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Polvere Di Stelle: La Storia Degli Squallor


15 giugno 2012 ore 10:12   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 753 persone  -  Visualizzazioni: 1180

E’ il 1973. Non è un gran bel momento, per l’Italia; il vertiginoso ed improvviso aumento del prezzo dei prodotti petroliferi manda in tilt l’economia dell’Italia (e non solo). Pertanto, la cosiddetta "austerity", durante le domeniche, immergerà le nostre città senza automobili in un silenzio spettrale. E’ appena entrata in vigore l’IVA, croce e delizia di commercianti, professionisti e consumatori. Il nostro Paese si trova immerso nell’assurda spirale del terrorismo politico.

C’è poco da ridere, ma qualcuno decide di mantenerci allegri. Un quintetto di persone decide, allora, di pubblicare un intero album di musica demenzial-umoristica. Di sicuro non si tratta di mera operazione commerciale, e in verità la questione non costituirebbe nulla di particolare, se le cinque persone non fossero altrettanti addetti ai lavori già abbondantemente instradati, a vario titolo, nel mondo della musica.
Elio Gariboldi (1944) è un produttore discografico.
Daniele Pace (1935) è un musicista, ma soprattutto autore di testi di celebri canzoni (Nessuno mi può giudicare, L’ora dell’amore, Sarà perché ti amo, Per chi, A me mi piace vivere alla grande, Gli occhi di tua madre, Viso d’angelo e tantissime altre).
Giancarlo Bigazzi (1940), come Daniele Pace è compositore, ma soprattutto autore. Ad appena ventotto anni vince Il disco per l’estate 1968, scrivendo il testo della celebre Luglio di Riccardo Del Turco. Si ripeterà nel 1969, con Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto, nel 1970 con Lady Barbara di Renato Brioschi e proprio nel 1973 con Perché ti amo dei Camaleonti. Vincerà la storica Canzonissima 1970 (la prima con Corrado e Raffaella Carrà, per intenderci) scrivendo Vent’anni per Massimo Ranieri e, sempre per il cantante partenopeo, scriverà la canzone che vincerà anche l’edizione del 1972: Erba di casa mia. Il brano Passerà, scritto per Aleandro Baldi, vincerà l’edizione del Festival di Sanremo del 1994. Scriverà i migliori successi di Gianni e Marcella Bella, di Umberto Tozzi, di Marco Masini. Insomma, un mostro sacro della musica italiana.
Non gli è da meno Gaetano Savio (detto Totò, 1937), grande musicista e direttore d’orchestra troppo presto dimenticato ed autore di veri e propri evergreen: Cuore Matto per Little Tony (ad appena trent’anni), Se bruciasse la città, Vent’anni ed Erba di casa mia per Massimo Ranieri (insieme a Bigazzi), Perché ti amo per i Camaleonti, sempre insieme a Bigazzi, L’aria del sabato sera e, soprattutto, Maledetta primavera per Loretta Goggi.
Chiude l’organico del gruppo Alfredo Cerruti (1942), anch’egli produttore discografico, noto al pubblico anche a causa della sua relazione (che durerà tre anni) con la grande Mina.


Da un simile ensemble non ci si può certo aspettare un prodotto qualunque, e così sarà. Il gruppo – che non comparirà mai in pubblico, né tanto meno organizzerà mai concerti – pubblica subito un singolo, 38 luglio – a firma Pace-Bigazzi-Savio - capolavoro del nonsense ("La storia di un elettrotecnico che seppe inventare la pila. Non pochi ci riuscirono, ma fu lui che la inventò. Quattro giorni dopo scoprirono la luce elettrica: fu un grosso errore dell’elettrotecnico").
Per l’album, il quintetto sembrerebbe far ricorso, in buona parte, a basi preregistrate (per esempio, pare di aver già sentito la base di Troia in un disco dei Profeti) e, spesso, a musiche non scritte dai componenti del gruppo. Non mi mordere il dito è la celebre Mosquito dei Doors post-Jim Morrison (anche se, sul disco, viene citato un fuorviante Door) con testo di Daniele Pace. Indiani a Worlock è probabilmente stata scritta dal musicista tedesco Stephan Sulke; La risata triste dall’inglese Neil Innes; Morire in Porsche è la cover della splendida Sex shop di Serge Gainsbourg, mentre Karatè è scritta da Alberto Baldan Bembo, fratello di Dario.

