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Shame, La Recensione Del Film Con Michael Fassbender


27 gennaio 2012 ore 07:03   di Michael73  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 457 persone  -  Visualizzazioni: 840

Non fatevi distrarre dai pruriginosi commenti sulle scene di nudo integrale del protagonista o fuorviare dalla patologia che nel film si descrive: la dipendenza dal sesso. Shame, diretto dal regista inglese Steve McQueen, uno dei film più apprezzati dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia, è una pellicola dolorosa e profondamente attuale che merita ben altro tipo di approcci e considerazioni.

Il film scandaglia la vita di Brandon Sullivan (un Michael Fassbender straordinario, premiato a Venezia con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile), un giovane e rampante professionista della Grande Mela, benestante e di bell'aspetto, che avrebbe tutto per essere soddisfatto, almeno sulla carta. Un buon lavoro, una casa alla moda, la libertà di condurre la propria vita di single nella direzione che desidera. Ma che soddisfatto non lo è. Perché non può. La sua ossessione per il sesso prende forme diverse - rapporti occasionali, a pagamento, pornografia - ma il risultato è sempre il medesimo: nel soddisfare le proprie pulsioni compulsive non c'è, per l'uomo, alcuna gioia liberatoria, ma solo la disperazione più cupa, che scivola verso i sentieri più impraticabili e oscuri della vergogna e dell'incapacità a risollevarsi.


Nella società che ha assunto l'apparenza come chiave di lettura privilegiata del reale, Brandon è un uomo avvenente e di successo. Ma dietro la "maschera" che porta addosso, c'è l'impossibilità di condurre un'esistenza pacificata con se stesso e soprattutto di instaurare un legame affettivo con una donna. Perché per Brandon la dimensione emotiva non trova spazio. Per lui c'è solo il sesso, che può praticare rigorosamente solo senza amore.

In questo contesto, l'arrivo inaspettato della sorella minore Sissy (Carey Mulligan) a New York, che invade l'appartamento del fratello, diventa causa scatenante della rottura dell'equilibrio di Brandon.
Privato dei suoi spazi e della sua intimità "malata", il protagonista vede con terrore la sorella - problematica e fragile quanto, se non più di lui - tentare di riavvicinarsi, cercando di riannodare le file di un legame minato da un passato turbolento che il film non vela mai.

Shame, La Recensione Del Film Con Michael Fassbender

Se in Hunger, l'acclamata opera prima del video artista inglese sempre interpretata da Fassbender, il corpo assurgeva a strumento di lotta politica e simbolico viatico di libertà, in Shame si applica il percorso opposto: la metafora del corpo-prigione dell'animo. L'algida fotografia, le scenografie rappresentanti una New York inedita (espressa efficacemente dalla versione di New York, New York interpretata da Carey Mulligan in una delle scene più commoventi del film ) nella sua livida tristezza e i movimenti di macchina, veicolano efficacemente il senso di vuoto, l'alienazione e il malessere dell'uomo contemporaneo, pur nella sua condizione di apparente benessere.

Non è un film perfetto Shame - forse un po' forzato nel rimandare a tutti i costi a un background traumatico per i due personaggi - ma ha il pregio di non essere consolatorio e banale. È un'opera potente che permette un'amara riflessione sui tempi che viviamo.

Articolo scritto da Michael73 - Vota questo autore su Facebook:
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Commenti

 

film interessante ed ottima recensione. 5 stelle.

Inserito 27 gennaio 2012 ore 09:02
 

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