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I Pooh - Forse Ancora Poesia (1975) - Recensione


16 ottobre 2011 ore 01:00   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 545 persone  -  Visualizzazioni: 956

Un po’ del nostro tempo migliore è stato un disco forse un po’ troppo insolito per i fan dei Pooh, e al di là dell’estrema cura degli arrangiamenti e dell’esecuzione, sotto l’aspetto strettamente commerciale si è rivelato un mezzo fiasco. Con ogni probabilità, dallo stesso fatto che dal LP non sia stato tratto alcun singolo è scaturita anche la difficoltà, per le neonate radio libere – non dimentichiamo che siamo negli anni ’70 – di diffondere i brani del disco. Ad esso è seguito un tour nei vari teatri d’Italia; in una di queste tappe, a novembre, i Pooh si fermano nella mia città, ed io vado ad assistere al concerto. Sarà la prima e l’ultima volta che assisterò ad un loro concerto dal vivo.

Durante il concerto, il gruppo anticipa alcuni dei pezzi che faranno parte del loro nuovo album, Forse ancora poesia, che uscirà appena sei mesi dopo il lavoro precedente. In verità, il disco è stato preceduto, stavolta, da un singolo, Ninna nanna, che avrà, al contrario di ciò a cui il gruppo ci aveva abituati, tiepidi riscontri quanto a vendite. Il B-side, E’ bello riaverti, sembra inciso in un garage con un mangiacassette portatile; prova ne sia il fatto che, in seguito, il brano verrà reinciso in una versione questa volta decisamente più ascoltabile; comunque, non verrà pubblicato nel nuovo album.


Può darsi che i Pooh avessero già diverso materiale da parte, ma a mio avviso, più probabilmente, il loro intendimento era quello di recuperare parte del terreno perduto con Un po’ del nostro tempo migliore. Ma l’effetto sperato non verrà raggiunto.

Forse ancora poesia è un album non negativo, ma piuttosto anonimo anche se, alla distanza, verrà comunque apprezzato per alcune canzoni. Persino la copertina non è un granché.

Come di consueto, è presente l’accompagnamento orchestrale di Gianfranco Monaldi: i Pooh proprio non riescono a convincere il produttore Giancarlo Lucariello che con i loro strumenti – e la loro abilità tecnica – potrebbero tranquillamente supplire all’assenza degli archi. Però, almeno stavolta, gli interventi orchestrali sono abbastanza più radi del solito. Così, il disco si trascina un po’ stancamente: un uomo corre in auto perché la propria donna sta per partorire (Corri, corri), un uomo si sveglia contemplando la propria amata (Ninna nanna); un altro tenta di ascoltare la propria voce interiore che vorrebbe indurlo a dare una sferzata alla sua unione e a riprendere a considerare la propria compagna come una donna (Quel tanto in più, forse il miglior brano dell’album). Chiude il lato A l’eccellente brano strumentale Quinta stagione, una boccata d’aria fresca con un ottimo assolo di chitarra di Dodi Battaglia.

Il lato B si apre con Cara bellissima, uno dei pezzi più apprezzati dal pubblico anche anni dopo la sua pubblicazione; la strana Peter Jr, in cui una coppia non si sente libera di “esprimersi” a causa della presenza di un bambino; l’anonima Un posto sulla strada, la gradevole Rock and roll e la tremenda, strumentale Forse ancora poesia, trionfo del kitsch, decisamente il peggior momento dell’album.

Curiosità: in questo disco troviamo il primo brano dei Pooh scritto sin dall’origine in lingua inglese (Wild track); è una simpatica ballata in stile country. Per quanto ne so, è anche l’ultimo, se vogliamo escludere l’infausto esperimento di Hurricane (1980, da dimenticare in fretta).

Il disco, manco a dirlo, sarà un altro mezzo flop, e i Pooh, che sono dei musicisti terribilmente seri ed assai lungimiranti, capiscono che è il momento di cambiare rotta e di bastare a sé stessi. Pertanto, interrompono il sodalizio con Giancarlo Lucariello e, dal prossimo lavoro, si produrranno da soli, riducendo altresì progressivamente l’apporto dell’orchestra.

E’ inutile ricordare che abbiamo a che fare con veri professionisti e con persone di rara intelligenza; pertanto, i Pooh non dimenticheranno mai che devono a Lucariello una non trascurabile parte del loro successo, ragion per cui i rapporti tra i quattro – anzi, cinque – artisti e il loro ex produttore rimarranno sempre eccellenti.

La carriera di Giancarlo Lucariello non si fermerà certo qui; il produttore napoletano continuerà a lavorare anche per altri artisti (per fare un esempio, Marcella Bella ed Alice). Per i Pooh, invece, si aprono nuovi orizzonti.

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