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Natalie Portman. L' Oscar Di Black Swan Passa Da Garden State


8 marzo 2011 ore 02:02   di Bartimeo  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 1468 persone  -  Visualizzazioni: 2434

Da una settimana Natalie Portman è il nuovo premio Oscar come miglior attrice. La statuetta le è giunta grazie al “Cigno Nero” di Darren Aronofosky su una sceneggiatura presa da una storia di Andres Heinz che a sua volta ha per base il “Lago dei Cigni” del maestro Ciajkovskij. Composizione nella danza, danza nel libro, libro nello schermo. Basterebbe questo per narrare la follia di una produzione sognata dal 2002 e partita nel 2007. E invece delirio, schizofrenia, paranoia, complesso di Elettra, sessualità repressa sfociante in saffismo, autolesionismo e manie di persecuzione condiscono la storia della ballerina Nina chiamata da Cigno Bianco a mutarsi in Cigno Nero. La bella Natalie ha perso sei chili dalla sua già esile figura, ha ballato per sei mesi prima di girare senza contare allenamenti e privazioni. E, cinema nel metacinema, ha infine trovato l’amore al di là dei 180 gradi con l’etoile del New York City Ballet, il coreografo Benjamin Millepied. Un lavorio sul corpo, come Aronofosky gradisce, e un’elogio della follia con la protagonista che giunge al suo scopo, la perfezione, non affidandosi alla terapia ma immergendosi a pieno nei suoi disturbi, pagando un prezzo estremo, troppo estremo.

La Portman non è nuova a questi personaggi. Nel suo curriculum una sfilza di ruoli con padre assente e madri vanesie e ultra possessive. Partendo da “Leon” di Luc Besson. E’ il 1994, l’attrice israeloamericana ha solo tredici anni quando affianca il killer Jean Reno chiedendogli di vendicare la morte del suo fratellino, e trovando in lui un nuovo padre. Nel ’99 è il turno di Susan Sarandon ain “La mia adorabile nemica” di Wayne Wang, a gettare su Natalie il fardello di divenire un’attrice di successo. Ancora l’anno dopo in “Qui dove batte il cuore”, la Portman rivive l’abbandono della madre in tenera età quando viene scaricata dal ragazzo in un centro commerciale dell’Oklahoma, in cinta di sette mesi. Passano gli anni, abbandono e follia restano. Questa volta è il personaggio dell’avvocato Emilia a trovarsi nei guai, ne “L’amore e in altri luoghi impossibili” a scatenare la patologia è la morte improvvisa della sua prima figlia di pochi giorni, ma a complicare il quadro è il ritorno del padre, odiato da Emilia per le sue continue scappatelle extramatrimoniali. Senza contare sir Thomas Bolena, padre fantoccio e pronto a dare le sue figlie in pasto a Enrico VIII in “L’Altra donna del re”. Piccolo cammeo anche in “Un bacio romantico” di Wong Kar Wai, il tempo di piangere la morte del padre, assente quanto generoso, che le insegna a giocare a poker.


Ruoli che risaltano ancor di più la bravura di Natalie perché totalmente opposti alla sua vita reale. Cresciuta in una famiglia normalissima, nata da un matrimonio solido tra un medico specialista nei trattamenti per la fertilità e una donna, che per anni ha fatto la casalinga prima di diventare manager della figlia unica. I due si erano conosciuti al centro per studenti ebrei all’Università dell’Ohio. Lei staccava i biglietti, fu amore a prima vista. Qualche anno dopo il premio Oscar sarebbe nato sotto i bastioni di Gerusalemme. Talmente perfetti da non fare alcuna pressione sull’astro nascente, libera di sparire tre anni dal grande schermo. Il tempo di andare ad Harvard e studiare psicologia e recitazione. Tornerà nei prequel di “Star Wars”. Regina Amidala o Padmè, due nature, un personaggio come il suo amore Anakin Skywalker o meglio Darth Vader. E due gemelli, i protagonisti della prima o seconda trilogia, a seconda della narrazione o dell’uscita, cinema che gioca con i tempi del cinema.

Natalie Portman. L' Oscar Di Black Swan Passa Da Garden State
Finisce qui? Il deliro e la follia non hanno limiti. Spesso sgorgano dalla violenza. “L’ultimo inquisitore” di Milos Forman le dona la parte di Ines, ultima vittima del tribunale spagnolo prima dell’arrivo di Napoleone. Seviziata dal prete Javier Bardem perché ebrea convertita, perde il senno soltanto quando le sarà sottratta la figlia. Ricomparirà solo alla fine del film. Alicia, orfana e prostituta di lusso. E’ sempre Natalie ora nel doppio ruolo di iberica fatale e sefardita vittima della reclusione. L’acme lo tocca però in “V per Vendetta”, trasposizione del celebre fumetto inglese su di un ipotetico futuro neoconservatore pseudonazista in Gran Bretagna. Il rivoluzionario mascherato dal cattolico Guy Fawkes questa volta ci và giù duro. Le ricostruisce la sua prigionia, le sue torture, per farle comprendere le ragioni di lotta al regime. Splendidamente meravigliosa, con la testa rasata, esce dal sepolcro della connivenza alla luce della rivolta. Lei, bisnipote di un uomo e una donna morti ad Auschwitz, taglia quei capelli per cantare la resistenza.

Natalie Portman. L' Oscar Di Black Swan Passa Da Garden State

Eppure in questo lungo percorso onirico e paranoide, una parte in una produzione indipendente si staglia più delle altre al confronto con Nina di Black Swan. Siamo nel 2004, il film è “La mia vita a Garden State”. Opera prima di Zach Braff, meglio conosciuto in Italia per il ruolo del dottor John “J.D.” Dorian dell’Ospedale Sacro Cuore della sit-com “Scrubs”. Girato con appena due milioni e mezzo di dollari Natalie interpreta la parte di Sam, una ragazzina affetta da mitomania, incredibilmente bugiarda e pure epilettica. Sam affianca Andrew, il personaggio di Zach Braff, imbottito di psicofarmaci sin dalla prima adolescenza dal padre psichiatra e causa della paraplegia della madre, morta da poco. Se nel “Cigno” la patologia le ha fatto compiere il suo destino terribile qui è l’amore a trionfare. Il sorriso finto della ballerina Nina è totalmente altro dal sorriso di Sam, che prende la vita senza pillole facendole togliere anche ad Andrew. Questa è autoterapia, o famiglia disfunzionale che funziona, in stile Simpson. E, metacinema nel cinema, ad andarsi a far friggere è il successo, con Andrew che rinuncia a tornare a Los Angeles e ai suoi sogni di attore naufragati in un ristorante orientale in cui fa da cameriere.

Ora qualche altro film in uscita e poi … il set è un grembo, la macchina da presa un cordone ombelicale, per regista un ginecologo e come direttore della fotografia un’ostetrica. La prima, tra qualche mese in una sala parto. Shalom Benjamin. Shalom Natalie.

Natalie Portman. L' Oscar Di Black Swan Passa Da Garden State

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Commenti

 
  • bartimeo
    #1 bartimeo

più che una recenzione, una celebrazione della Portman, ma comunque con stile ed equilibrio. mi è piaciuto

Inserito 8 marzo 2011 ore 14:08
 

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