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Piccola Storia Della Tv: Lo Sceneggiato Diventa Fiction


1 novembre 2011 ore 01:01   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 486 persone  -  Visualizzazioni: 757

La proliferazione delle pay-tv e la conseguente, variegatissima offerta di film, di ogni genere, qualità ed epoca, a qualunque ora di tutti i giorni della settimana, ha fatto sì che l’orientamento delle emittenti televisive “libere” si indirizzasse principalmente verso la produzione di fiction, di programmi d’intrattenimento e di talk-show; conseguentemente, anche il gradimento del pubblico si è allineato a questa tendenza, in particolar modo verso le fiction.

Va detto che, ad onor del vero, il fenomeno non è circoscritto alla nostra epoca. Dagli albori della televisione italiana e sino alla fine degli anni ’70, fu un florilegio di “sceneggiati” – così venivano chiamati all’epoca – a tenere gli abbonati incollati ai televisori; si trattava spesso di produzioni di origine letteraria (Il mulino del Po di Bacchelli, Delitto e castigo di Dostoevskij, Mastro Don Gesualdo di Verga, I miserabili di Hugo, per citarne alcuni), e alcune, in verità, erano pesantissime (ricordo I Buddenbrook e I fratelli Karamazov come dei veri e propri mattoni). Tutti, però, ricorderanno lo straordinario successo di pubblico de La cittadella, tratto dall’omonimo romanzo di Archibald J. Cronin, con l’ottimo Alberto Lupo nella parte del dottor Manson, nonché delle Inchieste del Commissario Maigret, tratte dai romanzi polizieschi di Georges Simenon, con un’inimitabile Gino Cervi nella parte del Commissario Maigret – persino lo stesso Simenon si dovette complimentare col nostro connazionale per l’interpretazione che forniva del personaggio – ed un cast di contorno di assoluta eccellenza.


Una particolare menzione va riservata all’Odissea di Omero (1968), splendida riduzione televisiva diretta da Franco Rossi, che riuscì ad accost areme, bambino delle elementari, alla mitologia greca e che è rimasta, a mio avviso, insuperata ed insuperabile.

Dalla seconda metà degli anni sessanta la produzione di sceneggiati, limitata ovviamente alla RAI, subì una vera e propria esplosione. Non dimentichiamo che un programma di successo, all’epoca, realizzava degli ascolti, al giorno d’oggi, assolutamente impensabili (mi pare di aver sentito dire che le puntate di Rischiatutto raggiungevano e superavano anche i venti milioni di spettatori); pertanto, il giorno dopo l’ennesima puntata, ci si ritrovava tutti a commentarla e a fare previsioni per la prossima.

Le puntate, a differenza di oggi, non erano mai più di una a settimana e duravano sì e no 90 minuti, il che “costringeva” il pubblico a spasmodiche attese.

Non mancavano, inoltre, lavori destinati al pubblico dei ragazzi. Due menzioni su tutti: Il giornalino di Giamburrasca, diretto da una giovanissima Lina Wertmuller, con musiche scritte nientepopodimenoché dal futuro premio Oscar Nino Rota, e musicate da un altro futuro premio Oscar, Luis Enriquez Bacalov. Ricordiamo, come protagonista, una Rita Pavone poco più che adolescente; I ragazzi di Padre Tobia, con l’ottimo Silvano Tranquilli nei panni di un parroco alquanto sui generis, impegnato a risolvere i problemi dei ragazzi del suo oratorio.

