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Steve Vai - Passion And Warfare


19 giugno 2011 ore 18:33   di timeblock  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 375 persone  -  Visualizzazioni: 747

Parlare di chitarra moderna rock/metal senza fare i conti con Steve Vai è un sacrilegio. Di chitarristi bravi tecnicamente e stilisticamente ce ne sono a pacchi nel mondo dell’heavy metal, ma Vai è OLTRE. Vai è dotato di una tecnica chitarristica allucinante, di un grande talento compositivo (e di questo il “colpevole” sicuramente è stato il grande Frank Zappa, che ebbe la fortuna di prevedere il grande talento di Vai, ed aiutandolo a sfondare nel campo musicale), e di un’inventiva fuori dal comune; di lui si potrebbe dire tutto, tranne che negli anni non ha avuto la capacità di rinnovarsi, oppure che i brani si assomigliano; per contro, alcune delle sue trovate possono risultare di difficile interpretazione ad orecchie inesperte, oppure per chi non ama i “voli” Zappiani.

Passion & Warfare rappresenta il primo successo da solista di Vai; è il successore di “Flexable”, disco del 1984, forse penalizzato dalla scarsissima distribuzione e dalla produzione decisamente economica (lo registrò nel garage di casa sua, con mezzi “di fortuna”…); in questo album troviamo dei brani che hanno messo in risalto agli occhi del mondo il “Little italian virtuoso”, come era solito chiamarlo il grande Zappa; si inizia con “Liberty”, maestosa song di apertura con un tema davvero orecchiabile, gradevole ma non eccezionale, quasi un “antipasto” alla successiva “Erotic nightmares”, brano rock con un suono di chitarra davvero potente, dove il nostro finalmente può sfoggiare gran parte delle sue tecniche, in particolar modo quelle di leva, campo nel quale Vai non credo abbia rivali… non facciamo in tempo a riprenderci, che arrivano “The animal” e “Answers”, dove Chris Frazier alla batteria può scatenarsi a piacimento, mentre Vai manda in pezzi un altro paio di chitarre, torturandole sempre più crudelmente per creare suoni provenienti da altri pianeti.


La successiva “The riddle” sembra voler offrire un attimo di riposo, ma è un falso presagio, smentito da Vai, che ci regala un’altra chicca chitarristica, giocando con leva e armonici, tapping, legati e plettrate supersoniche. Forse un momento di calma si ha con “Ballerina 12/24”, dove il nostro gioca con l’armonizzatore ed il delay per un effetto tipo carillon, davvero particolare… poi si sentono dei respiri profondi, e parte “For the love of God”, (titolo autocelebrativo? =) ), sicuramente il brano più conosciuto; Vai introduce il bellissimo tema sostenuto da un arpeggio di sitar, che lentamente va crescendo, permettendo al Guru delle sei/sette corde di partire con un assolo spettacolare infarcito di scale cromatiche plettrate a velocità spaventosa… spettacolo puro.
Il brano successivo “The audience is listening” inizia con un esperimento di riproduzione della voce umana per mezzo della chitarra, ed il risultato è decisamente convincente; il brano assomiglia molto alla Vanhaleniana “Hot for teacher”, anche per quanto riguarda il modo di suonare, rimanendo comunque personalissima.

Si continua con il brano utilizzato per il primo esilarantissimo video tratto dall’album, “I would love to”; brano carino, abbastanza commerciale, forse per questo la scelta più ovvia; seguono “Blue powder”, “Greasy kid’s stuff” ed “Alien water kiss”; il primo è un brano che parte da sonorità blues, per poi trasformarsi in qualcosa di indefinibile per quanto riguarda un singolo genere musicale; il secondo è uno strumentale abbastanza movimentato, con tempo composto, dove il basso di Stuart Hamm esce dai bassifondi e diventa parte integrante del brano; il terzo è… suoni (o rumori) fatti con la chitarra… degna di nota è la successiva “Sisters”, una ballad con chitarra arpeggiata dal sapore misto tra un Hendrix ed un Metheny, molto, molto bella.
Il disco si conclude con “Love secrets”, che più che un brano io definirei un esperimento chitarristico, dove Steve Vai cerca di esplorare territori sconosciuti; a tratti risulta quasi inascoltabile, ma le sonorità ottenute sono decisamente mai sentite!
Concludendo, “Passion & warfare” è un disco che rappresenta una pietra miliare del chitarrismo solistico rock/metal; si può detestare il genere, ma non si può ignorare un artista del calibro di Vai; assolutamente da ascoltare, anche per capire di cosa può essere capace una chitarra nelle mani di un pazzo!

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