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Il Nuovo Conan The Barbarian Un Inno Alla Violenza?


24 agosto 2011 ore 14:55   di Marzio  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 314 persone  -  Visualizzazioni: 603

La nuova versione di Conan, firmata dal regista Marcus Nispel, si differenzia in modo molto netto da quella di trent’anni fa di John Milius, che aveva come protagonista Arnold Schwarzenegger. Il nuovo protagonista, l’attore hawaiano Jason Momoa, ha una fisicità molto diversa, ed è più vicino allo spirito dei romanzi originali di Conan, cioè è meno “eroe” nel senso classico, e manifesta un carattere anarcoide, ribelle, ed estremamente violento.

Proprio la violenza è la caratteristica visiva più evidente, raggiunge livelli splatter, in alcuni punti da vero e proprio film dell’orrore. Lo stesso Conan, quindi, si caratterizza come un personaggio “dark”, seguendo la tendenza di altre icone dei fumetti, il cui esempio più evidente è Batman. L’estetica della violenza, sofisticata, esaltata dal 3D, trova in Momoa e nei suoi antagonisti dei raffinati escutori , ed un rischio sottile del film è proprio quello di far dimenticare, soffocato da un formale virtuosismo visivo, il fatto che il sangue versato a fiumi significa dolore e sofferenza, e non solo occasione di un gusto ricercato dell’immagine. I punti di forza del film sono molti, la caratterizzazione vincente che Momoa fa di Conan, la bellezza della protagonista femminile Tamara, la stessa crudeltà a tutto tondo e senza sfumature dei malvagi, l’estetica fantasy delle architetture, di fiabesca sontuosità.


Ciò che lascia perplessi è la morale implicita presente. Posto che le forze del male pongono un problema da risolvere, una risposta come quella di Conan è quella corretta? O, in altri termini, lo stesso Conan non rischia di diventare lui stesso una parte del problema che era stato chiamato a risolvere? Questo perché l’utilizzazione indiscriminata della violenza elimina la distinzione tra buoni e cattivi, e si risulta trascinati all’interno di una logica in cui i due campi in conflitto rischiano di diventare indistinguibili. Alla fine, si tratta di un film che non è di puro divertimento, ma che apre importanti interrogativi alla riflessione. Da vedere sicuramente.

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