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Stewart Copeland A Molfetta


27 giugno 2011 ore 02:08   di vivianasiragusa  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 589 persone  -  Visualizzazioni: 1161

Molfetta, 26 giugno 2011 – Notte bianca di mare, musica e allegria ieri notte a Molfetta. “Strange things happen” avvertivano i manifesti e strane cose si attendevano: un mito della musica inglese Stewart Copeland, il fondatore dei Police in esibizione a Molfetta, provincia di Bari, in piazza, per tutti. Bello da non credere.

L’attesa è iniziata nel pomeriggio: si girava per le piazze e le vie intorno al porto. Il vento fortissimo, libeccio levantino chissà dominava su tutto. Sembrava venuto a spazzar via il caldo e il desiderio di nulla e di immobilità che il caldo porta con sé. Sprigionava nuova energia: arriverà a volo sulle ali del vento veniva da chiedersi … e intanto ci si faceva cullare dal paesaggio dolcissimo di quella zona molfettese. Le luci e le musichette delle giostre, i colori del mercatino degli ambulanti, le navi all’ancoraggio che dondolavano allegramente spinte dal vento e dalle onde. Vicino alle due torri campanarie del duomo di San Corrado i marosi davano il meglio: le onde contro l’ostacolo del molo si innalzavano alte, come muro d’acqua, come gioco d’acqua festoso; la calma dei marinai in bianco della Capitaneria rassicurava. Anche il mare fa festa.
In giro per le stradine si dava vita ai vari eventi: trampolieri e giocolieri sulla destra. Battaglie di cuscini sulla sinistra. Filmografia e libro sui Police nella piazzetta. Tutto carino, tutto simpatico, ma si attende altro.


Si tengono d’occhio i palchetti montati in giro per le band di supporto, ma il palco grande, in Corso Dante è al centro delle attenzioni. Verso le venti, qualcuno prova gli strumenti: i musicisti che accompagnano le band in tour e qualcuno degli ospiti della serata. Tutto promette bene. Ristoranti, pizzerie, rosticcerie e gelaterie cominciano a riempirsi di clienti. Alle famiglie a caccia di fresco che di solito animano le serate estive delle piazze pugliesi (signore tutte ornamenti e pettegolezzi del tipo “guarda com’è vestita quella”) cominciano ad aggiungersi sempre più numerosi giovani e meno giovani dai sedici anni a quelli che hanno passato la cinquantina che evidentemente sono lì per l’evento. Di minuto in minuto la fauna del viale cambia. Non si sente parlare d’altro: quella volta che ero lì quando hanno suonato… lo sai che e giù particolari aneddoti su vita e opere dell’ospite illustre.
Sono le dieci di sera, la piazza è piena, corso Dante pure, il vento rinforza, chi è lì da ore comincia a fremere. Alle undici il palco si illumina, boato di gioia, arrivano: seduti in quattro: Vittorio Cosma della Pfm (organizzatore dell’evento), giornalista, traduttore e Stewart Copeland in persona presentano il libro del musicista. Ha lo stesso titolo del tour “Strange things happen”. Lui magrissimo, braccia e gambe lunghissime, di tanto in tanto le agita dinoccolato e spara sul pubblico, adorante, le sue parole in inglese: è evidente che l’intermediazione del traduttore è tollerata a mala pena, cerca un contatto diretto. “Il libro è grande – dice con un sorriso di autoironia – vi troverete le mie esperienze personali, anche quelle vissute qui in Puglia, alla notte della Taranta di Melpignano, dove c’è una musica speciale che on è rock, non è reggae è la musica della Puglia. Ma sicuramente ciò che vi interesserà di più è la storia dei Police che troverete alla fine del libro”.

Stewart Copeland A Molfetta

Quindi la musica, quella che tutti attendevano: pulita, potente, ma anche piacevole, ballabile. Quindici venti brani, molti dei Police, scelti tra quelli meno noti, quelli più strumentali, quelli dove Copeland può dare il meglio di sé. Talvolta in parte riarrangiati, reinventati per l’occasione, magari a blandire un po’ il pubblico pugliese, con melodie e ritornelli che vengono dalla tradizione musicale locale, ma sono quelli della grande band che tutti ricordano. I compagni musicanti radunati da Copeland non sono male: a Vittorio Cosma si sono aggiunti la guizzante chitarra di Cesare mac Petricich, il basso di Armand Sabal Lecco e le voci del romagnolo John De Leo e del siciliano Mario Venuti e altri ancora.

Stewart Copeland A Molfetta

Ma il cuore della musica è tutto suo. Dietro la batteria Tama troneggia Copeland, con braccia e gambe che sembrano diventate ancora più lunghe, guanti, bandana e maglietta e a volte anche asciugamano chiaro sulle spalle che mettono ancora più in evidenza il caschetto di capelli bianchi che con il loro colore sono forse l’unico segno degli anni passati. Le bacchette volano sullo strumento, caspita che musica.. Un’ora di pure note, nella piazza e nel corso la gente balla e canta, si diffonde allegria e energia. Poi la band si ritira, si richiede il bis di rito, la band ritorna e l’ospite Copeland è allegro e rilassato come non mai, come ad una serata fra amici, contento più degli spettatori, come gli spettatori: “We play it again ? okay”. Ultimi pezzi e buonanotte a tutti.

Stewart Copeland A Molfetta

Ultimo brivido: uno dei roader lancia sul pubblico le bacchette usate da Copeland, ooooh, qualcuno le ha prese, che fortunato e via nella notte. I più nottambuli tireranno tardi ancora con gli altri eventi, tanti di questa memorabile notte bianca, gli altri si avviano verso casa, soddisfatti.

Viviana Siragusa

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