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La Pubblicità Non Ama Le Caste Dive


23 marzo 2011 ore 10:25   di silviasmart  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 382 persone  -  Visualizzazioni: 553

Una camera d’albergo. Una bella donna bionda coperta solo da un asciugamano bianco che lascia intravedere la schiena, parla al telefono mentre si mette il rossetto. La donna è l’attrice inglese premio Oscar Kate Winslet, diventata famosa al fianco di Leonardo di Caprio nel leggendario “Titanic”, e lo scenario e quello della nuova pubblicità per il rossetto Absolutely Nude di Lancôme.

Proprio in questi giorni si sta discutendo molto sulla strumentalizzazione delle donne nei media, ma sembra proprio che le proteste e indignazioni delle donne che si sentono vittime di strategie di marketing non trovino interlocutori disposti a scendere a compromessi né nell’ambiente pubblicitario né in quello delle brand che condividono con questi ultimi la visione moralmente perturbante, la ricerca ossessiva delle immagine ad effetto.


“C’è molta competizione per attirare l’attenzione dei consumatori, dobbiamo quindi essere creativi e provocatori. La nudità vende, le immagini scottanti si imprimono nella mente, se ne parla con gli amici e online, e si crea fidelizzazione o perlomeno interesse per il prodotto.” Così si giustificano le agenzie pubblicitarie. “Inoltre un corpo visibile e in forma è piu efficace per pubblicizzare alcuni prodotti”.

La Pubblicità Non Ama Le Caste Dive

(fotogramma della pubblicità Lancôme da YouTube)

Che cosa ne pensano le star? Alcune si rifiutano di fare da portavoce di brand che impostano una campagna promozionale osé per veicolare la loro immagine, ma non per non offendere la dignità femminile, quanto per non sembrare “disperate”, disposte a tutto pur di rinfocolare l’interesse su di loro.

Altre sono orgogliose del loro corpo, e sostengono che mettere in mostra una perfetta forma fisica non sia affatto insultante, bensí una cosa positiva perchè “il bello non è mai indecente”, soprattutto se viene utilizzato per sensibilizzare su alcune questioni scottanti come l’abuso sugli animali, ma anche per pubblicizzare prodotti di consumo in cui credono.

Chissà se il filosofo Immanuel Kant sarebbe d’accordo che la sua affermazione “Il bello è il simbolo del bene morale” sai stata mutuata dai media come legittimazione alle loro scelte poco edificanti.

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silviasmart, autore dell'articolo La Pubblicità Non Ama Le Caste Dive
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Commenti

 
  • Lucrezia
    #1 Lucrezia

Ottimo articolo, complimenti! La mia scelta consiste nel NON COMPRARE certi prodotti. Semplicemente. Questo rossetto, certi profumi, molti aperitivi e tantissimi altri prodotti non mi potranno annoverare tra le loro acquirenti. Forse è una battaglia contro i mulini a vento, ma io non intendo darla vinta a certi prodotti e soprattutto a certa pubblicità.

Inserito 23 marzo 2011 ore 13:40
 
  • silviasmart
    #2 silviasmart

Grazie Lucrezia! Anch'io faccio come te!

Inserito 23 marzo 2011 ore 15:43
 

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