessario prendere atto che un certo tipo di preparazione, basato esclusivamente sull'assimilazione delle opere dei mostri sacri, aveva fatto sì che nello spirito di molti di noi germogliassero la predisposizione all'elitarismo e il pizzico di snobismo che certo non rappresentano il modo migliore per avvicinarsi ad una forma d'arte che dopotutto fa leva, non solo ma anche, sulle componenti che fanno di essa per eccellenza uno spettacolo ad indirizzo popolare.


Nessun dubbio sul fatto che la visione dei film dei Maestri del cinema, nell'intento di fruire dei quali le persone della mia età investirono gran parte del decennio di Sabrina Salerno e Sandy Marton, rappresentò una tappa di crescita fondamentale come poche altre. Ma se si deve ad esempio dar fede al fatto per cui la rivista Nocturno, che principalmente del cinema di genere si occupa, è riuscita in un tempo così breve a farsi un nome tanto importante nel campo dell'editoria cinematografica, è necessario dedurre che non soltanto il sottoscritto (in una certa fase del suo cammino di formazione) espresse il desiderio di riscoprire o conoscere per la prima volta un aspetto dell'arte di fare film che per troppo tempo aveva subìto indebiti ostracismi ed era stato osteggiato e lasciato ai margini. Tutto perchè nel periodo del loro maggior fulgore certi registi produssero una serie di opere che non hanno mai porto un grande ossequio alle buone maniere e, quale che sia il giudizio che su di esse possa essere espresso, non si sono mai preoccupate di suddividere rigidamente il mondo (cinematografico e non) in "buonissimi" e "cattivissimi". E sappiamo bene che in un paese neo-talebano come l'Italia tanto i simpatizzanti di destra quanto quelli di sinistra sono da sempre assolutamente sensibili agli aspetti della più squisita urbanità.

Da quando mi fu data l'opportunità di entrare in contatto con l'universo sommerso e sotterraneo del cinema di genere (vivaddio, in special modo italiano!), il raggio di cultura cinematografica che posso vantarmi di possedere ha conosciuto un sensibile allargamento. Non credo sia granchè importante mettersi a fare le pulci a quei film sotto il profilo estetico e critico. Assai più significativo è specificare che il mondo di Lucio Fulci, Fernando Di Leo e degli altri grandi artigiani di quel settore della nostra cinematografia a torto etichettata come "minore" si dimostra in grado di soddisfare pienamente le esigenze dell'appassionato e di assecondare le stimolazioni di cui il suo ribollente spirito si fa portavoce. Ciò essenzialmente da due punti di vista.

Finalmente quelli come noi che da tempo lo andavano cercando, possono oggi appassionarsi liberamente, anche a costo di risultare meno snob ed elitari che in passato, ad un genere di cinema che sembra fatto apposta per accondiscendere alle nostre (suvvia, naturalissime!) pulsioni voyeuristiche, che storicamente rappresentano la molla scatenante per cui un tale sceglie di cominciare ad interessarsi di cinema e non, poniamo, di collezione di aerei da guerra. Del resto sarebbe davvero il colmo se la gente che oggi è stata resa schiava per mezzo della reiterata riproposizione mediatica dei vari casi di cronaca impunemente trasformati in pornografia legalizzata si mettesse a fare oggetto di moralismi e prediche i cinefili che sono soliti esaltarsi alla vista di un paio di belle tette, di un collo squarciato e di fronte ad una scena di violenza psicologica o fisica. Roba per stomaci forti, certo, ma bisogna sottolineare con forza che i registi di genere si prefiggono l'obiettivo di mostrare la realtà vera e cruda, che quando si manifesta nei suoi aspetti più brutali e truculenti non viene mai sottoposta ai processi d'adulterazione ed edulcorazione che oggi vengono perpetrati attraverso lo sfruttamento del deleterio strumento delle "fictions".

Oltre a questo è quantomai confortante, in tempi in cui per mezzo delle insinuanti modalità proprie allo strumento televisivo la gente si è passivamente assuefatta e ha accettato di assoggettarsi agli schematismi tipici del pensiero binario, che sia stato riportato alla luce un tipo di cinema che essenzialmente si alimentò di un espediente narrativo alla base del quale c'è sempre la volontà di mescolare continuamente le carte e confondere e spiazzare i punti di vista dello spettatore in riferimento agli eterni ed irrisolti conflitti tra Bene e Male, buoni e cattivi, vittime e carnefici, pazzi e normali, stupratori e stuprati, poliziotti e delinquenti, preti ed indemoniati. La presa d'atto dell'estremo coraggio sempre dimostrato da quelle sottovalutate figure di cineasti, che hanno dovuto in continuazione pagare di tasca propria e sulla loro pelle, risalta oggi in modo ancor maggiore. Questo, appunto, tanto più in un tempo storico in cui anche il cinema (non parliamo della TV, coi suoi Montalbano e Don Matteo!) sta rinnegando il suo passato "rivoluzionario" e anzi coopera attivamente al raggiungimento dell'obiettivo finalizzato all'appiattimento delle coscienze.

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