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Recensione Del Film Sully


31 marzo 2017 ore 21:06   di 2tredici  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 308 persone  -  Visualizzazioni: 334

Un disastro aereo che poi si rivela essere soltanto un mezzo disastro (o forse anche meno); un Comandante che diventa un eroe popolare ma che poi deve subire un'inchiesta nel corso della quale vengono messe in discussione le sue scelte; un'eccellente fotografia che vede protagonista New York in (gelida) versione invernale; un maestoso fiume Hudson che diventa pista di atterraggio per un Airbus; attimi di giusta tensione quando l'aereo, a motori spenti, viene condotto a posarsi più o meno dolcemente sull'acqua: tutto questo è contenuto nel film "Sully".

Il titolo deriva dal vezzeggiativo con il quale viene chiamato dagli amici il Comandante dell'aereo, Chesley Sullenberger, e la trama altro non è che la storia vera del volo US AIRWAYS 1549 del 15 gennaio 2009 che, partito dall'aeroporto La Guardia di New York per raggiungere Charlotte, fu costretto ad un ammaraggio di fortuna sul fiume Hudson subito dopo il decollo: lo scontro con uno stormo di uccelli aveva infatti messo fuori uso le turbine di entrambi i motori.


Il fatto ebbe grande risonanza mediatica e dunque la vicenda è nota. Il Comandante dell'aereo, con una manovra tanto abile quanto inaspettata ed audace, anzichè seguire i consigli del controllore di volo che lo esorta, dopo il guasto alle turbine, a raggiungere gli aeroporti più vicini, decide di planare a motori spenti sulle gelide acque dell'Hudson e, così facendo, salva la vita di tutte le persone a bordo.

Scelta azzeccata, perchè l'aereo non avrebbe potuto raggiungere alcun aeroporto e dunque Sullenberger diventa un eroe anche se non per tutti. La compagnia aerea e le autorità di vigilanza sulla sicurezza dei voli mettono infatti in dubbio la bontà della sua scelta (che comunque ha portato molta pubblicità negativa) e lo sottopongono ad un procedimento volto ad accertare eventuali sue responsabilità. Tutto poi finisce bene quando, simulando il volo nel corso dell'inchiesta, viene dimostrato che, se Sullenberger avesse seguito il consiglio della torre di controllo, l'aereo si sarebbe schiantato sugli edifici di New York o del New Jersey.

Il film segue fedelmente i fatti di cronaca sotto la regia solida e asciutta di Clint Eastwood. Non memorabile la prestazione di Tom Hanks nei panni del Comandante Sullenberger: dà l’impressione di fare il proprio compitino e nulla più. Un poco meglio, invece, forse anche grazie ad un paio di battute azzeccate, Aaron Eckahart, che interpreta il Primo Ufficiale di bordo il quale, tra l’altro, si rende protagonista di un episodio se vogliamo inquietante per coloro che volano come passeggeri: quando i motori dell’aereo si spengono, si mette a leggere il manuale sul funzionamento del velivolo, come farebbe un automobilista qualsiasi quando l’auto ha qualcosa che non va.

Di pregio, per la tensione imperante, le scene relative agli attimi che precedono l’impatto con le acque del fiume, così come quelle che raccontano l’evacuazione dall’aereo, con gli scivoli utilizzati alla stregua di improvvisate zattere di salvataggio e con le ali piene di passeggeri raggelati dal clima invernale di New York.

Antipatico in giusta misura il personaggio che, nel corso dell’inchiesta, vuole a tutti i costi incastrare Sullenberger. Bello il cameo finale quando compaiono il "vero" Comandante Sullenberger, il "vero" equipaggio ed i "veri" passeggeri a rievocare, tutti insieme, la tragedia sfiorata.

Un film, in conclusione, che si fa apprezzare soprattutto per la regia, un po’ meno per la recitazione degli attori.

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