Il Web è pieno di giornali, riviste e giornalisti.
Noi di Paid To Write siamo convinti che TU possa fare meglio di loro.
partecipa al nostro progetto

I Pooh - Parsifal (1973) - Recensione


30 luglio 2011 ore 00:26   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 571 persone  -  Visualizzazioni: 1052

“Ci risiamo”, avranno pensato i tre Pooh rimasti dopo la defezione di Riccardo Fogli. Dopo meno di un anno, eccoli di nuovo lì a fare provini per trovare un nuovo bassista. E alla fine lo trovano nel trevigiano Bruno Canzian, in arte Red.

Red Canzian non è propriamente un novellino, dato che proviene dal gruppo progressive dei Capsicum Red, che si è appena sciolto dopo aver inciso alcuni singoli e l’interessante Appunti per un’idea fissa. Niente di trascendentale, intendiamoci; però il prodotto, che pesca un po’ qua e un po’ là nel mare del rock progressivo dell’epoca, ha una sua innegabile dignità.


Pare che Canzian, che nei Capsicum Red, in realtà, suonava le chitarre, si sia presentato alle selezioni con indosso un voluminoso pellicciotto bianco. Curiosità: Paolo Steffan, il bassista dei Capsicum Red, avrebbe tentato la fortuna, qualche anno dopo, insieme a Gianni Genova (ebbene sì, sto parlando del duo Genova & Steffan), incidendo alcuni dischi, prodotti guarda caso da Red Canzian, di carattere piuttosto melodico (altro che progressive…) neanche poi tanto male (Piano piano, E poi sì, Cosa farai di me?). Inoltre, Steffan è l’autore del logo che i Pooh utilizzano dal 1978.

Allora si parte, e con una formazione che rimarrà immutata per trentasei anni.
Per saggiare il terreno, il quartetto pubblica il 45 giri Io e te per altri giorni, brano non facilissimo da seguire per la frequente variazione del tema musicale e dotato del solito, coraggioso testo (due amanti che fuggono lasciando mariti, mogli e famiglie), nonché circondato dalla solita, imponente orchestrazione di Gianfranco Monaldi. Ciononostante, il singolo schizza immediatamente al primo posto nella Hit Parade di Lelio Luttazzi.

Il long-playing esce in concomitanza con un secondo singolo, Infiniti noi, molto sponsorizzato da Alto Gradimento, ma estremamente melenso, troppo lungo e comunque assai inferiore ad Io e te per altri giorni.

Parsifal, in realtà, è un’opera molto ambiziosa, dedicata al mitico cavaliere del Graal (ne è testimone la copertina, in cui i Pooh indossano abiti dell’epoca). Curiosità: io e mio fratello lo acquistammo appena uscì, pagandolo la stratosferica somma di 3.700 lire (circa due euro…).

L’esordio è dei più promettenti: L’anno, il posto, l’ora parla di un pilota che, prima di schiantarsi col proprio aereo nei ghiacci dell’Artide, vede passare in rassegna davanti a sé tutta la propria vita e i propri affetti. In Solo cari ricordi (primo brano dei Pooh cantato da Red) il protagonista si accorge di essersi liberato definitivamente dal ricordo di un amore passato solo dopo essere stato nell’appartamento che una volta era la sua alcova. Dopo Io e te per altri giorni, La locanda, dove un amore finito viene salutato, con allegria estremamente apparente, a suon di bicchierini, e Lei e lei, che affronta il non banale tema dell’omosessualità femminile. Come si fa tratta del classico tema lui-lei-l’amico, Infiniti noi l’abbiamo già esaminata, poi Dialoghi e, infine, Parsifal, eccellente brano di dieci minuti, la cui seconda parte, interamente strumentale, è rivelatrice del grande talento del gruppo, ma, soprattutto, della sopraffina tecnica chitarristica di Dodi Battaglia, considerato a lungo, e a giusta ragione, uno dei migliori chitarristi d’Europa.
L’arrangiamento, orchestra a parte, è ancora più accurato di Alessandra, ma questa volta sono gli strumenti, in bella evidenza, a recitare la parte del primo attore.

Parsifal, in conclusione, prodotto come di consueto da Giancarlo Lucariello, è senza dubbio uno dei dischi musicalmente più validi dei Pooh (un altro, a mio avviso, è Rotolando Respirando) e li consacra come esecutori di prim’ordine. Adesso non li ferma davvero più nessuno.

Articolo scritto da zazatto - Vota questo autore su Facebook:
zazatto, autore dell'articolo I Pooh - Parsifal (1973) - Recensione
Fai conoscere ad altre persone questo articolo: condividi o promuovi questa notizia su Facebook e su tanti altri canali:
Condividi Questo Articolo!

 

Inserisci un Commento:

( ti consigliamo di effettuare il login per commentare più efficacemente )
Codice di Verifica:

ricarica il captcha

Per ragioni di sicurezza verrà registrato anche l'indirizzo IP del tuo computer

Seguici Su...


 
 
 
 
Diventa anche tu parte di
Paid To Write Clicca qui!
segui paid to write su facebook

Articoli Più Letti

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Articoli Più Votati

Cinema TV e Musica
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Paid To Write - Il Giornalista Sei Tu

Tutti i contenuti pubblicati su Paid To Write sono soggetti alla licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
È permesso riportare i nostri articoli ma solo se accompagnati da un backlink dofollow (senza cioè il tag nofollow) verso il nostro contenuto originale.
Paid To Write
Il Giornalista Sei Tu
© 2012 PI 00877530147
Paid To Write Network
Contattaci
Privacy
Disclaimer e Redazione