Col passare degli anni, le produzioni vennero un po’ meno indirizzate verso lavori di origine letteraria, e, con l’avvento della televisione a colori, acquisirono anche un tono di maggiore spettacolarità, grazie anche all’evoluzione degli effetti speciali.
Non posso fare a meno di menzionare le memorabili Avventure di Pinocchio, andate in onda nel 1972, esempio a mio avviso insuperabile di riduzione televisiva. Straordinario il cast (un magico e commovente Nino Manfredi nella parte di Geppetto, il bravissimo Andrea Balestri nella parte di Pinocchio, Gina Lollobrigida nella parte della Fata, qui in uno dei ruoli più significativi della sua carriera, gli straordinari Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nelle parti del Gatto e della Volpe, tanto straordinari al punto da far rimpiangere tanto talento mai sfruttato a dovere) e tutti i comprimari (Lionel Stander su tutti); eccellente la regìa del mitico Luigi Comencini ed innovativa la sceneggiatura – scritta da Comencini insieme a Suso Cecchi d’Amico – nella quale, a differenza del bellissimo romanzo di Collodi, Pinocchio è sempre un bambino in carne ed ossa, ma diventa un burattino quando deve essere punito; last but not least, le indimenticabili musiche di Fiorenzo Carpi, entrate, per non uscirne mai più, nella cultura musicale del nostro Paese.

Una delle ultime, grandi produzioni RAI fu senza ombra di dubbio Sandokan, andato in onda nel 1976 e diventato oramai un mito, grazie alla validità del cast (su cui spiccavano gli straordinari Adolfo Celi e Philippe Leroy, nonché il magnetico Kabir Bedi), della splendida colonna sonora di Guido e Maurizio de Angelis (o, se preferite, degli Oliver Onions) e dell’attenta regia di Sergio Sollima.

Negli anni ’80 l’avvento delle televisioni commerciali diede uno scossone al monopolio RAI, che cominciò, in particolar modo con le reti Fininvest (ora Mediaset), una battaglia a botte di film, spesso molto recenti, con cui venne riempito l’etere. Lo sceneggiato, così com’era stato inteso sino ad allora, finì col morire di morte naturale.

Verso la seconda metà degli anni ’90 lo sceneggiato venne soppiantato dalla fiction. Forse il diffondersi dell’home video, forse anche a causa della pirateria, le emittenti – RAI in testa – hanno cominciato a ridurre la presenza, nei propri palinsesti, di pellicole cinematografiche, per dedicarsi alla produzione, sempre più massiccia, di fiction. La struttura della fiction è profondamente diversa da quella dello sceneggiato. L’origine letteraria è piuttosto rara, mentre la durata sale a circa due ore. Fermo restando un filo conduttore che costituisce la base di tutte le puntate, la fiction si articola in episodi, generalmente due a puntata; la cadenza non è fissa, e spessissimo vengo trasmesse più puntate a settimana.

I soggetti e le sceneggiature sono per lo più originali, o comunque tratte da format stranieri; obiettivamente, bisogna riconoscere che l’odierno livello qualitativo è molto elevato, grazie anche – credo – alla profusione di mezzi e alla concorrenza.

Alcune fiction riscuotono un tale gradimento da essere riproposte praticamente ogni anno (basti pensare che Don Matteo è giunta all’ottava serie: va in onda in maniera pressoché ininterrotta dal 2000).

Avrà questa nuova tendenza aiutato gli Italiani a riaffezionarsi al cinema, pay-tv permettendo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Commenti

 
  • giordano
    #1 giordano

Tutte le volte che vedo la lollo nei panni della fata turchina mi esce uno spontaneo ..ma che bella,ma che brava,ma propio brava.Con uno sguardo , con un'espressione,con un rotear dello sguardo riesce a farci capire più di mille discorsi.Intelligente la lollo,più di quei critici che di lei non hanno mai capito niente.Si sono sempre comportati nei suoi confronti come quei bambini che godono a rompere i giocattoli.

Inserito 1 novembre 2011 ore 18:09
 

Ci sono diverse attrici che hanno dato lustro alla cultura italiana, lavorando anche a diverse produzioni Hollywoodiane: alcune di esse (Sophia Loren e Virna Lisi, per esempio) hanno giustamente conservato una grande popolarità e sono state sempre sotto l'occhio attento dei riflettori, trovando collocazione in produzioni televisive anche in età avanzata; inspiegabilmente la Lollo, dopo la straordinaria esperienza del Pinocchio di Comencini, è stata vista solo sporadicamente e, mi pare, più per la sua abilità di fotografa. Misteri della cinematografia e della televisione italiana: oggi, per diventare popolari e rimanerlo, è sufficiente partecipare ad un reality-show di successo.

Inserito 2 novembre 2011 ore 08:33
 

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