Per i pochi brani cantati, la band ricorre quasi sempre alla gradevole voce roca di Totò Savio, mentre negli altri si fa ricorso ad una "voce narrante", che ricorda un po’ la voce off della cinematografia; il compito viene assolto da Alfredo Cerruti, in possesso di un timbro vocale assai caratteristico che costituirà, in futuro, la vera impronta degli Squallor. Nonostante sia Cerruti, sia Savio siano napoletani ed è evidente, gli Squallor non hanno mai avuto una collocazione geografica particolare. Domina il nonsense; in Ti ho conosciuta in un clubs "l’incontro ebbe luogo in una giornata di sole con il cielo coperto, spettatori circa tre, molto severi". Ogni tanto, si può assistere a qualche piccolo intervento di Pace e Bigazzi.

Gli Squallor non hanno ancora incominciato a sfidare la censura; pertanto, a parte qualche doppio senso nella title-track ("Elena, Troia, città mia, Elena, quanto ti ho amato"), in Raccontala giusta Alfredo ("l’amore è come un fiore di lillà, e chi ce l’ha non te la dà"), e in Karatè, dove, nella parte finale, Totò Savio rivolge alla sua immaginaria interlocutrice l’invito che le rivolgerà qualche anno dopo, ma in maniera molto più esplicita, in Dannunziata, il disco è quasi "normale", tant’è vero che, a ricordar bene, 38 luglio verrà più volte messa in onda nella mitica Alto Gradimento di Arbore & Boncompagni (che in seguito offriranno una piccolissima collaborazione agli Squallor). Anzi, Troia può essere considerato, sotto l’aspetto squisitamente musicale, un disco assai gradevole (una spanna si tutti Marcia K2, 123456789 rock, Ti ho conosciuta in un clubs, La risata triste e Morire in Porsche); d’altronde, vista la statura musicale dei componenti, era prevedibile.

L’anno dopo, gli Squallor decidono di riprovarci. Nel frattempo hanno perso Elio Gariboldi, che ha deciso di proseguire in Germania la sua carriera di produttore discografico (verrà citato dal gruppo in un successivo brano). In Palle il gruppo comincia ad azzardare un po’ di più, anche se il turpiloquio compare soltanto in Marcialonga e Il Vangelo secondo Chinaglia: in quest’ultimo brano, gli Squallor ironizzano sul gesto che l’attaccante della Nazionale, recentemente scomparso, rivolse al CT Valcareggi che lo aveva sostituito durante Italia-Haiti, match dell’infausto Campionato del mondo di calcio del 1974. Per il resto, è ancora trionfo dell’assurdo e del nonsense; c’è ancora spazio per una discreta canzone cantata da Totò Savio Quando mai – in cui il musicista si concede la frase "ti avessi dato un pugno in più, forse saresti ancora mia", per una cover di Sono una donna, non sono una santa (non c’era bisogno di modificarne il testo, l’argomento era già di per sé esilarante), per le spiritose Veramon, duetto tra Cerruti e – credo – Bigazzi, recitato in un Francese che più maccheronico non poteva essere, e Angeli Negri, altro duetto tra Cerruti e, questa volta, Daniele Pace.

Bisogna attendere il 1977 per un altro lavoro degli Squallor. In Vacca il turpiloquio è ancora appena accennato; interessanti sono Aia – abbastanza valido sotto il profilo musicale – e Abat-jour (la Salomé degli anni ’40), che anni dopo servirà a Cerruti come spunto per alcune future, fortunate gag della storica trasmissione Indietro tutta. Vacca è un album tutto sommato "di transizione"; nello stesso anno, infatti, esce Pompa, probabilmente il disco più famoso degli Squallor.

Un gruppo che non appare mai in pubblico, che non fa concerti e che viene pressoché snobbato dall’emittenza pubblica avrebbe poche speranze di diffusione. A Pompa, però, una grossa mano la daranno le neonate emittenti private, che trasmetteranno diversi brani del LP. Pompa è una vera e propria esplosione di energia: questa volta gli Squallor non si risparmiano e non temono gli strali della censura. Pompa si apre con un’improbabile Hit Parade trasmessa da una radio libera (celebre la canzone del capo Sioux Piedeneroscorzevelluto il cui solo titolo richiede una declamazione di oltre un minuto). Esilaranti sono La scarognata, parodia delle sceneggiate napoletane, Nottingam, zeppa di doppi sensi, Unisex, che causò qualche prevedibile problema con la Chiesa cattolica, Famiglia cristiana, con la quale inizia la saga di Pierpaolo, pestifero e smaliziato ragazzino che, in quanto a conoscenza di segreti scottanti, ricatta il padre, obbligandolo a farlo vivere come un pascià nelle più rinomate località turistiche. Ma il "pezzo forte" dell’album, che le radio private "mandano" più volentieri, è Berta. Sulla base di una delle Danze ungheresi di Johannes Brahms – già utilizzata in Vacca – uno dei tanti spacconi presunti sciupafemmine di cui purtroppo è pieno il mondo cerca di convincere la sua Berta, senza mezzi termini e in modo sin troppo esplicito, a copulare con lui. Ma Berta, in buon napoletano, lo respinge riempiendolo di contumelie. Curiosità: la base musicale di Unisex è la famosa Festa di Raffaella Carrà.

