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Premiata Forneria Marconi - Storia Di Un Minuto (1972)


12 luglio 2011 ore 13:55   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 402 persone  -  Visualizzazioni: 805

Nel 1971 I Quelli, probabilmente, si rendono conto di essere giunti ad un bivio: o proseguire per la strada già da tempo tracciata, fatta di cover (La bambolina che fa no no no di Michel Polnareff, Per vivere insieme dei Turtles, Lacrime e pioggia degli Aphrodite’s child) e di collaborazioni (buona parte dei brani incisi da Lucio Battisti per la Ricordi sono suonati da loro), oppure passare più decisamente al rock progressivo. Benedetta fu quest’ultima scelta.

In una fase intermedia acquisiscono il nome di Krel (qualcosa a che vedere con la popolazione aliena del film Il pianeta proibito di F. M. Wilcox?), ma evidentemente non è ancora il momento propizio.


Lasciano pertanto la Ricordi ed approdano alla Numero Uno di Battisti e Mogol; una volta stabilita la linea musicale, bisogna trovare il nome giusto. Lo trovano nella ragione sociale di una panetteria di Chiari: PREMIATA FORNERIA MARCONI. L’idea di un nome così lungo verrà – o era già stata - utilizzata da una miriade di altri gruppi progressive; basti pensare al Banco del Mutuo Soccorso, il Rovescio della Medaglia, Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, e chissà quanti altri. E’ innovativa anche la formazione, che comprende, oltre ai canonici basso-chitarra-tastiera-batteria, anche un eccellente polistrumentista, che nella PFM suonerà quasi esclusivamente fiati ed archi: Mauro Pagani.

Il gruppo si fa le ossa aprendo i concerti italiani dei maggiori gruppi rock dell’epoca: King Crimson, Yes, Gentle Giant, che influenzeranno non poco il loro modo di scrivere e suonare.

Giunge così il momento di uscire sul mercato; il loro primo 45 giri, lanciato alla fine del 1971, riscuote un immediato quanto straordinario successo: è IMPRESSIONI DI SETTEMBRE, alla cui stesura dei testi collabora anche nientepopodimenoché Mogol. Forse sulla scena musicale italiana non si era mai sentito un brano il cui ritornello fosse esclusivamente strumentale; per la prima volta, inoltre, viene fatto un massiccio uso del sintetizzatore. E’ pur vero che i primi ad utilizzarlo erano stati quelli dell’Equipe 84 (Una giornata al mare), ma qui lo strumento viene usato come solista per irrompere nel cervello con una mirabile cascata di suoni. Un’accurata promozione radiofonica funge da cassa risonanza.

All’epoca non esisteva ancora l’emittenza privata; pertanto, per la diffusione di un disco non c’era che “Mammarai”, che, in verità, non si faceva pregare per trasmettere musica (qualcuno si ricorda di Per voi giovani di Paolo Giaccio, Carlo Massarini, Mario Luzzatto Fegiz e tanti altri?), e, successivamente, il tam-tam (“hai sentito Impressioni di settembre?”. “L’ho comprato”. “Me lo presti?”. “Domani te lo porto a scuola”). Niente CD né MP3; c’era un disco di vinile che non emetteva scariche elettrostatiche solo se era nuovo, e dall’altra parte una musicassetta che dopo le prime 50 riproduzioni, regolarmente, si smagnetizzava.

Ma torniamo a noi: il gruppo entra in sala d’incisione e così prende forma STORIA DI UN MINUTO, uscito nei primi mesi del 1972.

La struttura del disco è quella tipica del concept album, anche se, al di là del fatto che i brani sono saldati gli uni agli altri – forse per mera ignoranza - non sono mai riuscito a cogliere collegamenti concettuali tra i vari pezzi. Le sonorità piuttosto cupe mi hanno sempre dato l’impressione di una registrazione fatta sì in studio, ma dal vivo; inoltre, perché non si smentisca l’originalità del gruppo, l’album presenta una diversa, più lunga versione sia di IMPRESSIONI DI SETTEMBRE, sia de LA CARROZZA DI HANS (b-side del 45 giri). Com’era prevedibile, è abbondante l’uso del Moog, che però è spesso affiancato dall’indimenticabile Mellotron 400. A parte Giorgio Piazza, tutti i componenti del gruppo danno il loro contributo vocale; probabilmente comincia già da ora a nascere, nel gruppo, l’idea di acquisire una voce solista “vera”. Oltre ai brani già citati e alla lunga performance di “Dove…quando”, vi sono “Grazie davvero”, registrata con un imponente contributo orchestrale, e, last but not least, “E’ festa”, splendida marcia quasi esclusivamente strumentale, che, in occasione della promozione della musica della PFM oltre i confini italiani, sarebbe diventata, con diverse modifiche, la mitica “Celebration”.
Le atmosfere sono affascinanti e l’uso e il dosaggio dei vari strumenti è perfetto, indice di un’attenzione pressoché maniacale per la cura dei particolari. I virtuosismi si sprecano, ma senza mai cadere nel banale effettismo.

Manco a dirlo, l’album ottiene un grandissimo successo; il gruppo comincia a dominare la scena musicale italiana; i giovani, finalmente, hanno la possibilità di cantare “qualcosa di buono” anche in lingua nostrana.
L’impulso creativo del gruppo è tale che, verso la fine dello stesso anno, è già pronto un altro album. Ma questa è un’altra storia. Del minuto successivo…

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