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Pink Floyd - A Saucerful Of Secrets (1968) - Recensione


29 luglio 2011 ore 01:45   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 532 persone  -  Visualizzazioni: 945

Dal momento che - come ho già affermato in precedenza – non sono un critico musicale, posso, anzi devo, soffermarmi poco o non soffermarmi affatto su opere su cui non posso emettere alcun giudizio perché da me poco conosciute. E’ il caso di The piper at the gates of dawn (1967), primo LP in assoluto di una delle band che più di tante altre hanno segnato indelebilmente la storia della musica. Il fatto è che questo disco – sebbene lo possegga da almeno trent’anni – non è mai riuscito a “prendermi” al di là di un mero interesse collezionistico. Eppure dalla critica è ritenuto, suppongo giustamente, uno dei capisaldi del rock psichedelico, anche per la leadership di Syd Barrett, membro fondatore ed autore, testo e musica, di tutti i pezzi dell’album tranne uno, nonché personaggio discusso, assuntore di droghe pesanti ed allucinogeni – LSD in particolar modo, come purtroppo era di moda in quel periodo – e geniaccio musicale.

Purtroppo, i limiti caratteriali di Barrett – ingigantiti a dismisura dal’assunzione di LSD – finiscono col sovrastarne il genio e la creatività, fino a rendere impossibile la convivenza all’interno della band.
In effetti, durante la lavorazione di A saucerful of secrets, Barrett viene progressivamente rimpiazzato da David Gilmour, al punto che l’artista britannico parteciperà solo all’esecuzione di un paio di brani, tra cui Jugband Blues, l’unica dell’album scritta e cantata da lui. Infatti, dalla rarefazione della partecipazione di Barrett ai lavori dei Pink Floyd conseguirà la necessità che il resto del gruppo si metta a comporre.


L’album appartiene ovviamente ancora al genere del rock psichedelico, ma con qualche spiraglio di luce, anche se siamo ancora lontani dalla svolta progressive di Atom Heart Mother. Let there be more light, scritta da Roger Waters, inizia con un possente giro di basso, per poi rarefarsi prima dell’arrivo del cantato. Al termine del brano, il primo assolo di David Gilmour nella storia dei PF. Remember a day, con la partecipazione di Syd Barrett alla steel guitar, è una ballata scritta – e cantata – da Richard Wright. La splendida e cupa Set the controls for the heart of the sun, in cui il basso di Roger Waters – che l’ha scritta – duetta, come solista, con l‘organo di Rick Wright; il tutto, supportato dai timpani di Nick Mason. Corporal Clegg, scritta da Waters ed autobiografica, narra, con lacerante ironia, della perdita di una gamba di un soldato in guerra. Da notare, nel finale, il kazoo suonato da Gilmour.

A saucerful of secrets è invece un brano di quasi dodici minuti, a mio modesto avviso il più psichedelico del disco, diviso in tre movimenti: il primo è sviluppato quasi esclusivamente su una base di organo, non so se filtrato o distorto; però alcuni degli effetti ottenuti potremo rilevarli anche in Ummagumma. Per il sintetizzatore c’è ancora tempo. Nel secondo movimento esordisce la batteria di Nick Mason, che ripete ossessivamente un ritmo, sul quale si innestano le tastiere e la chitarra. E’ incredibile ciò che riusciva a fare Rick Wright con le limitate tecnologie del tempo. Sfumata la batteria, entrano in gioco nuovamente l’organo, ma stavolta usato più classicamente come base, e il basso, per fare da prologo al coro finale. Da rabbrividire. See-saw, di Wright, e la già citata Jugband Blues sono tutto sommato i momenti meno significativi del LP.

Abbiamo capito tutti che Syd Barrett è stato allontanato dal gruppo durante la lavorazione dell’album. Da questo momento, attorno alla sua figura si scatenerà un vero e proprio florilegio di supposizioni e di illazioni, tutte legate alla sua più o meno presunta instabilità psichica: chi dice che è morto, chi – e sono i più – che è rinchiuso in un ospedale psichiatrico. La verità è che Barrett, dopo aver tentato con poco fasto la carriera solista, si è ritirato a vita privata ed è uscito in maniera definitiva dalla vita del gruppo, per farvi capolino solo in un’occasione, durante le registrazioni di Wish you were here, dopodiché scomparirà. Di lui, purtroppo, si riparlerà solo nel 2006, in occasione della sua morte. Scompare, con lui, la figura probabilmente più rappresentativa del rock psichedelico mondiale.

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