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I Pooh - Alessandra (1972) - Recensione


25 luglio 2011 ore 17:30   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 1032 persone  -  Visualizzazioni: 1705

I Pooh “nuovo corso” hanno ormai ingranato la quarta, ma il momento è delicato: l’organico è cambiato, e pertanto, è il caso di sedersi a tavolino per decidere per bene il da farsi.

Alessandra è infatti l’evidentissimo frutto di un’accorta ed accurata programmazione, il cui filo conduttore – cosa che, probabilmente, nella storia dei Pooh non si ripeterà più – è rappresentato dall’amore, visto in tutte le sue possibili forme.


Qualche tempo prima dell’uscita dell’album, il gruppo esce in avanscoperta con Noi due nel mondo e nell’anima, in cui fa la sua comparsa, per la prima volta, il moog. E’ tuttora una delle loro più celebri canzoni e forse una delle più belle, in cui il nuovo e il classico si fondono con grande efficacia.

A testimoniare la cura con cui il disco è stato preparato, la copertina del singolo che uscirà contemporaneamente ad Alessandra, Cosa si può dire di te?, mostra i quattro seduti a dialogare davanti ad un pianoforte, probabilmente insieme a Valerio Negrini e/o Giancarlo Lucariello. In copertina, la laconica scritta: “I POOH – Roby, Riccardo, Dody, Stefano”. E il titolo del brano? Da leggere sul disco. Il brano non bissa il successo di Noi due nel mondo e nell’anima, ma si muove bene comunque.

Ad un attento ascolto dell’album, è palese il salto di qualità fatto dai Pooh. Forse il disco non ha la stessa freschezza di Opera Prima, ma è sicuramente molto più maturo. I dettami di Lucariello sono stati rispettati quasi pedissequamente: tema dell’amore onnipresente ed imponente accompagnamento orchestrale – stavolta non c’è un solo pezzo senza orchestra - sempre curato dall’ottimo Gianfranco Monaldi. Il nome dell’album è quello della primogenita di Roby, appena nata, che diventerà in futuro un’eccellente stilista.

Il disco – che è piuttosto lungo – si apre con la bellissima La nostra età difficile, apologo delle problematiche amorose adolescenziali, e prosegue con Noi due nel mondo e nell’anima. Mio padre, una sera, è un’amara constatazione della difficoltà dei rapporti all’interno delle famiglie. Nascerò con te, pur se un po’ banalotta nel testo, è il risultato di uno straordinario impasto vocale, mentre Io, in una storia narra di un uomo usato da una donna unicamente per far ingelosire un fidanzato fedifrago. Col tempo, con l’età e nel vento è la terribile riflessione di una persona che è destinata ad essere sempre “uomo amato per metà”. Signora è la storia di un ragazzino sedotto da una donna matura, Cosa si può dire di te? È l’amaro epilogo di una storia d’amore alla rovescia, in cui è l’uomo a teorizzare l’astinenza per arrivare vergine al matrimonio, per poi rendersi conto che la sua lei, invece, è andata a letto col primo venuto. Segue la simpatica Via lei, via io, la noiosetta Donna al buio, bambina al sole, Quando una lei va via (non so perché, ma mi ricorda vagamente Innocenti evasioni di Battisti), e, dulcis in fundo, Alessandra, lungo brano forse autobiografico: lei è incinta, che fare? Ma sì, che questo fiore nasca per sbaglio o per amore non fa niente: resteremo insieme.

C’è forse qualche sdolcinatura di troppo, ma alzino la mano quelli che, a sentire le note di La nostra età difficile, per fare un esempio, non avvertano una fitta di nostalgia. Il suono è notevole, l’esecuzione curatissima, l’orchestrazione – anche se a volte un po’ troppo “presente” – sempre molto professionale. Rispetto a Valerio Negrini, Stefano D’Orazio assicura un drumming di ottimo livello, ma più soft (Negrini a volte sembrava d’impostazione rock). Un simile arrangiamento, però, finisce col penalizzare Dodi Battaglia, meno presente come solista, ma che comincia ad apparire come coautore delle musiche (Via lei, via io, Signora) e come autore esclusivo delle stesse (Io, in una storia).

Il successo è travolgente, ma, a conferma che per il quartetto è un periodo di grandi sconvolgimenti, tornano i problemi. Tra Riccardo Fogli e Patty Pravo nasce un’intensa storia d’amore che scatena una ridda di pettegolezzi a cui, evidentemente e per comune linea di condotta, il gruppo è poco incline. E lo sarà sempre. Sfido chiunque a poter descrivere, nei dettagli, la vita privata di ciascuno dei Pooh.

Se non ho capito male, il gruppo non gradiva le apparizioni della cantante durante i loro concerti, il clamore e le distrazioni che il fatto generava. E pertanto, Riccardo Fogli viene messo con le spalle al muro: o gestisci la tua storia d’amore in modo da non turbare la tranquillità del gruppo, o vai via. Fogli, che già aveva mal digerito il fatto di non essere più la voce solista principale dei Pooh, prende l’amara decisione di lasciare il gruppo.

Non ci è dato sapere quanto istinto primordiale ci sia stato nella decisione del bassista toscano. Ma, soprattutto, non ci è dato sapere se e quanto, col passare degli anni, si sia potuto pentire della decisione presa. Si puo’ solo immaginarlo; nonostante Fogli abbia, tutto sommato, successivamente avuto una carriera comunque non avara di soddisfazioni, culminata con la vittoria al Festival di Sanremo 1982 (Storie di tutti i giorni), immagino non sia stato semplice, per lui, assistere al cumulo di successi – e di universali apprezzamenti – dei propri ex compagni, senza pensare che, ancora oggi, avrebbe potuto godere lui stesso della serenità di un legame così inossidabile, e della fama che da esso deriva.

In più, com’è fatale che succeda nel mondo dello spettacolo, la storia d’amore con Patty Pravo ben presto finirà.

Curiosità: Alessandra è l’unico album dei Pooh in cui abbiano suonato, insieme, Riccardo Fogli e Stefano D’Orazio.

Per i Pooh, adesso, ricomincia la sequela di audizioni per trovare un nuovo bassista: l’unico componente rimasto del nucleo originario, ormai, è Roby Facchinetti.

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