Il quartetto oramai non si ferma più e non modifica più la propria "linea musicale": volgarità – simpatiche, del resto – e feroce satira, senza preferenza alcuna, dei costumi dell’epoca, coinvolgendo qualunque categoria senza esclusione di colpi: politica, Chiesa, sesso, omosessuali – con questi ultimi sono spesso andati un po’ troppo sul pesante – famiglia, musica, e così via.

A partire da Tromba (1980), che uscirà tre anni dopo Pompa, Totò Savio canterà un brano per ogni successivo LP, in dialetto napoletano e a sfondo sessuale estremamente esplicito. Il grande musicista, con la sua gradevole voce roca, snocciolerà una serie impressionante di sconcezze. Ma la naturalezza e la leggerezza con cui verranno cantate sono sorprendenti al punto da suscitare comunque, anche nel più bieco dei moralisti, il sorriso.

Negli anni a venire, la loro produzione seguirà più o meno la solita falsariga. Diciamo che il più è stato dato; eppure, gli Squallor continuano imperterriti a sfornare e vendere dischi. Anzi, si danno anche al cinema, producendo ed interpretando due film, diretti da Ciro Ippolito, sostanzialmente in linea con la loro linea musicale. Ultimate le riprese del secondo, però (1985), Daniele Pace muore stroncato da un infarto. Ha soltanto 50 anni. La perdita è molto grave, più per la musica italiana – che perde così un grande e raffinato autore – che non per gli Squallor, che comunque incideranno ancora qualche album, ma non certo con la precedente cadenza. Anzi, dopo il 1988 il gruppo si concederà una pausa di sei anni. Del resto Cerruti, proprio in quel periodo, sarà tra gli autori – e farà parte del cast – della trasmissione-cult Indietro tutta (tutti ricordiamo il tormentone dei Poliziotti, tirati in ballo da Renzo Arbore, che descrivono, scimmiottando un po’ il brano Abat-jour, le impossibili vicende della Via Nomentana, in cui il serpentone di automobili prende addirittura vita), ma in seguito curerà anche altre trasmissioni di successo, tra le quali due edizioni di Domenica In. In più, la salute di Totò Savio si farà traballante. Il grande musicista partenopeo, nel 1990, sarà vittima di un tumore alla gola; sarà sottoposto ad un intervento chirurgico in seguito al quale perderà completamente la voce. Comincerà per lui uno sfortunato andirivieni da un ospedale all’altro, sempre amorevolmente assistito dalla moglie Jacqueline.

Nonostante tutto, però, Savio ha ancora lo spirito per continuare a comporre, e per gli Squallor lo fa ancora una volta. Nel 1994 esce CambiaMento, che sarà il loro primo disco ad uscire in CD, ma anche l’ultimo della loro carriera. Nell’impossibilità di cantare, Totò Savio chiamerà, per interpretare due brani, il grande Gigi Sabani.

Finisce qui la "favola" di un gruppo assolutamente sui generis a cui, forse, è mancato il coraggio di affrontare il pubblico, ma che può vantare il singolare record di non aver quasi mai avuto la necessità di promuovere i propri dischi. Restano, però, quelle canzoni – ma sì, chiamiamole pure canzoni – che, tra una risata e l’altra, ci hanno fatto spesso riflettere.

Il destino dei componenti della band sarà quanto mai crudele: Totò Savio non si riprenderà mai più dai suoi malanni, anzi: alla perdita della voce si aggiungerà una cirrosi epatica che, nel 2004, lo porterà alla tomba. Verrà dimenticato con troppa superficialità: bene fa la devota moglie Jacqueline a mantenere vivo il suo ricordo nel suo sito ufficiale. Nel 2010 morirà anche Elio Gariboldi, mentre nel 2012 ci lascerà anche Giancarlo Bigazzi: un’altra gravissima perdita per la nostra musica.

Nel 2010 Piero Chiambretti dedicherà praticamente un’intera puntata del suo Show al ricordo degli Squallor, invitando Ciro Ippolito ed Alfredo Cerruti, che, pur nascosto da un séparé, racconterà un po’ a modo suo la storia del gruppo, dimostrando che il suo graffiante humour, con il passare degli anni, è rimasto immutato. Gli Squallor, però, non torneranno mai più.

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