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I Perché Di Un Successo: La Fiction ' Don Matteo '


16 novembre 2011 ore 13:36   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 588 persone  -  Visualizzazioni: 1061

E’ giunta oramai all’ottava serie, eppure continua a mietere successi e ad essere campionessa di audience: basti pensare che l’ultima puntata è stata seguita da oltre 7.800.000 spettatori. Apparentemente sembrerebbe la fiera della banalità e del già visto (qualcuno ricorderà I racconti di Padre Brown, riduzione televisiva dei racconti di G. K. Chesterton, andata in onda nei primissimi anni ’70 con l’interpretazione di Renato Rascel), il trionfo dei buoni sentimenti e dello spargimento di melassa.

Invece, niente di tutto questo. Don Matteo è una fiction di grande – e meritato successo, i cui ingranaggi annegano in un bagno d’olio che li fa girare costantemente alla perfezione.


Quando, nel 2000, venne reso noto che era in corso d’opera una fiction il cui protagonista, un sacerdote-detective, era interpretato da Terence Hill, ebbi qualche legittima perplessità. Cosa ci faceva lì un attore divenuto famoso con il genere western-spaghetti e per aver costituito l’inossidabile coppa con Bud Spencer?
Ma non basta: avevo qualche perplessità anche su Nino Frassica attore. Il comico siciliano era per me cristallizzato nelle straordinarie macchiette del frate Antonino da Scasazza di Quelli della notte (1985) e del bravo presentatore di Indietro tutta (1988), programmi di culto nati dal genio di Renzo Arbore; pertanto, non lo immaginavo – a torto – in possesso di particolari doti recitative. Inoltre Flavio Insinna, lo ammetto, era per me un illustre sconosciuto. Completavano il cast fisso la perpetua Natalina (Nathalie Guetta, circense francese ed eccellente caratterista), il sacrestano Pippo (Francesco Scali) e la moglie del maresciallo Cecchini (Caterina Sylos Labini, dalla seconda edizione).

Il filo conduttore della fiction è sempre lo stesso: Don Matteo è il parroco di una parrocchia di Gubbio con una malcelata quanto spiccata inclinazione all’investigazione: la sua amicizia con il maresciallo dei Carabinieri Nino Cecchini (Nino Frassica) gli dà il destro per fornire ai Carabinieri uno sgradito (dai comandanti della Compagnia) ma significativo, se non determinante, contributo alla risoluzione di casi solo apparentemente complicati, ma che diventano risolvibili solo con molto intuito ed un pizzico di buon senso. Di cui, manco a dirlo, Don Matteo è provvisto a iosa.

Gli omicidi – e i reati in genere – avvengono quasi sempre d’impeto, mai volontariamente o premeditatamente; i responsabili hanno spessissimo, dietro di sé, storie di dolore e d’incomprensioni. Don Matteo ha il dono di arrivare a toccare le corde giuste, mettendoli di fronte alle loro responsabilità, proprio mentre i Carabinieri, sempre in leggero ritardo - il che fa infuriare i Comandanti, superati regolarmente in bravura dal simpatico prete – arrivano per procedere a qualche arresto.

I “casi” si intrecciano, ovviamente, con le vite private dei protagonisti. Il primo comandante, Flavio Insinna (il capitano Anceschi), presente fino alla quinta stagione, è un carabiniere solo apparentemente tutto d’un pezzo, ma in realtà ha un cuore grande ed una smisurata, anche se ben celata, stima per Don Matteo, anche se digerisce con qualche problema le sue intromissioni nei casi di cui si occupa. Nella quinta serie, s’innamorerà del Sindaco di Gubbio (Milena Miconi), se la sposerà e verrà trasferito a Roma. Dalla sesta serie il suo posto verrà preso dal bravo Simone Montedoro (il capitano Tommasi), che ha la stessa avversione del suo predecessore per le ingerenze di Don Matteo, ma in fondo è anche lui un gran bravo ragazzo, anche se un po’ condizionato dai capricci della madre (Simona Marchini).
Nino Frassica è il maresciallo Nino Cecchini, da una vita in servizio a Gubbio, grande amico di Don Matteo, siciliano DOC e protagonista di continue ed incredibili serie di gaffes, pessimo giocatore di scacchi e legatissimo alle sue due figlie (Pamela Saino e Giada Arena), la maggiore delle quali s’innamorerà proprio del suo comandante, cosa che gli creerà non pochi grattacapi.

