Il Web è pieno di giornali, riviste e giornalisti.
Noi di Paid To Write siamo convinti che TU possa fare meglio di loro.
partecipa al nostro progetto

Lucio Battisti - Il Mio Canto Libero (1972) - Recensione


15 settembre 2011 ore 16:34   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 1859 persone  -  Visualizzazioni: 2953

Alla fine del 1972 , Lucio Battisti pubblica Il mio canto libero. Mi riesce un po’ difficile parlare di questo disco senza provare un fremito di emozione. Perché quest’opera è emozione allo stato puro.

Forse nemmeno con brani come Fiori rosa, fiori di pesco, Anna, Emozioni e Non è Francesca il cantautore reatino era arrivato a toccare in questo modo il cuore del suo ascoltatore. Mai come ora è stato in grado, col sagace apporto dei testi di Mogol, di creare un’atmosfera d’intimità che si diffonde sin dalla prima nota e che si esaurisce solo con l’ultima. Il mio canto libero è la definitiva consacrazione di un artista discusso, magari caratterialmente un po’ ombroso, ma comunque un Artista. Anche se da questo momento in poi Lucio Battisti, anche – e soprattutto - a causa delle croniche contrapposizioni con la stampa specializzata, scomparirà alla vista del pubblico, per mostrarsi solo ed esclusivamente con il frutto del proprio lavoro.


Questa scelta, spero presa con cognizione di causa, è stata oggetto di disappunto presso la massima parte dei suoi sostenitori, ma non ha di certo intaccato – e non intaccherà ancora per diversi anni – la sua creatività e la qualità del suo prodotto.

Il mio canto libero suscita qualche polemica già per la sua copertina: un gruppo di mani alzate al cielo. Qualche furbacchione ha preteso di attribuirle un significato politico, come di vicinanza ad uno schieramento politico che, nel caso di Battisti, è stato spesso ventilato, ma a mio avviso si tratta esclusivamente di CHIACCHIERE.

L’album inizia, per così dire, col botto: La luce dell’est. Una lunga e struggente canzone d’amore con lo sguardo rivolto al passato, una lunga poesia immersa in una musica celestiale, uno dei più celebri brani di Zio Lucio. Un pezzo che, a distanza di quasi quarant’anni, sollecita ancora, volenti o nolenti, l’anima di chiunque, anche di chi – come me – l’avrà ascoltata già centinaia di volte. Il momento topico della canzone è nella frase …e ascolto te, il passo tuo, il tuo respiro dietro me…: il passato è solo un ricordo, ciò che conta è solo il presente.
Luci-ah è un’allegra ballata, dedicata ad una donna (forse una Lucia?) dalla moralità non propriamente spiccatissima, ma di grande comunicatività (ho l’impressione che se non smetti, all’inferno forse tu finirai… ma se non altro quel luogo più allegro ed umano renderai…). L’aquila è un altro colpo basso alla sensibilità dell’ascoltatore, l’urlo disperato di un uomo verso una donna che ha la presunzione di poterlo cambiare, un magnifico brano scritto originariamente per Bruno Lauzi, ma cantato da Battisti, e non certo nell’intento di mancare di rispetto all’altro grande artista che è stato Lauzi, è tutta un’altra cosa. Eppure, per tre quarti abbondanti, la canzone è costituita solo da una chitarra e dalla voce di Battisti. Un brano dal potere evocativo impressionante, e che mi riporta alla mente un mio grande amico con il quale ero solito suonarla e cantarla. Vento nel vento è un’altra bella canzone d’amore, con un imponente accompagnamento orchestrale. Confusione è invece un brano, arrangiato e suonato impeccabilmente, solo apparentemente avulso dal contesto del disco, rivolto ad una donna forte, scarsamente sensibile e che tende alla sopraffazione. Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi è un altro caposaldo della discografia battistiana, l’ennesimo splendido brano, è l’invito a lasciarsi andare all’amore, perché, anche se il passato è doloroso, uno scoglio non può arginare il mare. Gente per bene e gente per male è un altro piccolo gioiello, il dolore di un uomo disprezzato perché di umili origini che trova conforto morale – e sottolineo morale – in una prostituta. Curiosità: al basso, in questo brano, c’è Bruno Longhi, allora componente del gruppo Flora, Fauna e Cemento ed oggi apprezzatissimo giornalista sportivo.

Chiude l’album l’ultima perla: la title-track Il mio canto libero, una canzone tra le più popolari, tra le più cantate e tra le più belle di Lucio Battisti. Il singolo, pubblicato contemporaneamente all’album, balzò immediatamente al vertice delle classifiche e vi rimase per dei mesi.

Un disco storico, quindi, quasi un concept-album incentrato su tutti i possibili risvolti e le problematiche del rapporto amoroso. A renderlo imperdibile anche una pattuglia di strumentisti di primissimo ordine, come Massimo Luca, Guido Guglielminetti (che qualche anno dopo avrebbe scritto, insieme ad Ivano Fossati, Un’emozione da poco), Alberto Radius, Gabriele Lorenzi, Gianni Dell’Aglio, Tony Cicco, per finire con l’onnipresente Gian Piero Reverberi, che cura anche l’arrangiamento e la direzione d’orchestra.

Inutile dire che buona parte del merito della riuscita dell’album va attribuita agli splendidi testi di Mogol, particolarmente ispirato in quest’occasione.

Da riascoltare più volte, per poter percepire ancora profumo di adolescenza.

Articolo scritto da zazatto - Vota questo autore su Facebook:
zazatto, autore dell'articolo Lucio Battisti - Il Mio Canto Libero (1972) - Recensione
Fai conoscere ad altre persone questo articolo: condividi o promuovi questa notizia su Facebook e su tanti altri canali:
Condividi Questo Articolo!

 

Inserisci un Commento:

( ti consigliamo di effettuare il login per commentare più efficacemente )
Codice di Verifica:

ricarica il captcha

Per ragioni di sicurezza verrà registrato anche l'indirizzo IP del tuo computer

Seguici Su...


 
 
 
 
Diventa anche tu parte di
Paid To Write Clicca qui!
segui paid to write su facebook

Articoli Più Letti

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Articoli Più Votati

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Paid To Write - Il Giornalista Sei Tu

Tutti i contenuti pubblicati su Paid To Write sono soggetti alla licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
È permesso riportare i nostri articoli ma solo se accompagnati da un backlink dofollow (senza cioè il tag nofollow) verso il nostro contenuto originale.
Paid To Write
Il Giornalista Sei Tu
© 2012 PI 00877530147
Paid To Write Network
Contattaci
Privacy
Disclaimer e Redazione