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Uriah Heep - Return To Fantasy (1975) - Recensione


11 ottobre 2011 ore 13:51   di zazatto  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 407 persone  -  Visualizzazioni: 836

All’epoca, Internet era pura fantascienza. Non si poteva nemmeno immaginarne l’esistenza. Le notizie, certe notizie, specialmente, arrivavano col tam-tam. Una di queste, un giorno, a scuola, fu più o meno: “Sai che bassista hanno preso gli Uriah Heep? John Wetton!”. Scandalo. Sì, perché un artista come lui, proveniente dai Family e che aveva inciso ben tre dischi con i King Crimson, considerato estremamente impegnato, giammai poteva immischiarsi con gli UH, mai amati dai soloni della critica. Doveva esserci sotto qualcosa…

Perciò, non riuscendo a spiegarsi il perché di una simile ignominia, si andò a pescare nel torbido. Ecco qua la risposta: essendo un membro “stipendiato”, John Wetton ha accettato di suonare con gli Heep solo per denaro. Mercenario.


Tutto è stato chiarito proprio da Wetton moltissimi anni dopo. Il bassista è semplicemente stanco delle cervellotiche partiture e degli sperimentalismi dei King Crimson; accetta, pertanto, con entusiasmo l’offerta degli Uriah Heep, che gli consentirà, come egli stesso avrebbe detto, di rinfrescarsi e di suonare un po’ di onesto hard rock in quello che, tutto sommato, sarebbe risultato uno dei periodi più spensierati della propria vita professionale. Del resto, i Roxy Music, che dopo lo avrebbero comunque avuto come session-man, gli avevano offerto la stessa cifra, se non una superiore.

Ciò premesso, obiettivamente bisogna ammettere che Wetton è un fior di artista; è uno strumentista di basso di prim’ordine, è un raffinato compositore, suona le tastiere e, last but not least, ha anche una splendida voce. Pertanto, se la “cacciata” di Gary Thain è stata devastante per la sintonia che il gruppo aveva finalmente raggiunto dopo tanto peregrinare, non si può certo dire che l’arrivo di Wetton non possa essere considerato un valore aggiunto. Purtroppo, però, è palese che quell’alchimia che si era stabilita con Thain non tornerà mai più.

Eppure, Return to fantasy, in tutta onestà, è tutt’altro che un brutto disco. Tra l’altro, pur mantenendo, tutto sommato, le caratteristiche del cosiddetto “heepsound”, è un’opera diversa dal solito. Sarà forse per la fattiva presenza di Wetton, RTF è un disco – se pure non allo stesso livello di precedenti capolavori – piuttosto raffinato, di ascolto non complicato e che scivola piacevolmente per almeno due terzi. Inoltre, e non so se è un caso, coincide con il ritorno agli storici Landsdowne Studios, dove il gruppo aveva inciso i primi cinque storici album. Le sonorità sono più ricercate, probabilmente per catturare una più ampia fascia di pubblico, ed anche la promozione dell’album stavolta funziona, se è vero che risulterà il disco meglio piazzato di sempre (7° posto) degli UH nella hit-parade inglese.

Ken Hensley, questa volta, entra nella composizione di tutti i brani, anche se soltanto due sono composti da lui sia per le parole, sia per la musica, mentre la title-track è stata scritta insieme a David Byron. Tutti gli altri sono composti dal gruppo, senza però la collaborazione di Wetton.

Del lato A non c’è da buttar via nulla: la splendida Return to fantasy, caratterizzata da un abbondante uso del sintetizzatore, è un piccolo capolavoro di grande atmosfera, ma sotto quest’aspetto non scherzano neanche Shady lady e Beautiful dreams, mentre Devil’s Daughter è molto più rock, con una fenomenale parte ritmica.

Il lato B è meno valido: spiccano Prima donna, con la collaborazione di Mel Collins ai fiati, Your turn to remember e Showdown. Il resto è così così. Il disco venderà molto bene – del resto, l’arrivo di John Wetton ha suscitato molta curiosità – e il gruppo sembra riuscire a reggere ancora discretamente; Wetton – che suonerà anche il mellotron in A year or a day - fa diligentemente la sua parte e il suo basso è comunque una presenza decisamente significativa. Però, sotto sotto, s’intuisce che qualcosa non funziona più come dovrebbe. I contrasti all’interno del gruppo crescono; se è vero che Hensley, dopo aver verificato lo stato in cui si è ridotto Gary Thain – che morirà pochi mesi dopo aver visto uscire questo disco, il disco dei “suoi” Uriah Heep – comincerà a smettere di assumere cocaina, è pur vero che Byron, invece, continuerà imperterrito ad intossicarsi di alcool, in particolar modo di una notissima marca di whisky, generando non pochi problemi, specie in occasione dei concerti, alla band. I contrasti con Gerry Bron, inoltre, si acuiranno al punto che Return to fantasy sarà anche l’ultimo album da lui prodotto. Un’era sta per chiudersi.

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