Fin qui, sembrerebbe un normale, quanto banale, serial poliziesco con qualche venatura moralistica. E invece non è affatto così. Terence Hill è assolutamente perfetto nel ruolo di questo prete un po’ sui generis, dolce, remissivo ma all’occorrenza anche deciso e duro, dotato di un intuito straordinario, che manifesta senza alcuna prosopopea. Non è avaro di consigli, mai banali e di cui anche il pubblico televisivo può servirsi, legati come sono – a filo doppio – alla quotidianità.

Il suo rapporto con Cecchini è quasi simbiotico: il maresciallo “sente” fortemente la superiorità intellettuale del parroco, e si rivolge a lui per ogni sorta di consiglio, certo com’è di ricevere sempre un parere qualificato. Il personaggio è interpretato da Frassica con insospettabile bravura, anche quando agisce con sottile perfidia (come quando tenta in tutti i modi di dissuadere la propria figlia a mettersi col Capitano). Frassica si destreggia molto abilmente tra il comico, l’imbranato e il drammatico, in un ruolo che sembra essergli stato cucito addosso.

Flavio Insinna ha avuto il merito di conquistarsi, nella fiction, un ruolo sempre più centrale; semisconosciuto fino ad allora, ha saputo conferire al proprio personaggio un tale spessore, da aprirgli la strada a tante altre produzioni televisive, oltre che addirittura alla conduzione del popolare pre-serale Affari tuoi. Il suo successore, anche se forse meno dotato artisticamente, è comunque bravissimo nell’attribuire al personaggio del capitano Tommasi quel pizzico d’imbranataggine che lo fa spesso trovare, suo malgrado, in situazioni imbarazzanti ed ambigue, come di recente gli è capitato con l’avvenente nuovo Pubblico Ministero, Andrea Conti (l’attrice salentina Eleonora Sergio).

La bella Pamela Saino, praticamente cresciuta all’interno della fiction, interpreta con competenza la parte della figlia, talvolta un po’ repressa, del maresciallo; la sua storia d’amore col capitano Tommasi ha tenuto gli spettatori col fiato sospeso durante la settima serie, e nell’ottava terminerà, forse, con un matrimonio.

Il sacrestano Pippo (Francesco Scali) e la perpetua Natalina (Nathalie Guetta, sorella del celebre DJ David) sono, a modo loro, dei protagonisti; persone apparentemente bisbetiche, ma di grande bontà. In particolare, l’accento un tantino strascicato dell’attrice francese ha risvolti teneramente esilaranti.

A chiudere il cerchio provvedono le musiche dello straordinario Pino Donaggio, indimenticabile ex cantautore e compositore (qualcuno ricorda Io che non vivo più di un’ora senza te…), da ormai circa quarant’anni, di colonne sonore: per comprenderne il valore, basti sapere che ha lavorato più volte per Brian De Palma.

A determinare, quindi, un successo che non vuol saperne di segnare il passo, è proprio questa formula semplice e leggera, che fa trascorrere due ore di serenità e di un’allegria venata qua e là da qualche momento di tristezza; e i record di ascolti fanno ben sperare, vista la spazzatura oramai imperante in televisione di cui evidentemente il pubblico, almeno lo spero, comincia ad essere stanco. In Don Matteo non c’è alcuna volgarità, nemmeno latente o sottintesa, e i sentimenti delle persone sono espressi senza banalità e con estrema delicatezza. Insomma, un gioiello della nostra televisione di cui possiamo andare fieri. E arrivederci alla nona serie.

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