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Life In A Day: La Vita In Un Giorno, Raccontata Da Youtube Al Sundance


31 gennaio 2011 ore 19:48   di uompi  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 330 persone  -  Visualizzazioni: 559

Lifeinaday non è il film del secolo, neppure dell’anno. È più il film del giorno.
Di UN giorno.
Il 24 luglio 2010. Un giorno come tanti.Un film senza tempo e senza trama.
Senza attori famosi. In effetti, senza nemmeno un attore. Eppure li ha tutti.

Ha un regista (Kevin McDonald). Che non è davvero il regista, quindi non ne ha. Eppure ne ha centinaia, migliaia.
In tutto il mondo, gli esseri umani hanno dormito, i più fortunati hanno mangiato, si sono vestiti, hanno fatto l’amore, hanno passato del tempo con parenti, amici, sconosciuti. Esseri umani sono nati il 24 luglio 2010, altri sono morti. Alcuni hanno viaggiato, altri cantato, ballato, guidato, gridato, scalato montagne, scavato buche; macchine, metropolitane, treni, aerei, navi, biciclette: il 24 luglio 2010 gli esseri umani si sono mossi, hanno vissuto.
Il 24 luglio 2010 gli esseri umani hanno vissuto.
Come tutti gli altri giorni.
Eppure Lifeinaday ne racconta uno solo.


Lifeinaday, tramite un solo giorno, racconta l’intera esistenza.
E per raccontare in maniera fedele la vita, non può che servirsi del contributo di un numero mostruoso di esseri umani (più di 80000) e soprattutto non può che essere parziale e incompleto.
L’incompletezza, in questo caso, non è un difetto. È assurdo pensare di poter conoscere i protagonisti del film, sapere cosa li abbia portati dove li vediamo nei minuti in cui sono sullo schermo, nè dove siano ora che più di sei mesi sono trascorsi. Coppie d’innamorati saranno ora separate, alcuni malati saranno guariti, altri non ce l’avranno fatta; i bambini saranno cresciuti e gli anziani invecchiati.
E non ha alcuna importanza.
O meglio, ha tutta l’importanza del mondo. Tutti sono importanti, tutti esistono e il mondo non sarebbe lo stesso se ogni singolo essere umano non esistesse, nel bene o nel male.
Non è detto che il mondo non sarebbe migliore, visti alcuni esseri umani.
Semplicemente, non sarebbe lo stesso.
Da Lifeinaday mancano quasi del tutto i reati (solo un furtarello), manca la politica; sesso e morte sono solo accennati (la strage del rave-party, in Germania, è avvenuta il 24 luglio 2010).
Eppure rimanda a tutto. È un livello estremo di cinema sperimentale che porta alle lacrime per il solo fatto di essere reale.
Due scene, una all’inizio (padre e figlio giapponesi) e una nel finale (la ragazza in macchina, a pochi secondi dalla mezzanotte) basterebbero da sole a riassumere una quantità spropositata di significati riconducibili al genere umano, senza bisogno di una sceneggiatura, di sparatorie, esplosioni, psichiatri o scienziati pazzi; semplicemente invitandoci ad ascoltare le parole di una donna che non vuole smettere di esistere, e osservando un padre e un figlio piangere la morte della donna della loro vita, che di esistere ha già smesso da tempo.
Il tutto nella più totale molteplicità di lingue, senza alcun sottotitolo, ed è perfetto che sia così. Non è importante cosa i “protagonisti” del film dicano o facciano, ciò che importa è che siano lì, che noi ricordiamo che esistono anche loro, e tramite loro non dimentichiamo che esistiamo anche noi.
Ognuno di noi: dai bambini agli anziani, dagli adulti ai defunti, agli animali, alle nuvole.
Non poteva esser rappresentato ogni essere vivente, ma ciascun essere rappresentato è più di quanto non sia, è elevato a simbolo: ciascun essere umano interpreta tutti gli esseri umani, ogni giraffa rappresenta la totalità delle giraffe, una lumaca ogni lumaca, e così via.

Lifeinaday, che ci piaccia o no, entra nelle vite di alcuni di noi, raccontandoci la vita di ognuno di noi.
Lifeinaday non è solo “tratto da una storia vera”.
Lifeinaday è la piccola storia di tutti noi, è LA storia vera.

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