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Uriah Heep - Very 'eavy... Very 'umble


19 giugno 2011 ore 18:28   di timeblock  
Categoria Cinema TV e Musica  -  Letto da 384 persone  -  Visualizzazioni: 779

Ci sono gruppi che hanno fatto la storia del rock, ma che per tutta una serie di circostanze non sono riusciti ad avere tutto il successo che avrebbero meritato; è il classico esempio degli Uriah Heep, classico gruppo nato negli anni '70, ma dotato di elementi che avrebbero influenzato centinaia di gruppi Epic/Power metal; ad esempio Kai Hansen, chitarrista, cantante e membro fondatore dei Gamma Ray, in un'intervista disse che gli Uriah Heep erano “proto-power”, ed incluse in due album della sua band altrettante covers degli heep, nello specifico la meravigliosa “Return to fantasy” (contenuta nello spettacolare “Somewhere out in space” - andate a leggere il roots!), e “Look at yourself”, nell'album “Heading for tomorrow”.

“Very 'eavy...very umble“, primo album della band, quando uscì non fu ben giudicato dalla critica, specialmente quella oltre oceano; rimasto nella storia degli “addetti ai lavori” la frase scritta da Melissa Mills, una redattrice della rivista “Rolling stone”: “Se questo gruppo sfonderà, io mi suiciderò”; che io sappia non si è suicidata... ma di sicuro ha portato una sfiga nera alla band, che nel corso della loro carriera (tra le altre cose molto lunga ed intrisa di ottimi albums) hanno avuto problemi di formazione, problemi con la tossicodipendenza, morti varie...


L'album inizia con “Gypsy”, vero monumento dell'hard rock... in questa song possiamo trovare davvero di tutto: da un caldo Hammond di Ken Hensley, al suono graffiante della chitarra di Mick Box, per arrivare alla voce di David Byron, che ci offre una prova davvero notevole... l'intermezzo più riflessivo e che dà spazio agli assoli di Hammond e chitarra offre dei richiami all'acid rock... tutto questo calderone contribuisce alla creazione di un capolavoro; effettivamente fu proprio grazie a questa song (unico singolo dell'album), che gli Uriah Heep uscirono dall'anonimato.
“Walking in your shadow”, “Lucy blues” e “Real turned on” offrono dei notevoli riff di chitarra, tipicamente influenzati dal blues e dal rock pentatonico dell'epoca, come analogamente accadeva ad altri gruppi come i Deep Purple ed i Led Zeppelin, tanto per citare due nomi famosissimi. In “Real turned on” troviamo anche una inusuale chitarra slide, suonata dal polistrumentista Hensley.

Nell'album troviamo anche momenti più calmi, come “Come away Melinda”, dove un flauto ed una chitarra acustica accompagnano la voce di byron per una ballata stupenda, che armonicamente trova delle soluzioni originali per l'epoca, come l'utilizzo degli accordi diminuiti e della scala minore armonica, chiaro retaggio della musica classica.
Gli elementi di epicità nei brani li ritroviamo specialmente nella parte iniziale di “Dream mare”, e in “I'll keep on trying”, dove i cori e le voci creano un intreccio davvero inquietante e solenne... un vero e proprio nutrimento per i gruppi che verranno!
La conclusione dell'album è affidata a “Wake up”, un brano davvero notevole dal punto di vista compositivo, che ricorda come sonorità i primissimi Genesis; in questo brano si intravedono anche sonorità Jazz/Fusion, a riprova del fatto che i musicisti in questione non erano assolutamente analfabeti del linguaggio musicale.

Personalmente ritengo che questo sia il classico esempio dei gruppi non troppo conosciuti che non dovrebbero assolutamente mancare nel bagaglio musicale di ogni metallaro/rockettaro che si rispetti: consigliatissimi agli amanti del rock anni '70 e dell'epic/power metal... per poter apprezzare meglio determinate sonorità, è opportuno sapere da dove si sono originate!

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