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Megadeth - Rust In Peace


19 giugno 2011 ore 18:36   di timeblock  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 315 persone  -  Visualizzazioni: 591

Quarto album della band americana capitanata dall’eccentrico Dave Mustaine, “Rust in peace” si conferma come una delle pietre miliari del thrash metal anni ’80; il lavoro rappresenta sicuramente il miglior disco nella carriera dei Megadeth, in quanto, oltre alla presenza di alcuni tra i loro migliori brani, la formazione di “Rust in peace”, vale a dire Dave Mustaine (chitarra/voce), David Ellefson (basso), Marty Friedman (chitarra) e Nick Menza (batteria), rappresenta un po’ il “dream team” della band; dotati di una tecnica invidiabile rispetto ad altri gruppi dello stesso filone musicale, i Megadeth ci regalano un thrash nervoso ed aggressivo in puro stile Mustaine; i temi trattati nei testi dei brani vanno dall’insabbiamento da parte delle autorità americane dei segreti militari, e sulla presenza degli alieni, come si può comprendere leggendo il testo di “Hangar 18”, alla magia “Five magics”, passando per i crimini di guerra “Take no prisoners”.

Rimanendo strettamente in ambito musicale, il paragone con i più famosi Metallica è sicuramente doveroso, trattandosi della band in cui militava Mustaine prima della formazione dei Megadeth; a mio avviso la band del fulvo chitarrista non è mai stata inferiore al quartetto di San Francisco, anzi, a giudicare l’evoluzione della carriera delle due formazioni, si può sicuramente affermare che, sebbene i Megadeth non compongano da anni un album notevole, se non altro suonano un genere musicale che è definibile come metal, a differenza degli “altri”.


I brani sono tutti degni di nota e tecnicamente notevoli; si aprono le ostilità con song di apertura “Holy wars… the punishment due”, brano notevole, veloce, con ritmiche articolate ed un intermezzo spagnoleggiante con chitarra classica, fino ad arrivare alla sopraccitata “Hangar 18”, dove la voce di Mustaine si intreccia alla perfezione con una ritmica trascinante; un’altra chicca dell’album è sicuramente “Tornado of souls”, davvero un brano ben strutturato e con una seconda linea vocale molto particolare. Ovviamente tra le song migliori ritroviamo la title track “Rust in peace… polaris”, una doppia song con un riff cattivissimo che pian piano si trasforma nel più classico tributo al thrash, con un’ottima prestazione di Menza alla batteria.

Le notevoli capacità tecniche emergono soprattutto in brani come “Five magics”, dove Friedman ci dona un assolo di chitarra sicuramente non convenzionale, passando per melodie originali, ed utilizzando scale non convenzionali, che lo hanno reso famoso a livello internazionale, tanto da girare alcuni video didattici per chitarristici, il più famoso dei quali è sicuramente “Exotic metal”. La coppia Ellefson/Menza, rispettivamente basso e batteria è precisa ed impeccabile in tutto l’album, offrendo una solida base che permette a Mustaine di ricamare delle ottime linee vocali.
Concludendo, “Rust in peace” è il classico disco che tutti gli appassionati del thrash anni ’80 dovrebbero possedere, e tutti gli estimatori dei generi più attuali dovrebbero ascoltare.

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