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Nostalgia Di Quegli Avanzi: Raiextra Ripropone Il Programma Dei Primi Anni '90


13 luglio 2010 ore 19:44   di arta-ud  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 583 persone  -  Visualizzazioni: 1108

Nel 1992 qualcosa, nei sotterranei dell’Italia socio-televisiva, stava cambiando. Dopo l’esperienza della Tv delle ragazze e scusate l’interruzione, dell’88 e del ’90, la “spalla” Serena Dandini e altre autrici rimaste dietro le quinte misero in piedi uno spettacolo comico-satirico di coesione maggiore, con gli sketch affidati ai singoli personaggi unificati da una sorta di filo invisibile offerto dalla conduzione e dalle pretestuose notizie lette da Pierfrancesco Loche.
Rai Extra ripropone, nel preserale, la quasi interezza di quel percorso artistico sperimentale e in parte ancora un po’ arruffone, patrocinato dall’allora direttore di Rai Tre Angelo Guglielmi.

“Avanzi” si svolge in uno scantinato/sotterraneo/studio dai colori tenui, che il tempo ci ripropone quasi lividi e stanchi. Il titolo è un riferimento a dei presunti spot televisivi censurati, bollati, marchiati di rosso che non troverebbero spazio all’interno di altre programmazioni. Dunque lo studio, e i suoi ospiti dalle capigliature ancora gonfie e dagli abiti ripuliti dalla boria dei “favolosi ’80, sarebbero una sorta di nicchia, un microcosmo di emarginati fittizi e di vizi fisicamente riproposti. Gli spot posticci sono affidati a un gruppo di comici di scuola genovese, i Bronkowitz, le cui esibizioni si ispirano ad una realtà mesta surrealmente decomposta: Maurizio Crozza in coppia (anche fuori dalle scene) con Carla Signoris ed altri volti più noti in seguito (Marcello Cesena, dal timbro inconfondibilmente acuto, è qui Michele l’intenditore e in seguito regista e protagonista di Sensualità a corte). Talvolta, pervasi da mestizia cupissima e catartica, arrivano anche i guitti di strada siciliani diretti da Cipì e Maresco, nei collegamenti con Cinico TV.


Il meccanismo, scoperto, è quello di introdurre i personaggi in studio attraverso una sorta di tubo di dimensioni umane (l’idea che darà il nome alla successiva trasmissione del gruppo, Tunnel): ed è così che le Alba Parietti, Cristina (Critina) d’Avena, Grazia de Michelis e il regista “de paura” Rokko Smithersons catalizzano l’attenzione del pubblico con la loro funzione di disturbatori.


 

E’ un ‘Italia scissa e dalle svariate personalità quella messa in scena: il cocciuto e truffaldino giornalista Loche annuncia ad ogni occasione, sommergendo il discorso di “pare, chissà, in persona, si mormora”, scoop impossibili come la verità su Ustica, mentre appare sempre più chiara e graffiante l’impossibilità di inseguire una qualunque certezza. Il sardo Loche e il suo tormentone “truffa truffa ambiguità” dichiara la limpidezza impossibile, e smembra la passione giornalistica e per la ricerca cavandone le radici dal terreno ancora brullo. Intanto si susseguono personaggi imitati e inventati, per la maggior parte incarnati dai romani Antonello Fassari, Francesca Reggiani, Stefano Masciarelli e Cinzia Leone. Fassari, grazie alla fisicità greve e alla voce stentorea, da corpo a una terribile Sora Lella e al portavoce del parlamento Giulio Pinocchio, distorsione del potere. La Reggiani sfrutta le sue espressioni caustiche per interpretare starlette isterizzanti, ridicolizzando spesso la sensualità “da copione” imposta dal modello di riferimento Fininvest-Rai.

Ad imporsi è anche la giovane Sabina Guzzanti, una Moana Pozzi abbastanza mimetica per lo sguardo obliquo e le pose plastiche (curioso che l’esordio della Guzzanti l’abbia vista a fianco della vera Moana nel programma di Italia 1 Matrioska) ma acidula e sprezzante nella voce, tanto da creare quasi un personaggio a sé. La Guzzanti-Moana è una terribile maestrina che bacchetta e imbarazza un esasperato Loche e anche un’improvvisata pasionaria politica, anticipatrice della tendenza “spettacolare” della politica; si ricorda poi la cantante folk-filogovernativa e arrogante Grazia De Michelis e la rappresentante della “Lista per la spesa”

Al di là delle frequenti ingenuità e della natura ambigua ma vitale di Avanzi, che amalgama tormentoni da avanspettacolo e primi esempi di satira ficcante, resta l’abilità nel suscitare sorrisi e risate non ancora ingrassate. Resta l’inesauribile creatività di Corrado Guzzanti, che aveva fatto esordire Rokko Smithersons già in Scusate l’interruzione e che qui ne rinnova la cialtroneria e il gusto per le citazioni mescolate: i suoi film orrorifici ricalcano nei titoli e nelle intenzioni gli orrori della Prima Repubblica, e si apprestano in seguito, sottoforma di giornalisti piacioni o cronisti del dolore (fortissimo l’impatto di un Minoli assetato di “sangue in tv”, servile con i potenti e iperattivo al ritmo della sigla drappeggiante di Mixer), a deridere amaramente le prime mutazioni della Seconda.
  Guzzanti è artefice anche di una vera e propria improvvisazione linguistica, che negli anni gli permette di clonare vocaboli come “perplimere” e “sopravvoliamo”, della parte “poetica” con la lettura delle poesie di Kipli, e di alcuni degli interventi musicali. Si ricordano le sigle di chiusura su melodie vagamente reggae, interpretate da Rokko e i suoi fratelli (ovvero Fassari, Masciarelli e Loche), che si distinguono dallo spazio interno riservato a gruppi emergenti parodistici o reali. Si dice che in quella Tv di altri tempi e che in quello stesso studio, nel 1992, si esibirono persino i Sonic Youth.

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